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Storia

Joshua Norton, l’Imperatore d’America

Mercoledì 17 settembre 2025 ore 11:00 Fonte: Nati per la Storia
Joshua Norton, l’Imperatore d’America
Nati per la Storia

Gli Stati Uniti d’America, è un fatto noto, sono una democrazia. Di più: essi si vantano di essere la più antica democrazia del mondo, in virtù della propria costituzione in vigore dal 1787.

Potrà quindi apparire sorprendente sapere che, per quasi vent’anni, nella seconda metà del XIX secolo, gli USA hanno avuto un imperatore. Se non ne sapevate nulla, state tranquilli: la testa coronata in questione, pur avanzando pretese di dominio, rimase soltanto un “aspirante”.

L’imperatore Norton in alta uniforme e insegne militari, con la mano sull’elsa di una sciabola cerimoniale (1875). Facciamo dunque la conoscenza di Joshua Abraham Norton, l’uomo che nel 1859 ebbe la faccia tosta di autoproclamarsi nientemeno che “Imperatore degli Stati Uniti”.

Partiamo dal principio. Joshua non nacque cittadino americano e non aveva nemmeno nobili natali.

Nacque infatti a Londra, all’interno di una famiglia di origini ebraiche, figlio dell’uomo d’affari John Norton, il 17 gennaio 1819. Già un anno dopo la sua nascita la famiglia Norton si trasferì in Sudafrica, dove Joshua trascorse l’infanzia e l’adolescenza.

Poi, alla metà degli anni Quaranta il giovane lasciò la casa paterna e nel 1849 approdò a San Francisco deciso a fare fruttare il discreto peculio – 40 mila dollari – donatogli dal padre. A quel tempo la California era in preda alla febbre dell’oro, scoppiata nel gennaio del 1848 in seguito alla scoperta casuale di alcune pepite del prezioso metallo effettuata dal carpentiere James W. Marshall nei pressi di Sutter’s Mill a Coloma.

Inizialmente parve che Norton fosse in grado di realizzare il “sogno americano” dell’agiatezza: gli affari andavano a gonfie vele e l’imprenditore riuscì a incrementare la propria fortuna. Tuttavia appena quattro anni dopo il suo arrivo negli Stati Uniti incappò in un investimento sbagliato che gli avrebbe cambiato per sempre la vita.

La città di San Francisco e il suo porto tra il 1850 o 1851. Nel 1853, a causa di una carestia, il governo cinese aveva bloccato le esportazioni di riso, provocando un aumento vertiginoso del prezzo del cereale.

Così, quando apprese che una nave stava giungendo al porto di San Francisco carica di riso, Norton decise senza pensarci due volte di acquistare l’interno carico. Fu allora che, appena firmato il contratto, giunsero nel porto californiano numerose altre navi provenienti dal Sudamerica con a bordo carichi di riso, circostanza che ne fece riabbassare nuovamente il prezzo al livello normale.

Norton si ritrovò così rovinato ma non si diede affatto per vinto. Intraprese anzi una causa legale nel tentativo di rendere nullo il contratto, portando come giustificazione il fatto che la qualità del riso non era quella pattuita e che quindi il venditore lo aveva ingannato.

Il contenzioso si trascinò fino al 1857, quando infine il tribunale rigettò definitivamente la sua istanza. Ormai senza più il becco di un quattrino e con la reputazione rovinata, Joshua Norton cadde in depressione e lasciò definitivamente San Francisco.

Avrebbe fatto ritorno in città soltanto nel 1859 ma quello che fino a pochi anni prima era un agiato e stimato uomo d’affari era ormai soltanto uno dei migliaia di disperati e di vagabondi che affollavano le vie di San Francisco. Una banconota da cinque dollari emessa dal fantomatico “governo imperiale” di Norton I. Nel corso del suo “esilio” Joshua Norton aveva maturato una profonda sfiducia nei confronti del sistema politico e soprattutto giudiziario statunitense, da lui considerato la causa della sua rovina come uomo e come imprenditore.

Così, deciso a cambiare le cose, il 17 settembre 1859 prese carta e penna e buttò giù un proclama che spedì alle redazioni dei principali giornali di San Francisco nel quale affermava: «A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton, un tempo cittadino di Algoa Bay, Capo di Buona Speranza, e oggi e per gli ultimi scorsi 9 anni e 10 mesi cittadino di San Francisco, California, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti» L’autoproclamato “Norton I” – che successivamente si sarebbe attribuito anche il titolo di “Protettore del Messico” – invitava inoltre i rappresentanti dei diversi Stati dell’unione a riunirsi in assemblea presso il Music Hall della città per la data del 1° febbraio 1860. La maggioranza dei quotidiani ignorò – comprensibilmente – questo farneticante appello con l’eccezione del San Francisco Bullettin, il cui direttore decise di pubblicarlo più che altro a scopo goliardico.

Direttiva imperiale del 22 maggio 1879. Il risultato, del tutto inaspettato, fu che dal quel momento i cittadini di San Francisco iniziarono ad assecondare l’eccentricità di Norton, salutandolo con il titolo imperiale ogni volta che lo incontravano per la strada.

Non solo: l’aspirante imperatore poté viaggiare sui mezzi pubblici e pranzare e cenare nei ristoranti cittadini gratis per tutto il resto dei suoi giorni. Arrivò persino a stampare delle note di credito, generalmente da 50 centesimi, ma anche da 5 e 10 dollari, che presentava ai negozianti come mezzo di pagamento e che questi accettavano di buon grado.

Norton si procurò una vecchia uniforme militare rimessa a nuovo dotata di con decorazioni vistose con la quale iniziò ad apparire in pubblico. Deciso a esercitare le proprie funzioni di governante, diede inizio ad un’autonoma attività di ispezione dei cantieri navali, delle condizioni di lavoro e delle strutture pubbliche oltre che, ovviamente, ad emanare decreti imperiali.

Il 12 ottobre 1859, per esempio, ordinò lo scioglimento del Congresso, i cui membri furono accusati di corruzione e inefficienza. Negli anni successivi ordinò il licenziamento del Presidente Lincoln (1862) e poi l’arresto del suo successore Jackson (1868) che per punizione avrebbe dovuto addirittura lustragli gli stivali.

Infine nel 1869 Norton decretò l’abolizione di tutti i partiti politici, ritenuti fonte di divisione. Il Golden Gate Bridge, simbolo internazionalmente riconosciuto della città di San Francisco.

Norton ne propose la costruzione oltre mezzo secolo prima che fosse inaugurato. Appare evidente come Joshua Abraham Norton soffrisse di problemi mentali per quanto sia pressoché impossibile formulare una diagnosi specifica soltanto sulla base dei resoconti aneddotici del suo comportamento.

Norton potrebbe essere stato affetto da schizofrenia, poiché i deliri di grandezza sono spesso osservati in relazione a questa condizione mentale. È anche concepibile che abbia sofferto di depressione a seguito del suo tracollo finanziario e che abbia cercato di superare questo trauma rifugiandosi in un mondo tutto suo.

Occorre però precisare che numerosi testimoni che conobbero l’Imperatore di San Francisco non lo descrissero affatto come un pazzo o una persona inferma di mente, ma come un uomo colto, davvero convinto del proprio ruolo di monarca. Nella sua follia visionaria in effetti Norton arrivò a proporre la costruzione di un ponte che collegasse la baia di San Francisco –  il Golden Gate, uno dei simboli della città, sarebbe stato edificato negli anni Trenta del XX secolo – e addirittura l’istituzione di di una “Società delle Nazioni”, che in effetti avrebbe visto la luce nel 1919.

La tomba di Joshua Abraham Norton al Woodlawn Cemetery di Colma, California. Personaggio dotato di un grande carisma presso i propri concittadini, intervenne per placare gli animi nel corso di una manifestazione anti-cinese nel 1870, evitando che la stessa degenerasse in un pogrom ai danni degli immigrati asiatici.

Il primo ed unico Imperatore degli Stati Uniti – che la voce popolare voleva figlio del suo poco più che coetaneo Napoleone III o promesso sposo della già maritata Regina Vittoria – si spense l’8 gennaio 1880, pochi giorni prima del suo sessantunesimo compleanno, stroncato probabilmente da un infarto per strada mentre si recava a una conferenza. A salutarlo per l’ultima volta si radunò una folla di 30 mila persone – si consideri che allora San Francisco aveva una popolazione di circa 230 mila anime – mentre le spese per il funerale furono interamente sostenute dalla cittadinanza.

Joshua Abraham Norton fu sepolto nel cimitero massonico di San Francisco finché, nel 1934, le sue spoglie furono riesumate e traslate nel Woodlawn Cemetery di Colma, dove si trovano tuttora. A segnare la sua tomba è stata posta una grande pietra sulla quale fu scolpito “Norton I, Imperatore degli Stati Uniti e Protettore del Messico”

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