Storia
Pompei, l’estate fredda dell’eruzione
La data del 24 agosto del 79 d.C. è rimasta tristemente impressa nella storia. Fu quel giorno, secondo quanto raccontò Plinio il Giovane nelle sue lettere, che si verificò la fatidica eruzione del Vesuvio, che distrusse le città di Pompei ed Ercolano.
Sebbene alcuni archeologi abbiano ipotizzato che l’eruzione possa essere avvenuta in autunno, un recente studio del gruppo ÁTROPOS dell’Università di Valenzia offre un nuovo indizio sulle condizioni di quel giorno. Il gruppo di ricerca è giunto ad alcune conclusioni interessanti analizzando gli abiti indossati dai pompeiani.
Lana ad agosto In particolare, i ricercatori valenziani hanno scoperto che gli abitanti di Pompei indossavano indumenti spessi di lana. Questo tipo di abbigliamento suggerisce che le condizioni ambientali di quel momento fossero davvero insolite per il mese di agosto.
Indossare lana, infatti, appare incompatibile con le temperature normalmente elevate dell’estate mediterranea. Gli studiosi hanno analizzato i calchi, cioè i riproduzioni in gesso realizzati a partire dai vuoti lasciati dai corpi nella cenere dopo l’eruzione del Vesuvio a Pompei. «Dallo studio dei calchi possiamo capire come erano vestite le persone in un giorno preciso della storia.
Anche il tipo di tessuto utilizzato e l’intreccio dei fili, che in questo caso è spesso», spiega Llorenç Alapont, archeologo, antropologo e docente di storia antica all’Universitat de València. Che cosa hanno analizzato Per arrivare a queste conclusioni, il gruppo ÁTROPOS, specializzato nella cultura della morte, ha analizzato quattordicicalchiumani delle vittime rinvenuti nel 1975 nella necropoli di Porta di Nola.
Il team interdisciplinare, composto da specialiste e specialisti di storia antica, archeologia, bioantropologia, chimica e diritto romano, ha studiato le trame tessili conservate nel gesso dei calchi. In questo modo ha ottenuto informazioni inedite sul tipo di tessuto, sui capi di abbigliamento e sulle tecniche di confezione.
I risultati sono stati presentati durante un congresso internazionale svoltosi nel novembre 2025 a Boscoreale, in Italia. In quell’occasione si è discusso in particolare della data dell’eruzione del Vesuvio, messa in discussione negli ultimi anni.
Come erano vestite le vittime Come spiega Alapont, «la maggior parte delle vittime indossava due capi: una tunica e un mantello, entrambi di lana». La lana utilizzata era spessa e pesante, un tessuto economico e molto diffuso nell’età romana.
Un altro elemento confermato dallo studio è che questi indumenti venivano usati sia all’interno sia all’esterno delle abitazioni. «Non sappiamo se questo abbigliamento fosse pensato per proteggersi dai gas o dal calore ambientale provocato dall’eruzione vulcanica», aggiunge il ricercatore. Indizi sul clima L’uso di abiti di lana ha portato le ricercatrici e i ricercatori a formulare due ipotesi: da un lato, che nell’agosto di quell’anno si siano verificate condizioni climatiche più fredde del normale; dall’altro, che si sia creato un ambiente nocivo a causa dei gas e della cenere sprigionati dall’eruzione. «Gli abiti indossati dalle vittime suggeriscono non solo la possibilità di un clima insolitamente freddo, ma anche di un giorno caratterizzato da un ambiente dannoso dal quale occorreva proteggersi», osserva Alapont.
In questo senso, il fatto che l’abbigliamento fosse lo stesso dentro e fuori dalle case rafforza questa interpretazione. Quando avvenne l’eruzione Tradizionalmente, l’eruzione del Vesuvio è stata fissata al 24 agosto del 79 d.C., sulla base delle lettere di Plinio il Giovane.
Tuttavia, gli archeologi hanno individuato elementi che potrebbero indicare una data più tarda, come la presenza di frutti autunnali, bracieri con resti di brace e vino in fermentazione nei dolia, grandi contenitori in terracotta di forma sferica. Per questo motivo, alcune storiche e alcuni storici ritengono che l’eruzione possa essere avvenuta in ottobre o novembre.
La scoperta di pesanti indumenti di lana potrebbe aggiungersi a questo insieme di indizi, anche se da sola non è sufficiente a confermare che l’eruzione avvenne in autunno.