Storia
Foto del giorno: profondità glaciali
Fotografia di Philippe Bourseiller, Groenlandia, 1992. Una spedizione scientifica-esplorativa francese esplora le profondità glaciali della Groenlandia.
La spedizione del ’92, seguita attentamente dal fotografo transalpino, fu di eccezionale importanza per una molteplicità di aspetti che vorrei approfondire qui di seguito, assieme a voi. Quando Philippe Bourseiller raggiunse la Groenlandia con la spedizione Inlandsis (dallo svedese “Inland”, “entroterra” e “Is”, “ghiaccio”) del 1992, capì subito che non si trattava di un viaggio come gli altri.
Lì, su quella distesa immobile di ghiaccio, il silenzio sembrava avere un peso fisico. Al centro di questa avventura c’era Janot Lamberton.
Un uomo abituato ai luoghi dove il ghiaccio non è più una semplice superficie ma un vero e proprio mondo verticale. Verticalità che, a volerci far caso, è ricercatissima nella documentazione fotografica di Bourseiller.
La spedizione gli aveva affidato un compito che oggi suona quasi irreale. Quello di calarsi dentro un moulin, una di quelle voragini blu che l’acqua scava nella calotta durante l’estate, e spingersi più in profondità di chiunque prima di lui.
La scene che Bourseiller fotografò raccontano più di qualsiasi parola. In una si può notare Lamberton sospeso nel vuoto, con la corda tesa e un blu compatto tutto attorno.
L’occhio può ingannare e suggerire al cervello che si tratti di una pittura. No, è solo ghiaccio vecchio di secoli, se non di millenni.
Scendendo metro dopo metro, cambiava anche la tonalità della parete: dall’azzurro pallido della superficie al blu scurissimo delle profondità, quasi violaceo. Ogni strato era un frammento di passato.
Con le sue polveri, portate lì dal vento, le bolle d’aria rimaste intrappolate quando, giusto per fare un parallelo cronologico, a Roma vigeva un regime repubblicano. Quando Lamberton raggiunse i 157 metri (record assoluto) i campioni raccolti raccontavano quasi due millenni di storia climatica.
La bellezza della spedizione non stava solo nella profondità raggiunta, ma nel fatto che quel mondo interno era in continua trasformazione. Le gallerie si aprivano e si richiudevano, i corridoi di ghiaccio si modellavano giorno dopo giorno.
E ciò che gli esploratori vedevano in quel momento non lo avrebbe visto più nessuno. È anche e soprattutto per questo che le fotografie di Bourseiller hanno un valore particolare.
Sì, poiché fissano nell’immaginario di chi le osserva un luogo che non esiste più. Chi vi scrive ama snocciolare la poetica che si cela dietro alcuni scatti, ma la spedizione francese in Groenlandia aveva molto più a che fare con la scienza e la fredda (è il caso di dirlo) raccolta dati.
Il progetto scientifico riguardò lo studio del ghiacciaio continentale dal suo interno. Banalmente significò osservare come nasce un crepaccio, come si muove la pressione, come si comporta l’acqua intrappolata nei canali interni.
Quello che i nostri cugini d’oltralpe portarono a casa furono sì immagini mozzafiato, capaci di vincere il World Press Photo contest del 1993, ma anche campioni, figli delle profondità glaciali, che raccontavano il respiro del clima artico. L'articolo Foto del giorno: profondità glaciali proviene da Storia Che Passione.