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Politica

La democrazia è sotto attacco delle destre (e del capitalismo), per difenderla la sinistra deve farsi più agguerrita

Lunedì 22 dicembre 2025 ore 18:03 Fonte: Strisciarossa
La democrazia è sotto attacco delle destre (e del capitalismo), per difenderla la sinistra deve farsi più agguerrita
Strisciarossa

Le nostre democrazie sono in affanno, non da oggi, ma oggi, con un’intensità preoccupante. Il rapporto su “Gli Italiani e lo Stato”, curato da Ilvo Diamanti per l’Università di Urbino e pubblicato da Repubblica (leggi qui), ce lo conferma.

E ci ricorda che la democrazia non si regge solo sulle istituzioni politiche, anche se è innanzitutto un sistema politico. Tuttavia, per essere una forma di governo e per persistere come tale, la democrazia richiede un tessuto economico e sociale capace di rendere attuabile ciò che i suoi principi promettono: un’eguale distribuzione del potere di partecipare alle decisioni e di incidere sulle decisioni.

Essere singoli elettori – una testa/un voto – è la condizione dell’eguaglianza politica, ma lo è a condizione che i cittadini non restino isolati, che facciano sentire le loro richieste e che esercitino il loro potere. L’isolamento sociale fa sentire il voto individuale come poca cosa, una perdita di tempo.

L’astensione elettorale è indice di impotenza. Il diritto di voto non è più considerato potente da molti, da troppi.

Il sistema monopolistico globale condiziona le istituzioni democratiche La scontentezza dei cittadini democratici va di pari passo con un fatto che numerosi studi dimostrano da qualche anno: l’erosione della solidarietà e delle forme associative è connessa alla trasformazione economica, per cui oggi gli operai organizzati nelle industrie non sono più la base portante dell’economia e della società (negli Stati Uniti gli operai sindacalizzati, ovvero impiegati nell’industria, sono il 7% della popolazione occupata). Al loro posto, abbiamo un esercito di “partite IVA” – ciascun lavorante sta per sé: concorrenza tra poveri per un pugno di soldi.

La scontentezza è la registrazione del declino del capitalismo industriale. Sulla democrazia pesa un ordine delle relazioni economiche e sociali che dipende poco dalla democrazia e molto dal capitalismo.

Il fatto sorprendente è che la critica si concentra sulla democrazia, lasciando in ombra la responsabilità del sistema capitalistico. All’origine della crescente reazione contro l’ordine democratico (il sondaggio di Repubblica mostra una fascia non piccola di cittadini che credono che dal fascismo possa venire la soluzione ai problemi non risolti dalla democrazia) c’è la trasformazione del capitalismo, un processo lungo che dalla crisi del 2008 ha subito un’accelerazione sorprendente verso un sistema monopolistico globale.

Un capitalismo sradicato dalle società (scorporato dai processi produttivi dei paesi occidentali) e che ha come effetto la dissoluzione di quel patrimonio associativo, sociale e politico che ha governato la relazione tra le classi, in un rapporto di forze che ha tenuto il potere nell’alveo costituzionale perché e nella misura in cui ha tenuto in gioco i protagonisti sociali: cittadini-lavoratori e cittadini-industriali. Quel mondo produttivo incorporato è decaduto progressivamente allo sviluppo (rapidissimo) del capitalismo tecno-finanziario, che ha un’identità globale e monopolistica.

Il coraggio di proporre forti riforme economiche e sociali È indubbio che le disfunzioni delle istituzioni democratiche debbano interessarci, soprattutto perché l’ordine economico è il loro nemico e perché la fine della democrazia corrisponderebbe a una società non più efficiente, ma interessata esclusivamente al benessere di una parte minoritaria, lasciando gli altri nella condizione di indigenza e, prevedibilmente, soggetti alla repressione. L’assalto all’eguaglianza in tutti i paesi democratici comporta questo.

I segni della pulsione autoritaria sono palpabili, in Italia e non solo. Si tratta di una prospettiva – quella di uno Stato al servizio di una parte – che è facilitata dalla potenza tecno-finanziaria di una nuova oligarchia che, per la prima volta da quando la democrazia si è imposta, rivendica un ruolo politico diretto, contesta i limiti costituzionali imposti agli esecutivi e l’indipendenza di alcuni istituti sui quali si è stabilizzata la democrazia, come le banche centrali e le corti di giustizia.

L’ideologia autoritaria miete consensi tra i molti diseredati e una classe media in affanno che teme la rovina del proprio tenore di vita, convincendoli che il problema sta nella democrazia. Come Curtis Yarvin, l’intellettuale degli oligarchi americani, va dicendo da quale anno: meglio essere governati da competenti oligarchi che da politici eletti.

È quindi un ordine sociale ed economico in veloce trasformazione che sta sovvertendo quelle che sembravano acquisizioni indiscusse, come il valore del suffragio universale, la forma elettorale e partitica della partecipazione, la divisione dei poteri e, alla base di tutto, il principio di maggioranza e opposizione che è preposto a regolare il limite (temporale e politico) del potere esercitato dalla maggioranza. Che fare?

Dovremmo porci insistentemente questa domanda. E per cominciare, dovremmo riflettere almeno su due questioni: a) le destre e i sostenitori della soluzione antidemocratica sono agguerriti, hanno un’ideologia, sono mobilitati a diffonderla; e b) gli altri, coloro che si oppongono alla destra, sono timidi e credono che le istituzioni democratiche abbiano la forza da sole di contenere la voglia di potere assoluto che le destre hanno.

Chi difende la democrazia deve farsi altrettanto agguerrito, deve sfoderare con determinazione un’idea forte che insista sul valore del potere della cittadinanza, per evitare di diventare servi dei potenti e oggetto di repressione; deve avere il coraggio di proporre riforme sociali e fiscali che mirino a distribuire i costi del vivere sociali secondo il principio della progressione, proprio come dice la nostra Costituzione. La democrazia si deve difendere con le forze che la politica offre: le idee, l’unione e l’organizzazione.

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