Cultura
Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin
Screenshot L’opera è ispirata alle pagine dell’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, scrittore e professore all’Université Sciences Po di Parigi. Per la stesura della sceneggiatura, Olivier Assayas si è avvalso della collaborazione di Emmanuel Carrère, scrittore, sceneggiatore e regista.
Come sottolinea lo stesso Assayas, Il Mago del Cremlino non è un film sull’ascesa di un singolo uomo, né sulla forza con cui viene imposto il potere, né sulla reinvenzione di una nazione moderna e arcaica, ancora una volta sotto il giogo del totalitarismo. Radicato in eventi reali e contemporanei, è piuttosto una riflessione sulla politica moderna, o meglio, sulla cortina fumogena dietro cui oggi si nasconde: cinica, ingannevole e tossica.
I potenti di oggi brandiscono strumenti di manipolazione e distorsione di massa con una precisione un tempo inimmaginabile. In questo senso, Il Mago del Cremlino non è tanto un film politico quanto un film sulla politica e sulla perversione dei suoi metodi, che ora ci tengono tutti in ostaggio.
Credo – o forse mi illudo – che valga ancora la pena di denunciare i meccanismi interni delle menzogne e dell’oppressione. La struttura del film si fonda su lunghi flash-back, che consentono a Vadim Baranov, soprannominato “Il Mago del Cremlino”, di narrare la storia della sua vita e il suo rapporto professionale e personale con Vladimir Putin.
Il racconto inizia nel caotico periodo storico degli anni Novanta, in una Russia profondamente scossa dalla fine e dalla progressiva dissoluzione dell’Unione Sovietica. Durante la presidenza di Boris El’cin, la nuova Russia vive un periodo di disordinato fermento.
Affaristi senza scrupoli si accaparrano le aziende statali privatizzate a prezzi ridicoli e creano in breve tempo potenti imperi economici. La società è dominata da un selvaggio e spesso criminale liberismo senza regole, da cui emergono figure di potenti oligarchi legati al potere politico.
La gioventù respira per la prima volta un’illusione di libertà e la possibilità, forse, di uscire dal grigio e oppressivo orizzonte del passato regime comunista. In questo nuovo contesto sociale, il giovane Vadim Baranov si dedica al teatro d’avanguardia e conosce Ksenia, una giovane artista, che a fasi alterne lo accompagnerà durante tutta la vita.
Le nuove opportunità e l’ambizione, spingono Vadim a lasciare ben presto il teatro per diventare produttore televisivo di reality show. Grazie al successo professionale, stringe un’amicizia con il potente oligarca Boris Berezovskij, che durante il periodo delle privatizzazioni aveva acquisito il controllo del principale canale televisivo del Paese.
Interessato a garantire una protezione politica ai suoi interessi, Boris Berezovskij intuisce la prossima e inevitabile uscita di scena dell’attuale Presidente e chiede a Vadim Baranov di occuparsi della formazione di Vladimir Putin, con l’intento di preparare un successore a Boris El’cin. Vladimir Putin, dopo aver lavorato per oltre 15 anni al KGB, ricopriva all’epoca la carica di Direttore dell’FSB, Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa.
Un rappresentante dell’apparato statale che, dietro l’aspetto di un anonimo funzionario, cela la nostalgia per il potere assoluto del passato regime. L’uomo perfetto per riportare ordine nella società, reprimere le spinte autonomiste della Cecenia e in seguito le aspirazioni europeiste di Georgia e Ucraina.
Al talento istrionico di Vadim Baranov è affidato il compito di creare una nuova Russia attraverso scaltre manipolazioni, distorsioni della realtà, disinformazione e menzogne che intorbidiscono la verità. Repressione del dissenso, annientamento degli oppositori politici, controllo della stampa, utilizzo della propaganda come modello di comunicazione, creazione di nemici esterni, uso della paura come strumento di controllo sociale, fanno parte di una precisa strategia, per affermare un potere assoluto e creare consenso attorno alla figura di un leader forte.
Uno sporco gioco, che porta Vadim Baranov a vivere a stretto contatto con Vladimir Putin e a condividere i suoi piani tesi a restaurare un potere centrale violento e verticale. Partendo dall’esperienza personale di Vadim Baranov, il film tocca argomenti di grande attualità.
Assayas ci porta ad allargare lo sguardo e a riflettere sull’odierno scenario geopolitico internazionale. Oggi viviamo in un mondo in cui molte democrazie stanno virando verso modelli autocratici, sempre più insofferenti ai principi della divisione e del bilanciamento dei poteri e alle critiche di una stampa libera e indipendente.
Non sono solo la Russia di Putin o la Cina di Xi Jinping a preoccupare. Il neoimperialismo aggressivo di Donald Trump, che disconosce i principi del multilateralismo e del Diritto Internazionale, utilizzando anche all’interno del Paese metodi repressivi, che poco hanno a che fare con i principi di una democrazia aperta e liberale, sono il sintomo di un pericoloso virus.
Anche nel vecchio continente le cose non vanno meglio. Il modello ungherese della democrazia illiberale di Orban è una realtà spesso elogiata anche da importanti esponenti politici della Destra italiana, evidentemente insofferenti al ruolo di controllo dell’ordinamento giudiziario previsto dalla nostra Costituzione e allergici alle conferenze stampa, a cui preferiscono la comunicazione-propaganda attraverso i Social, senza contraddittorio e senza possibilità di controllo e smentita sulla veridicità delle loro affermazioni.
Il progressivo affermarsi in molti Paesi europei di formazioni politiche estremiste, che si rifanno a modelli autoritari e dittatoriali del passato, è un allarmante sintomo di democrazie malate. Il film ha il merito di elevare la storia emblematica di Vadim Baranov a simbolo del degrado della situazione politica attuale.
La lucida e spietata analisi sulla creazione e l’esercizio del potere, delle sue aberranti distorsioni e manipolazioni, dovrebbe aprirci gli occhi e farci capire quanto sia preziosa, ma anche fragile la democrazia, sempre più in balia di progetti reazionari che la indeboliscono silenziosamente e la erodono progressivamente dall’interno. Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin Un film di Olivier Assayas Con Paul Dano, Jude Law, Alicia Vikander, Jeffrey Wright, Tom Sturridge, Will Keen (II), Dan Cade, Andris Keiss, Anton Lytvynov.
Produzione: Francia 2025 Durata: 120 minuti L'articolo Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin proviene da La ricerca.