Cultura
Non c’è altra scelta
Il 2026 inizia nel segno del grande cinema. Dal primo gennaio è in sala il nuovo film di Park Chan-wook, il celebre regista sudcoreano, che si è messo in luce con la Trilogia della Vendetta, composta da Mr.
Vendetta (2002), Oldboy (2003), Lady Vendetta (2005), a cui si aggiunge lo splendido episodio Cut, contenuto nel film Three Extremes (2004), firmato da Park Chan-wook con Takashi Miike, Fruit Chan. Insieme a Kim Ki-duk, Bong Joon-ho, Kim Jee-woon, Yeon Sang-ho, Na Hong-jin, Im Sang-soo e Lee Chang-dong, Park Chan-wook è uno degli esponenti di punta del nuovo cinema sudcoreano, che si è affermato sulla scena internazionale a partire dalla fine degli anni Novanta.
Oggi è riconosciuto come uno dei più talentuosi e originali autori del panorama contemporaneo, premiato per la miglior regia al Festival di Cannes nel 2022 per Decision to leave (2022). Grande amante del cinema classico e in particolare dei film di Alfred Hitchcock, Park Chan-wook dimostra di aver assorbito gli stilemi del genere crime, per poi rielaborarli all’interno di una sua personale visione.
La sua poetica, spietata e tragica, cupa e pessimista, è dominata da una violenza diffusa e minacciosa, che spesso colpisce l’individuo in modo inspiegabile e ingiusto. Nasce da questa condizione esistenziale quel sentimento di vendetta che attraversa i suoi film, fino a diventarne la cifra stilistica, non solo narrativa ma anche estetica.
Le sue inquadrature, caratterizzate da un perfetto e geometrico rigore formale, esplodono in scene di efferata e violenza, inserite in una lucida logica psicologica, straniante e disturbante. Il suo nuovo film è ispirato al romanzo The Ax (1997) di Donald E. Westlake.
Al centro della storia c’è Man-su, un uomo della media borghesia, che conduce una vita agiata in una bella casa di campagna con la moglie, due figli e due cani. Dopo 25 anni di lavoro presso un’importante cartiera, la sua vita viene improvvisamente sconvolta, quando l’azienda viene acquistata da una società americana.
La nuova proprietà vuole aumentare i profitti e procede subito a un drastico taglio dei dipendenti. Man-su perde il lavoro e la sua vita personale e familiare va rapidamente in pezzi.
Nonostante i suoi tentativi non riesce a trovare un lavoro, e dopo aver ridotto tutte le spese si trova costretto anche a mettere in vendita la casa. Incapace di accettare lavori manuali malpagati e un drastico ridimensionamento del suo tenore di vita, Man-su ripone le sue ultime speranze in un posto vacante in una cartiera, con il sogno di poter riprendere in mano la sua vita.
Ma la concorrenza è spietata. Ci sono temibili candidati che possiedono molta esperienza e una preparazione migliore della sua.
In preda al terrore di perdere tutto, forse anche l’amore della moglie, Man-su decide che l’unico modo per aggiudicarsi il posto di lavoro è eliminare fisicamente i suoi concorrenti. Inizia così un viaggio schizofrenico in un universo di violenza, che fonde elementi del crime con quelli tipici della dark comedy.
Il film è un’acida critica al capitalismo moderno, sempre più spietato e disumano, dominato solo dalla logica del profitto. Un mondo in cui l’uomo ha perso ogni valore e sta per essere espulso definitivamente dai processi produttivi dall’avvento delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale.
Una critica che si estende anche a un perverso modello sociale basato su un consumismo bulimico, in cui il valore delle persone dipende solo dalla capacità di spesa e dal tenore di vita. Una realtà in cui Non c’è altra scelta se non far propria la stessa cinica e criminale visione dell’economia anche a livello individuale, nella condotta della propria vita privata.
Solo mettendosi in sintonia con questa logica aberrante del “turbo capitalismo”, che ha privato l’essere umano di ogni dignità, riducendolo a un semplice fattore di produzione da eliminare in base a un freddo calcolo, si può riuscire a sopravvivere. La scelta dell’omicidio come mezzo per raggiungere i propri obiettivi cessa d’essere una questione etica per divenire solo un problema pratico, una formalità da realizzare in modo efficiente, come se fosse una banale pratica aziendale.
Park Chan-wook mette in scena il desolante quadro di una società sempre più crudele, composta da individui soli, tristi e disperati, resi fragili dalla precarietà del lavoro, dall’instabilità delle relazioni, dalla paura della modernità, privi di empatia e solidarietà, incapaci di individuare il vero nemico, che non è un uomo altrettanto disperato che vive al loro fianco, ma il sistema economico che controlla e modula il loro infelice destino. Non c’è altra scelta Un film di Park Chan-wook Con:
Byung-Hun Lee, Ye-Jin Son, Hee-soon Park, Sung-min Lee, Yeom Hye-ran, Seung-won Cha Produzione: Corea del Sud, 2025 Durata: 139 min L'articolo Non c’è altra scelta proviene da La ricerca.