Storia
Eumachia, la donna più potente di Pompei
Pochi sono i nomi di donne dell’antichità di cui abbiamo notizia. Quello di Eumachia è uno che ci è giunto dalla città di Pompei.
Figlia di un produttore di anfore e mattoni, ereditò dal padre lo spirito imprenditoriale che la portò a diventare una delle personalità più influenti della città romana. Imprenditrice, sacerdotessa e benefattrice, Eumachia lasciò la sua impronta a Pompei nell’iscrizione che compare sul monumentale edificio pubblico che fece costruire nel foro: un simbolo del potere e dello status di questa donna straordinaria.
Un commerciante nata Eumachia, che visse tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., era figlia di Lucio, un importante produttore di anfore e mattoni. La giovane sposò un uomo molto ricco, proprietario di vaste terre e greggi di pecore negli Appennini lucani.
Grazie al suo capitale e alla sua capacità per la gestione degli affari, Eumachia avviò una prospera attività di lavorazione della lana che moltiplicò la sua fortuna e le conferì un ruolo di Mecenate di grandi progettiGrazie ai suoi affari nel settore laniero, Eumachia raggiunse una ricchezza e un potere insoliti per una donna della sua epoca. Divenne così un’importante mecenate, finanziando progetti pubblici di grande rilievo a Pompei.
Lo si può constatare ancora oggi nelle rovine della città, sepolta dalla lava nel 79 d.C. Nel foro romano spicca infatti un edificio monumentale fatto costruire per volontà di Eumachia.Il cosiddetto Edificio di Eumachia è infatti il più grande costruito accanto al foro pompeiano.
L’Edificio di Eumachia, costruito tra il 2 e il 3 d.C., era dedicato al culto di Augusto, manifestando così la sua adesione all’imperatore. Il modello di Livia Drusilla Il suo modello fu Livia Drusilla, moglie di Augusto, ammirata da molte donne dell’aristocrazia del tempo.
Eumachia si pettinava persino come Livia, come mostrano i ritratti scultorei conservati di questa donna pompeiana. Nell’antica Roma era assai raro che una donna promuovesse la costruzione di un edificio pubblico.
Qui lo sappiamo con certezza grazie all’iscrizione voluta dalla stessa Eumachia sull’ingresso: «Eumachia, figlia di Lucio, sacerdotessa pubblica, a nome suo e a nome del figlio Marco Numistrio Frontone, col suo denaro costruì e dedicò alla Concordia e alla Pietà Augusta, il calcidico, la cripta e i portici». L’edificio aveva pianta rettangolare e si distingueva per il grande portale decorato dell’ingresso principale.
Eumachia, sacerdotessa Le donne dell’età romana che, come Eumachia, potevano partecipare alla vita pubblica lo facevano principalmente in qualità di sacerdotesse pubbliche. Grazie a questo ruolo rafforzavano la propria posizione sociale e potevano patrocinare opere e monumenti che riflettevano il loro status e quello delle loro famiglie.
In cambio ricevevano grandi onori e benefici dalla comunità, sia in vita sia dopo la morte, sotto forma di commemorazioni. Così avvenne anche per Eumachia: i fullones, i lavoratori addetti alla lavorazione della lana, le dedicarono una statua con il capo velato.
Una copia della statua è visibile in una nicchia della cripta posteriore dell’edificio. Il mausoleo di Porta Nocera Un altro simbolo dell’importanza di Eumachia è la sua tomba, situata nella necropoli di Porta Nocera.
È la tomba più grande di Pompei e riflette la fama e il prestigio di cui godette in vita. Il sepolcro aveva una forma semicircolare, ispirata ai nymphaea o alle facciate scenografiche dei teatri, con un ordine superiore dotato di nicchie destinate ad accogliere statue.
Sulla facciata sinistra dell’ingresso è inciso il nome di Eumachia con l’iscrizione sibi et suis, che indicava come il mausoleo fosse dedicato a lei stessa e alla sua famiglia.