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La polizia privata di Trump sta seminando morte e paura per le strade americane
Minneapolis. Alcuni agenti dell’ICE, la polizia responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, che da mesi Trump utilizza per compiere raid volti ad arrestare il maggior numero di immigrati irregolari possibile, intimano a una persona di scendere da una macchina, che si trova nel mezzo della strada.
La persona cerca di andare via, mettendo in moto la vettura, e un agente, che si trovava vicino al lato del guidatore, le spara e la uccide. Alla guida c’era una cittadina americana di 37 anni, Renee Nicole Good.
Come l’ICE sta diventando la forza di polizia ‘privata’ di Trump Il governo ha tentato di far passare una versione falsata rispetto ai fatti e quindi del tutto solidale con l'agente: la donna sarebbe stata “un’agitatrice professionista”, l’agente avrebbe “sparato per legittima difesa”, impaurito dalla possibilità che potesse essere investito. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha immediatamente diffuso un comunicato molto simile a quello rilasciato dopo che, in ottobre, degli agenti avevano sparato all’assistente all’insegnamento di Chicago Marimar Martinez, 30 anni, sostenendo che avesse “teso un’imboscata” agli agenti speronando il loro veicolo prima che un agente le sparasse cinque volte.
I filmati mostrarono invece che erano stati gli agenti a speronare la sua auto e che, dopo la sparatoria, uno di loro aveva inviato un messaggio vantandosi: «Ho sparato 5 colpi e lei aveva 7 buchi. Mettetelo nel vostro libro, ragazzi».
Il Dipartimento di Giustizia ha poi ritirato le accuse presentate contro di lei, chiedendo a un giudice di «archiviare l’imputazione e scagionare» Martinez e il suo passeggero. Sui social il DHS ha affermato che «gli agenti dell’ICE a Minneapolis stavano conducendo operazioni mirate quando dei rivoltosi hanno iniziato a bloccare gli agenti dell’ICE e una di queste violente rivoltose ha trasformato il proprio veicolo in un’arma, tentando di investire i nostri agenti delle forze dell’ordine nel tentativo di ucciderli — un atto di terrorismo interno.
Un agente dell’ICE, temendo per la propria vita, per quella dei colleghi e per la sicurezza del pubblico, ha sparato colpi difensivi. Ha usato il suo addestramento e ha salvato la propria vita e quella dei suoi colleghi.
La presunta responsabile è stata colpita ed è deceduta. Gli agenti dell’ICE rimasti feriti dovrebbero ristabilirsi completamente.
Questa è la diretta conseguenza dei continui attacchi e della demonizzazione dei nostri agenti da parte di politici delle “città santuario”, che alimentano e incoraggiano aggressioni dilaganti contro le forze dell’ordine, le quali stanno affrontando un aumento del 1.300% delle aggressioni e dell’8.000% delle minacce di morte». Il vicepresidente Vance ha affermato che “si tratta di una tragedia, ma si può anche dire che se l’è cercata”.
Sul suo social Truth, Trump ha dichiarato che “la donna che urlava è un’agitatrice professionista”, affermando falsamente che l’agente fosse stato investito: «Ho appena visto il filmato dell’evento avvenuto a Minneapolis, Minnesota. È una cosa orribile da guardare.
La donna che urlava era ovviamente una sobillatrice professionista, e la donna alla guida dell’auto era molto indisciplinata, ostruiva e resisteva, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’ICE, che sembra averle sparato per legittima difesa. In base al filmato allegato, è difficile credere che sia vivo, ma ora si sta riprendendo in ospedale.
La situazione è oggetto di un’indagine completa, ma il motivo per cui questi incidenti accadono è che la Sinistra Radicale minaccia, aggredisce e prende di mira quotidianamente i nostri agenti delle forze dell’ordine e dell’ICE. Stanno solo cercando di svolgere il loro lavoro di RENDERE L’AMERICA SICURA.
Dobbiamo stare al fianco e proteggere i nostri agenti delle forze dell’ordine da questo movimento radicale di violenza e odio! PRESIDENTE DONALD J. TRUMP».
Nel parlare del caso, la rete conservatrice Fox News, vicina al presidente, ha affermato che la donna morta “aveva i pronomi nella sua bio” e “lascia una partner lesbica e un figlio avuto da un precedente matrimonio”. La politica dell’ICE proibisce agli agenti di utilizzare forza letale per prevenire la fuga di un sospettato, possono farlo soltanto se ritengono sia in pericolo la propria vita: a giudicare dal video, come si vede in una attenta ricostruzione del New York Times, è impossibile affermare che la manovra della donna potesse generare un rischio per la vita degli agenti.
In uno dei video si vede l’agente che ha sparato tornare verso la propria auto e andare via. Un altro video mostra che le ruote dell’auto marrone erano completamente sterzate in direzione opposta all’agente che ha sparato, il quale non ha fatto alcun tentativo di scostarsi; il che fa pensare che non si sentiva in pericolo.
Come ha detto Geraldo Rivera, il corrispondente di NewsNation, “non vedo nessun tipo di giustificazione ragionevole per quello che è accaduto. Usare la parola terrorismo e cercare di ricondurvi la situazione è un’oscenità”.
Quella che a prima vista può sembrare una fatalità è la logica conseguenza degli ultimi mesi, con la costante militarizzazione delle strade, gli arresti sempre più violenti e la mancanza di rispetto per i più basilari diritti delle persone prese in custodia. In un caso, un uomo fermato alla guida, cittadino statunitense, si è sentito dire di dover fornire prova agli agenti della sua cittadinanza, senza notificare il motivo per cui era stato fermato in prima battuta.
I video che si possono trovare sui social sono spesso terrificanti: persone estratte dalle loro vetture con l’utilizzo della forza, molte volte di fronte a bambini o compagni, urla e terrore. In diverse città, le parate festose per celebrare tradizioni legate a comunità migranti, come il Dia de los Muertos, sono state cancellate per paura che potessero diventare teatro di arresti e deportazioni.
Nei primi nove mesi di amministrazione Trump, secondo dati raccolti da ProPublica, più di 170 cittadini statunitensi sono stati trattenuti dall’ICE: 50 per sospetti legati alla loro cittadinanza, e tra questi tutti erano di origine latina, e circa 130 per aver impedito agli agenti di portare a termine alcuni raid o arresti. In Minnesota, dove è in corso uno dei più grandi dispiegamenti di agenti del secondo mandato di Trump, con circa 2.000 persone coinvolte, le persone si sentono degli obiettivi.
Intervistata dal Guardian, una persona ha affermato che “andare a fare la spesa, prendere i figli, andare dal medico non sono più posti in cui ci si considera al sicuro”. L’ICE, che a differenza delle altre forze di polizia è meno preparata a fronteggiare situazioni di pericolo, utilizza le armi da fuoco senza riguardo per le conseguenze: sono parole che si possono trovare in un’opinione legale di novembre della giudice Sara Ellis, con evidenti prove fotografiche all’interno, tra cui un agente che punta un’arma contro un uomo anziano che lo sta filmando con un telefono cellulare.
L’ICE, che dovrebbe essere di supporto nel controllo delle frontiere ma che oramai agisce indisturbata nelle principali città del paese, ha già sparato a nove persone in cinque Stati diversi. In un caso precedente a quello di questa settimana, l’immigrato messicano Silverio Villegas-Gonzales è stato ucciso.
Anche quella volta, gli agenti hanno affermato di aver sparato per legittima difesa, ma il New York Times ha contestato alcuni aspetti di quella deposizione: esperti consultati dal giornale hanno affermato che, in quel caso, l’uso della forza poteva essere giustificato, ma sarebbero state le tattiche utilizzate dagli agenti a far precipitare la situazione. Inoltre, le sparatorie non sono l’unica causa di morte.
A ottobre, un ventiquattrenne di nazionalità honduregna è morto cercando di scappare da un arresto in Virginia. Tra le persone in custodia degli agenti, 32 sono morte: questo lo rende l’anno con le maggiori vittime per l’agenzia dal 2004.
La risposta a tutto questo da parte dell’amministrazione non è solo di copertura degli agenti, ma di attiva rivendicazione. Secondo Setareh Gandehari del Detention Watch Network, una non-profit che si occupa di tracciare le morti delle persone in custodia degli agenti ICE, “ci sono possibilità che un incidente del genere si ripeta ancora, finchè gli agenti continueranno a poter agire con impunità e senza rendere conto a nessuno”.
L’ambiente in cui l’ICE si muove è del tutto permissivo: e come potrebbe non esserlo, quando le persone che protestano per le politiche dell’amministrazione, un diritto costituzionalmente garantito, vengono sempre più spesso definiti “terroristi interni”? Le parole della segretaria dell’Interno Kristi Noem sono esemplificative: l’uccisione di una donna derubricata a spiacevole incidente, atto di legittima difesa contro una cittadina che stava “impedendo da tutto il giorno il lavoro della forza di polizia”.
Nessuna scusa, ma giustificazioni e incoraggiamento ad andare avanti: così si muove l’amministrazione Trump che chiede ai cittadini di credere acriticamente a versioni contestate dalle immagini riprese dai cittadini stessi, come ha evidenziato nella sua newsletter su Substack Heather Cox Richardson: “Il fatto che sia il DHS sia Trump abbiano diffuso versioni false della sparatoria mentre circolano quattro video che dimostrano che si tratta di menzogne mostra che non stanno più cercando di giustificare le proprie azioni.
Stanno invece chiedendo agli americani di abbandonare la realtà a favore di qualunque cosa dica l’amministrazione. Se questo funzionasse, sarebbe una dimostrazione di potere totalitario: la capacità di controllare il modo in cui le persone pensano.
Accettare quella menzogna è un test di lealtà.” Una richiesta di lealtà che, però, non sta funzionando, come si vede nella reazione dei cittadini e anche dei democratici. Il governatore Tim Walz, candidato vicepresidente con Kamala Harris nel 2024, ha dichiarato che erano settimane che metteva in guardia sulla minaccia che queste operazioni hanno sulla sicurezza dei cittadini.
Walz ha aggiunto di essere pronto a mobilitare, se necessario, la Guardia Nazionale del Minnesota, dimostrando che l’iniziativa di Trump di invocare l’Insurrection Act e inviare le truppe era priva di fondamento. Il governatore ha anche ricordato ai cittadini del Minnesota che la Guardia Nazionale del Minnesota non indossa maschere e che appartiene a loro, ai cittadini, non a Trump.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha definito «una stronzata» il comunicato del DHS e ha detto che a sparare è stato “un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato, con il risultato che qualcuno è morto, è stato ucciso” e che l’ICE “deve levarsi dalle palle”. Intanto l'FBI ha assunto il pieno controllo delle indagini, escludendo il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension (BCA).
Ma il governatore Walz ha dichiarato in una conferenza stampa che “il Minnesota deve partecipare a questa indagine. Mi sembra molto, molto difficile che si possa ottenere un risultato equo.
E lo dico solo perché le persone che ricoprono posizioni di potere hanno già emesso un giudizio”. Chiaro il riferimento all'amministrazione Trump che continua a giustificare l’uccisione di Good, accusando di fatto la vittima.
A Minneapolis proseguono le proteste contro l’ICE e le manifestazioni di cordoglio in ricordo di Renee Good. La folla ha intonato “ICE out now” (ICE fuori subito), sulla neve era scritto con vernice rossa “ICE kills” (ICE uccide) e sulla strada c'erano scritte che chiedevano all'ICE di andarsene.
“È facile, mentre l'amministrazione Trump cerca di consolidare il potere autoritario e di riorganizzare gli Stati Uniti in una autocrazia nazionalista bianca dove il potere è definito da manifestazioni di dominio violento, pensare che la degenerazione morale rappresentata dagli agenti dell'immigrazione e da coloro che li comandano rappresenti una verità fondamentale dello spirito americano: che il nostro è un paese malato nella mente e nell'anima, incapace di realizzare gli alti obiettivi di dignità e uguaglianza per tutti coloro che hanno animato così a lungo i nostri miti nazionali. C'è del vero in questo pensiero cupo”, osserva l’editorialista del Guardian Moira Donegan.
“Ma c'è anche un'altra verità”, conclude Donegan: “ovunque vada, l'ICE viene accolta con scherno, resistenza e disprezzo da parte dei cittadini americani, disarmati e inflessibili, riuscendo talvolta persino a liberare un vicino rapito o a cacciare i criminali dai loro quartieri. Anche questa è una verità di questo paese: che persone come Martinez e Good sono più numerose dei razzisti e degli autocrati”.
Immagine in anteprima: frame video Guardian