Politica
Netanyahu e il rischio della rielezione: la sinistra europea aiuti i candidati progressisti
Apre scenari terrificanti la demolizione in corso del sistema multipolare nelle relazioni internazionali fra gli Stati. Da sostituire con il predominio della forza sulle regole condivise.
Un regresso della storia verso forme tribali, destinate ad aggravare i conflitti a cominciare da quello israelo palestinese. La tregua nei bombardamenti di massa sui civili a Gaza non ha interrotto il calvario dei palestinesi tra le macerie delle loro case, travolti nelle fragili tendopoli invase dalle piogge, dal fango, dal vento gelido che aggredisce soprattutto i bambini, mentre il governo di Tel Aviv nega il soccorso di numerose organizzazioni umanitarie.
E non cessa la graduale annessione sanguinosa della Cisgiordania con le violenze dei coloni israeliani contro i villaggi palestinesi. L’ultima è quella dell’epifania appena trascorsa, quando un reparto dell’esercito israeliano ha fatto irruzione nella grande università di Birzeit, vicino a Ramallah, ha sparato contro gli studenti (41 feriti, di cui 11 all’ospedale) che assistevano alla proiezione del film sulla bambina in macchina con i corpi dei genitori, uccisa dai soldati d’Israele.
Film premiato alla mostra di Venezia. Foto di ates, CHINE NOUVELLE/SIPA / IPA L’imperialismo trumpiano allontana la soluzione del conflitto, l’unica ragionevole: due popoli e due Stati.
Il sostegno totale del presidente Usa a Netanyahu indebolisce ogni sforzo verso il riconoscimento reciproco. Perché il Premier israeliano garantisce che con lui non ci sarà mai uno stato palestinese nell’intero territorio.
Infatti tratta solo con le belve di Hamas, a cui ha conferito la rappresentanza del popolo palestinese. Le elezioni legislative si terranno il 27 ottobre Nel prossimo 27 ottobre a scadenza in Israele si svolgeranno le elezioni legislative.
Secondo gli orientamenti politici analizzati qualche mese fa (Le Monde Diplomatique), il 40 per cento degli elettori vuole liberarsi di Netanyahu e del suo governo. Il 60 per cento non è contrario all’esecutivo, di questi il 20 per cento appoggia i due feroci ministri ultra ortodossi.
Gli ultimi sondaggi settimanali parlano un’altra lingua, con l’opposizione in grande rimonta, avrebbe già la metà dei seggi nella Knesset se si votasse oggi, mentre gli ultra ortodossi rischiano di non superare il quorum d’accesso al parlamento. Tuttavia il 27 ottobre è lontano.
Con la guerra in corso e il rischio attentati in crescita, la paura potrebbe far ritornare gli elettori sui propri passi. Questo significa che Netanyahu, con l’aiuto di Trump potrebbe avere i numeri per restare al potere.
Sarebbe una sciagura oltre che per i palestinesi, per gli ebrei israeliani e per quelli della diaspora. Per dirla con il nostro ministro della Difesa Guido Crosetto, il governo Netanyahu sta allevando generazioni di terroristi.
L’assenza di prospettive tranne il massacro o la deportazione alimenta la sete di vendetta. Non voglio esagerare, ma su di noi ebrei della diaspora incombe un pericolo superiore a quello degli ebrei residenti in Israele:
Sidney insegna, anche se i due assassini dell’Hanukka non erano palestinesi. Se si votasse oggi i sondaggi prevedono una parità È nell’interesse generale che Netanyahu e i suoi ministri criminali perdano le elezioni.
Basterebbe che meno di un milione di elettori che oggi sostengono il governo, si spostassero nel campo avverso. Gli ultimi sondaggi attribuiscono all’opposizione 60 seggi sui 120 della Knesset se si votasse oggi.
Emerge nell’opposizione una figura di grande prestigio, Yair Golan (63 anni) presidente del nuovo partito I Democratici, il maggior generale della riserva, già vice capo dello Stato Maggiore dell’esercito. Da solo già raccoglie oltre il 10 per cento dei consensi con dieci seggi in Parlamento.
Occorre che Netanyahu venga sconfitto. La sinistra europea ha una grande responsabilità.
Ha il dovere identitario di sostenere una coalizione di sinistra israeliana con una inedita campagna di solidarietà innervata da una sostanziale partecipazione del suo popolo. Si tratterebbe di una sottoscrizione crow funding, del tipo “10 euro per salvare Gaza e Israele” da devolvere ai candidati progressisti.
Donare cioè una quantità di risorse capaci di spostare migliaia di elettori israeliani verso l’alternativa. Nel Parlamento europeo i deputati di sinistra dei vari paesi sono personalmente uno al fianco dell’altro, il Partito Democratico italiano può farsi promotore dell’iniziativa.
Sarebbe un atto politico, una boccata d’ossigeno per questa Unione Europea assente sotto la furia distruttiva della destra e della presidenza statunitense che punta a spartirsene le spoglie con Vladimir Putin. L'articolo Netanyahu e il rischio della rielezione: la sinistra europea aiuti i candidati progressisti proviene da Strisciarossa.