Sabato 10 gennaio 2026 ore 06:00

Notizie

Trump, campione di insider trading, vuole mettere le mani sull’oro venezuelano

Venerdì 9 gennaio 2026 ore 15:55 Fonte: Altreconomia

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Trump, campione di insider trading, vuole mettere le mani sull’oro venezuelano generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Trump, accusato di insider trading, ha cercato di influenzare il mercato azionario americano con due dichiarazioni consecutive che hanno scatenato una corsa sui titoli dei maggiori aziende degli Stati Uniti che producono armamenti la prima volta che ha ordinato ai loro azionisti di non distribuire dividendi e poi ha fatto segno a diversi investitori di aumentare le loro posizioni azionarie in modo da creare un impatto significativo sul mercato.
Trump, campione di insider trading, vuole mettere le mani sull’oro venezuelano
Altreconomia

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto due dichiarazioni decisamente impegnative. Ha annunciato che potrebbe bloccare la distribuzione dei dividendi e le operazioni di buy-back, cioè di riacquisto di proprie azioni, da parte delle società che producono armi.

Secondo Trump i ricchi azionisti di quelle aziende hanno già guadagnato molto e dunque è bene che reinvestano i loro profitti nella produzione, per sfornare una maggiore quantità di dispositivi di guerra. Ha poi aggiunto che gli Stati Uniti avranno nel 2027 un budget di spesa militare record di 1.500 miliardi di dollari, contro i 907 del 2026, perché così avranno un "arsenale da sogno".

In altre parole, il presidente intende "rendere l'America di nuovo grande" con le guerre. In realtà questa dichiarazione social, che certamente intende alimentare la narrazione di una presidenza decisa a prendersi con le armi tutto quello che serve per ridare credibilità ad un'economia in profonda crisi, si scontra con la crudezza dei fatti e, quindi, fa supporre un'altra lettura delle parole di Trump.

Dove troverà l'amministrazione Usa le risorse per spendere 1.500 miliardi in riarmo? Sembra molto difficile che possa trovarle con nuovo debito, con nuove tasse o con l'introito dei dazi.

Basti pensare che il Tesoro degli Stati Uniti paga oltre 1.200 miliardi di interessi l’anno. Allora, può essere che Trump abbia voluto ottenere un altro obiettivo.

Ha sostenuto che sia il tempo di bloccare la distribuzione dei dividendi delle aziende che producono armi, facendo scendere il valore dei titoli di tali società, in modo da consentire acquisti a prezzi decisamente più bassi, operati da chi, molto probabilmente, conosceva quale sarebbe stata la seconda dichiarazione di Trump in merito all'ingigantimento della spesa militare, destinato a rafforzare quelle stesse società, con un immediato rialzo dei loro titoli. In pratica, è possibile che Trump abbia fatto insider trading a vantaggio dei soggetti finanziari a lui più vicini, consentendo di acquistare, a basso prezzo, quote di società destinate a essere beneficiate dalla promessa spesa militare.

Magari la spesa non ci sarà ma nel clima attuale non si può escludere e quindi Trump con due dichiarazioni in sequenza ha confezionato una speculazione di sicuro effetto a vantaggio dei suoi sostenitori. Del resto che la presidenza statunitense faccia ampio affidamento sulle speculazioni finanziarie è ormai chiaro e la vicenda del Venezuela lo dimostra ben oltre il tema petrolifero.

Il Venezuela ha una discreta produzione di oro che, attualmente, è bloccata dalle sanzioni americane e dalla scarsa capacità di estrazione delle imprese venezuelane. Peraltro, il controllo delle aree più ricche, quelle dell'Orinoco, è estremamente complesso per la presenza di forti tensioni fra bande paramilitari ed esercito.

Tuttavia, secondo varie stime, il Venezuela avrebbe enormi riserve auree, che sarebbero le seconde o le terze al mondo. Un'occupazione americana o un’intesa con un governo "amico" consentirebbe di mettere subito a valore tali riserve perché verrebbero utilizzate dai grandi fondi finanziari come sottostante per la creazione di prodotti finanziari, a cominciare dagli Etf.

Vale la pena ricordare che State Street e BlackRock gestiscono i due più grandi Etf sull'oro a livello planetario e che il primo produttore mondiale di oro, Newmont Corporation, ha come principali azionisti proprio BlackRock, Vanguard e State Street. Mettere le mani sull'oro venezuelano e soprattutto sulle riserve sarebbe lo strumento per moltiplicare in modo esponenziale la sua finanziarizzazione, attraverso Etf e azioni, e dunque alimentare la bolla finanziaria indispensabile per la tenuta del capitalismo ed evitare il precipitare della crisi dell'economia americana, ora troppo dipendente dall'Intelligenza artificiale.

Con il prezzo dell'oncia d'oro a quasi 4.500 dollari, il Venezuela può essere l’Eldorado. Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.

Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento. Il suo ultimo libro è “Nelle mani dei fondi” (Altreconomia, 2024) © riproduzione riservata L'articolo Trump, campione di insider trading, vuole mettere le mani sull’oro venezuelano proviene da Altreconomia.

Articoli simili