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Un’era sta finendo e forse anche la relazione abusiva dell’Europa con gli USA
Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Un’era sta finendo e forse anche la relazione abusiva dell’Europa con gli USA generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.
L’Europa è dentro una relazione abusiva. E sarà arrivato il momento di uscirne, anche perché ormai è passato un anno dal rozzo e squallido attacco del vice-presidente degli USA, JD Vance, all’Unione Europea e all’alleanza con gli USA che si sta rivelando sempre più tossica.
A Monaco per la Conferenza annuale sulla Sicurezza, il segretario di Stato americano, Marco Rubio è tornato sul luogo del delitto. Ha usato toni differenti, più affabili, più ruffiani.
Ma la sostanza rimane la stessa, è solo più subdola e forse anche più minacciosa. Da allora abbiamo visto Trump scatenare la guerra dei dazi, minacciare l’invasione della Groenlandia, agire da asset russo al servizio di Putin (chi pensa ancora che questi “colloqui di pace” siano davvero credibili?), fondare la sua personale ONU da padrino mafioso spacciando per pace la gestione degli affari suoi e del suo entourage, escluso sistematicamente l’Europa dai colloqui con la Russia.
Un nervo particolarmente scoperto questo. Radosław Sikorski, il ministro degli Esteri polacco, proprio a Monaco ha fatto notare che era naturale che gli Stati Uniti guidassero i negoziati finché fornivano la maggior parte dell'assistenza militare.
“Ma ora siamo noi a pagare per questa guerra. L'anno scorso il contributo degli Stati Uniti per il conflitto è stato prossimo allo zero.
Siamo noi a comprare le armi da consegnare all'Ucraina. Non c'è alcuna prospettiva di un nuovo pacchetto di aiuti al Congresso.
Se siamo noi a pagare, e se la situazione ne va della nostra sicurezza e non solo di quella ucraina, allora dobbiamo far parte delle trattative”. In sala, forse perché si aspettavano il rullo compressore che avevano sperimentato con Vance, e poi con Trump a Davos, a un certo punto è scattata una standing ovation di sollievo, quando Rubio - maestro di judo in gaslighting - ha detto:
“In un'epoca di titoli che annunciano la fine dell'era transatlantica, sia noto e chiaro a tutti che questo non è né il nostro obiettivo né il nostro desiderio - perché per noi americani, la nostra casa potrà anche essere nell'emisfero occidentale, ma resteremo sempre figli dell'Europa”. “Il discorso di Marco Rubio - ha scritto Marie-Agnes Strack-Zimmermann, Presidente della Commissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo - è stato una dichiarazione d'amore avvelenata.
Non c'era assolutamente nulla di rassicurante in quelle parole. Rubio potrà anche aver scelto un tono diverso rispetto al vice presidente degli Stati Uniti JD Vance, ma i contenuti non sono cambiati, e ha evocato un mondo che non ci appartiene.
Il sollievo collettivo espresso dal grande applauso che ne è seguito è un'illusione. Le standing ovation, tanto inappropriate quanto ingenue, dimostrano che gran parte di coloro che dovrebbero avere gli strumenti per capire non ha ancora compreso che ora sia scoccata per l'Europa".
Per capire cosa ha davvero detto e la portata del discorso di Rubio è necessario ascoltarlo integralmente: “Vogliamo una Europa forte”, “Usa ed Europa destinati a stare insieme”, “Siamo parte di un'unica civiltà, la civiltà occidentale” (qui si aprirebbe una voragine ma per ora lasciamo perdere), “Crediamo che l'Europa debba sopravvivere” (bontà loro).
Ora il punto è che come l’Europa dovrebbe “sopravvivere”, lo vogliono decidere gli americani. Anzi la linea la detta proprio Trump: l’Europa deve contribuire a salvare la civiltà comune (cristiana) e per farlo dovrebbe allinearsi alla visione del mondo MAGA, ossia una ideologia fondamentalmente suprematista bianca.
Rubio ha elogiato l'era del colonialismo europeo, descrivendo l'Occidente come una civiltà superiore alle altre e lamentandone il “declino pilotato, la disperazione e l'indolenza”, fenomeni che ha direttamente collegato alle politiche della sinistra europea. L’editorialista di punta di The Atlantic e voce critica di primo piano contro il populismo e l'erosione della democrazia liberale, Anne Applebaum, ha commentato in tempo reale su Bluesky:
“Rubio ha appena tenuto un discorso in cui non ha mai menzionato l'Ucraina. Né la democrazia.
Né gli affari commerciali degli Stati Uniti con la Russia. Né i piani dell'amministrazione per sostenere l'estrema destra europea.
In compenso, non sono mancate belle parole sulla nostra civiltà comune." Al di là degli applausi in sala, il discorso è stato accolto dietro le quinte con scetticismo: Rubio - come giustamente sottolinea Applebaum - ha fatto il suo mellifluo e subdolo discorso sull’alleanza e l’amicizia UE-USA surfando come niente fosse su come l’America in questi mesi abbia cercato di costringere gli europei ad accettare accordi commerciali profondamente sbilanciati, abbia continuato a spingere l'Ucraina verso una resa di fatto alla Russia, minacciato di invadere il territorio di uno Stato membro dell'Unione Europea e alleato NATO, abbia minacciato l'imposizione di dazi per penalizzare i paesi europei che hanno sostenuto la sovranità danese sulla Groenlandia, abbia confermato che il Dipartimento di Stato si sta preparando a finanziare think-tank e organizzazioni vicine al movimento MAGA in tutta Europa, come parte della sua campagna per accrescere il sostegno ai partiti di estrema destra anti-UE.
Un consigliere per la sicurezza nazionale europeo ha dichiarato a Foreign Policy che, in fin dei conti, il discorso di Rubio non è stato poi così diverso da quello fatto da Vance l’anno scorso: “Stesso messaggio, tono più gentile”, ha detto.
Un altro ha affermato: “Ma andiamo!
Se fossimo più grandi e forti, non accetteremmo mai che un alleato ci dicesse di mandare missionari, pellegrini e soldati a colonizzare nuovi continenti!”. A proposito di MAGA, il cancelliere tedesco Merz, che giorni prima aveva annunciato con Meloni una sorta di asse Germania-Italia per il futuro dell’Europa, dal palco di Monaco è stato diretto: l’ordine mondiale come lo conosciamo non esiste più.
Vance lo scorso anno aveva ragione: tra di noi si è aperta una frattura. Noi non crediamo nei dazi e nel protezionismo, bensì nel libero scambio.
E restiamo fedeli agli accordi sul clima e all'Organizzazione Mondiale della Sanità, perché siamo convinti che le sfide globali possano essere risolte solo insieme. La lotta culturale del movimento MAGA non è la nostra.
L’asse Roma-Berlino non sembra così tanto solido: Meloni si è precipitata a chiarire che lei non la pensa come Merz e, giusto per non farci mancare niente, ha detto che l’Italia parteciperà come osservatore - sì, perché la Costituzione le impedisce di sfregiare il nostro paese fino in fondo entrando a farne parte come membro - al Board of Peace, come dicevo la cupola mafiosa a pagamento di Trump che ha tra gli altri obiettivi quello di spezzare le gambe all’ONU.
Merz ha segnalato che Berlino si sta già preparando a una ridotta presenza americana in Europa e che la Germania potrebbe, in certi momenti, divergere dagli Stati Uniti. “Noi europei stiamo prendendo le dovute precauzioni.
Nel farlo, giungiamo a conclusioni differenti rispetto all'amministrazione di Washington”. E ha avvertito: in un’era di rivalità fra grandi potenze neanche gli USA possono agire da soli.
Ma torniamo al segretario di Stato americano e al suo discorso. Gli Stati Uniti sono pronti a “ricostruire”, dice ma solo in base ai propri valori.
E quali sarebbero? In sintesi e brutalmente: l'adesione al cristianesimo e a un patrimonio culturale condiviso, la chiusura delle frontiere e l'abbandono delle politiche sulla crisi climatica.
Insomma l'Europa deve fare i compiti, altrimenti ci mettono in punizione. "In un rapporto pubblicato poco prima della conferenza, scrive CNN, gli organizzatori avevano avvertito che il mondo è entrato in un'era di 'politica della ruspa' (o 'politica demolitrice') che ha relegato l'Europa ai margini.
Ed ecco che Rubio si è rivolto ai leader centristi e liberali dicendo loro che la loro intera visione del mondo è sbagliata, facendo eco proprio a quegli oppositori populisti di estrema destra che potrebbero spodestarli alle prossime elezioni." Se non fosse stato abbastanza chiaro il messaggio, subito dopo Monaco, dove ha snobbato l'incontro dei leader di Germania, Polonia, Finlandia e della Commissione UE - ‘Format Berlin’ - sull’Ucraina annullando la propria partecipazione all'ultimo minuto, Rubio ha fatto visita alla Slovacchia e proseguirà il suo tour in Ungheria, giusto per omaggiare due fra i governi più a destra e filorussi della UE. Proprio nelle stesse ore in cui Viktor Orbán, aprendo la sua campagna elettorale tra sondaggi non proprio favorevoli, ha detto che l’Ungheria deve temere più l’Europa che la Russia.
D’altra parte il documento di Strategia per la Sicurezza nazionale aveva messo nero su biano che l’amministrazione Trump avrebbe appoggiato in Europa politici e movimenti di estrema destra. La risposta di Kaja Kallas non è stata solo una difesa ideologica, ma anche un avvertimento geopolitico.
L'Alta rappresentante dell'UE ha respinto l’attacco del segretario di Stato americano - “Contrariamente a quanto dicono alcuni, l'Europa ‘woke e decadente’ non sta rischiando la cancellazione della propria civiltà” - e ha invocato una maggiore autonomia d'azione per l'Europa, una posizione più dura verso la Russia (a cui non si può concedere quello che non riesce a conquistare sul campo di battaglia) e una minore dipendenza dalle rassicurazioni statunitensi. Si è poi concessa una bella stoccata:
"Venire da un paese (l’Estonia) che è al secondo posto nell'indice della libertà di stampa e sentire le critiche di un paese (gli USA) che è al 58esimo posto nello stesso indice... è interessante". Trump, Vance e Rubio hanno spesso dipinto l'Unione Europea come luogo in cui la libertà di parola è in bilico.
La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha rivendicato, tra le altre cose, la nostra sovranità digitale. Tanto per ribadire anche ai tecno-fascisti della Silicon Valley che hanno deciso di sostenere Trump in cambio di mani libere in patria con AI e piattaforme e pressing contro la regolamentazione europea, chi comanda in casa nostra.
Il presidente francese Emmanuel Macron, fra i primi ad aver veramente capito la posta in gioco con Trump al potere, ha parlato di deterrenza nucleare. "Abbiamo avviato un dialogo strategico con il cancelliere Merz e (altri) leader europei per vedere come articolare la nostra dottrina nazionale.
Questo dialogo è importante perché è un modo per articolare la deterrenza nucleare in un approccio olistico di difesa e sicurezza”. Finora l’Europa faceva sostanzialmente affidamento sugli Stati Uniti.
Ma negli ultimi tempi si parla di rivedere la propria dottrina nucleare proprio per i dubbi sempre più crescenti sull'impegno di Washington per la sicurezza europea. La Germania e il Regno Unito sembrano considerare seriamente la proposta.
Anche qui l’Italia di Giorgia Meloni si è affrettata a dire che non se ne parla e a ribadire che ha piena fiducia negli Stati Uniti. Intanto la prima ministra danese, Mette Frederiksen, alla domanda se le tensioni intorno alla Groenlandia fossero rientrate ha risposto:
"No, purtroppo no. Penso che il desiderio del presidente degli Stati Uniti sia esattamente lo stesso", ribadendo che la Danimarca non intende scendere a compromessi sull'integrità territoriale, definendola una "linea rossa".
Il divorzio dagli USA pare evidente e l’Europa finalmente sembra averne preso atto. I governi europei stanno già adottando diverse misure per ridurre i rischi delle proprie economie rispetto agli Stati Uniti, come sottolineato da questa analisi di Politico:
“La Francia si sta muovendo per vietare ai funzionari pubblici l'uso di piattaforme americane come Google Meet, Zoom e Teams. Al Parlamento Europeo, i legislatori stanno spingendo la presidente Roberta Metsola ad abbandonare software e hardware statunitensi, oltre a uno strumento di prenotazione di viaggi con sede negli USA.
In Germania, la politica cerca alternative nazionali o europee ai software della società di analisi dati Palantir”. Altre misure in discussione a Bruxelles vanno dalla diversificazione energetica - ridurre la dipendenza dal gas statunitense intensificando i colloqui con fornitori alternativi come Canada, Qatar e paesi nordafricani (tra cui l'Algeria) - ai sistemi di pagamento per ridurre affidamenti a circuiti americani, alle riserve auree (in Germania, alcuni politici hanno lanciato l'allarme per le 1.236 tonnellate d'oro depositate presso la Federal Reserve di New York), fino all'impegno della Commissione a procedere con l'integrazione del mercato unico, se necessario attraverso "coalizioni di volenterosi" anziché con tutti i 27 membri, a costo di creare un'Europa a più velocità.
La scorsa settimana i leader UE si sono riuniti nel castello Alden Biesen in Belgio. Un vertice, convocato dal Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, per porre le basi per la discussione sulla competitività dell’Europa, in preparazione al Consiglio Europeo di marzo.
E forse questo incontro dal punto di vista geopolitico è più importante della stessa Conferenza di Monaco. Ne ha scritto su Valigia Blu Mattia Marasti.
Sovranismo europeo o modello Trump? Il bivio dell’Unione Europea tra Macron e l’asse Merz-Meloni Resta da vedere quanto di tutto ciò si tradurrà in azioni concrete.
Come scrive Simon Nixon: “Negli ultimi vent'anni l'Europa ha vissuto molte "false albe", ma la sensazione è che qualcosa sia qualitativamente cambiato nel dibattito dopo lo shock di Trump e, in particolare, dopo la crisi della Groenlandia.
Persino Joseph Sternberg (WSJ), solitamente critico severo dell'inerzia europea, intravede ora segnali incoraggianti di cambiamento”. Trump ha voluto la rottura dell’ordine globale basato sulle regole.
Non aveva calcolato che fra le possibili conseguenze avrebbe potuto esserci la reazione dell’Europa per affrancarsi dagli USA. Rimane una corsa a ostacoli e contro il tempo, quando le elezioni in paesi cruciali per l’Unione Europea potrebbero portare al potere gli alleati di Trump.
Immagine in anteprima via radar.am