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Quando l’etica di un burocrate svedese diede scacco matto ai nazisti

Lunedì 9 marzo 2026 ore 18:38 Fonte: Strisciarossa
Quando l’etica di un burocrate svedese diede scacco matto ai nazisti
Strisciarossa

Ètica s. f. [dal lat. ethĭca, gr. ἠϑικά, neutro pl. dell’agg. ἠϑικός: v. etico] – Nel linguaggio filosofico, ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane… In senso più ampio, complesso di norme morali e di costume che identificano un preciso comportamento nella vita di relazione con riferimento a particolari situazioni storiche. Enciclopedia Treccani, estratto.

Etica e guerra, difficile trovare due parole più antitetiche. Eppure anche dalla guerra ci si aspetta una specie di rispetto di regole etiche.

Ci sono guerre definite guerre giuste. Lo era la seconda guerra mondiale contro nazismo e fascismo?

Pur con i bombardamenti a tappeto delle città? Pur con la coda dell’utilizzo della bomba atomica, ma solo in Giappone, lontano dall’Europa? (Piccola digressione: che fine ha fatto la proposta del presidente USA di cambiare 80 anni dopo il nome Enola Gay dell’aereo che sganciò la bomba?).

Su Netflix un film su etica e guerra Un film Svedese (negli ultimi anni sono arrivati pochi film da quel paese) è esplicitamente un film sull’etica e la guerra. Ovvero sul contrasto tra l’etica personale e l’etica generale, ammettendo che esista una etica generale.

Questo film svedese, uscito nelle sale in Svezia all’inizio di febbraio 2026, e distribuito su Netflix, ha un titolo accattivante “The Swedish Connection” che rimanda ad altri film. È ambientato durante la seconda guerra mondiale, la Svezia era un paese neutrale, più o meno, e parla dello sterminio degli Ebrei in Europa del Nord.

Quindi è un film drammatico, cupo, difficile? Invece è una commedia, alle volte anche grottescamente umoristica.

Con toni delicati, con piccole azioni, piccoli avvenimenti. Ma che tratta di un episodio nella vita degli abitanti della Svezia che ha contribuito a cambiare il loro atteggiamento contro immigrati, diversi, naufraghi, profughi.

Può un film etico sulla guerra e lo sterminio essere un film leggero, ironico, anche divertente? Ce ne sono stati non pochi esempi del genere ma questo è in fondo abbastanza unico, come è unico il protagonista della storia, un piccolo burocrate della amministrazione del ministero degli esteri Svedese.

Piccolo non perché sia un piccolo personaggio di poca importanza ma solo perché ha un ruolo di basso rango, un piccolo burocrate ma un personaggio di un enorme spessore umano e soprattutto etico. Che vuole cambiare il mondo, che vuole agire.

Utilizzando la burocrazia! Ma è una commedia, in cui i cattivi nazisti hanno facce alle volte grottesche, fantasiose, sembrano pupazzi.

E forse molti così erano. La storia, la vera storia raccontata, descrive come un piccolo burocrate di rango inferiore riesce a mettere in piedi un apparato burocratico che metterà i bastoni tra le ruote del gigante nazista.

Certo non bisogna dimenticare che nel 1942, quando comincia la storia, e il 1943 il corso della guerra sta cambiando. L’avanzata nazista non è più una marcia trionfale, l’11 maggio 1943 le superstiti forze italo-tedesche in Africa settentrionale, riunite nel “Gruppo d’Armate Africa”, si arrendono.

Nell’ottobre 1942 era iniziata la controffensiva finale degli inglesi contro le forze italo-tedesche, guidata dal generale britannico Montgomery. Nell’estate del 1942 era iniziata la battaglia di Stalingrado che tra l’estate del 1942 e il 2 febbraio 1943 oppose i soldati dell’Armata Rossa alle forze armate tedesche, italiane e ungheresi.

La 6a armata tedesca viene annientata. La trama racconta la piccola storia di un gruppo di impiegati Ma il film non racconta la grande Storia, o sembra non raccontarla, racconta la piccola Storia di un gruppo di impiegati irrilevanti del ministero degli esteri, che vivono in un sottoscala, dove hanno anche problemi con i bagni.

E i bagni hanno un ruolo fondamentale nel film perché uno dei piccoli impiegati ascolta nei bagni del ministero un funzionario di alto grado che parla con un altro riferendo che un ufficiale nazista che ha incontrato in missione in Germania gli ha raccontato che ha appena visto cosa succede in un cosiddetto campo di raccolta, che battezza come campo di sterminio, in particolare degli ebrei. L’impiegato ascolta e riferisce.

Sono arrivate altre notizie di ebrei sequestrati in Norvegia, paese occupato. La linea del governo, del ministro, è minimizzare, fare finta di nulla.

Si sono accordati con i nazisti, fanno passare i soldati tedeschi in Svezia, chiudono un occhio su quello che succede. Nel 1938 la Svezia aveva chiesto al governo tedesco di stampare una J sui passaporti degli ebrei per facilitare il rifiuto alla loro entrata in Svezia.

E quella J ha un ruolo importante nel film. Il capo del gruppetto nel sottoscala comincia a pensare che quell’ebreo sequestrato in Norvegia è però di nazionalità Svedese.

Non si può fare finta di nulla. E a poco a poco comincia una avventura grandiosa, di piccoli gesti burocratici, di piccoli telegrammi spediti ai consolati dei paesi occupati.

A poco a poco gli impiegati riescono a far fare ai loro superiori (che in parte non se ne accorgono) cose che non si potevano nemmeno immaginare. Allora insomma è un film drammatico?

No, la voce fuori campo presenta il tutto come una specie di farsa, con personaggi risibili per la loro mancanza di etica. Etica che a poco a poco emerge tra il gruppo nel sottoscala.

I tedeschi cominiano a capire qualcosa, non sanno bene come reagire. Eichmann, quel Eichmann che si occupava degli Ebrei in Ungheria, grida.

“Ma questo paese ridicolo non lo possiamo occupare?” Tra lo stupore, lo sconcerto dei funzionari di alto rango, i piccoli impiegati cominciano ad avviare pratiche burocratiche per passaporti provvisori, per visti da abolire, inventano legami improbabili di persone con la Svezia. Sino ad arrivare disobbedendo ai superiori a tenere una conferenza stampa in cui viene annunciato che la Svezia accoglierà gli ebrei di tutto il mondo, chiarendo che se la legge non sarà applicata (dai nazisti) “ci saranno gravissime conseguenze”.

Quali non è precisato. E quei piccoli gesti burocratici riescono a poco a poco ad attivare un circuito etico virtuoso che porta migliaia di Ebrei e non solo a fuggire dai paesi vicini, dalla Danimarca occupata, per arrivare con piccole barche alla vicina costa Svedese.

Dove tutti saranno accolti. Quel comportamento fa diventare la Svezia “La potenza etica più importante nel mondo” durante la seconda guerra mondiale.

Perfetti gli attori, da indolenti e eticamente inesistenti funzionari del ministero degli esteri (svedese ovviamente), persone qualunque, che diventano i veri protagonisti della Storia. Ad un certo punto compare un personaggio destinato a diventare famoso Dag Hammarskjöld, che ha ricoperto il ruolo di Segretario Generale delle Nazioni Unite dal 10 aprile 1953 fino alla sua tragica morte in un incidente aereo il 18 settembre 1961.

Già l’ONU nata il 24 ottobre 1945 per essere lo strumento etico per eccellenza, che avrebbe dovuto garantire che la guerra non sarebbe più stata la legge del mondo. Il protagonista della storia, Gösta Engzell era nato nel 1897 ed è morto nel 1997, diventerà dopo la guerra ambasciatore in Polonia e Finlandia.

Interpretato da Henrik Dorsin, altri attori principali Jonas Karlsson, Jonas Malmsjö. Sissela Benn, Olle Jansson, Per Gavatin, regia, soggetto e sceneggiatura di Thérèse Ahlbeck e Marcus Olsson ).

Un piccolo burocrate che ha messo un enorme macigno sul mantenimento di un comportamento etico nel riguardo di persone perseguitate, senza aspettarsi neppure un grazie, e rischiando la propria vita e quella della propria famiglia, compiendo solo il lavoro che andava fatto. Un bel film, una bella storia.

Ce ne saranno molti altri visto come va il mondo, molti ma pur sempre pochi, una minoranza. L’etica è rischiosa, l’etica è impopolare, l’etica per sua natura non porta vantaggi.

Non fa aspettare su cosa conviene fare e dire, dopo aver atteso tutto il tempo necessario che qualcun altro decida in modo da potersi accodare senza correre rischi. Il Gattopardo:

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Il ministro degli esteri (svedese) lo dice chiaramente:

“Fare senza farsi accorgere di fare”, meglio ancora non fare nulla comunque. L'articolo Quando l’etica di un burocrate svedese diede scacco matto ai nazisti proviene da Strisciarossa.

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