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Politica

Da Gaza a Caracas, nel far west globale muore il diritto internazionale

Lunedì 5 gennaio 2026 ore 14:42 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Da Gaza a Caracas, nel far west globale muore il diritto internazionale generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Quando il diritto internaziale viene calpestato e la legge si sottomette alla violenza si entra in un caos globale privo di regole e ordine.
Da Gaza a Caracas, nel far west globale muore il diritto internazionale
Strisciarossa

Quella di Maduro non è una cattura ma un sequestro di stato, segna la fine del diritto. Non si tratta del plot di un film distopico hollywoodiano bensì dell’evento geopolitico più sconcertante e controverso con il quale si è aperto questo 2026.

Si tratta di un’operazione militare statunitense lanciata su larga scala in Venezuela, mirata alla ‘cattura’ dell’attuale presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, trasferiti negli Stati Uniti, dove Maduro è atteso in tribunale a New York con accuse penali. Questo il quadro diffuso urbi et orbi sui media mondiali.

Ma a ben guardare c’è una parola che, più di tutte, racconta la natura di ciò al quale stiamo assistendo: la stampa occidentale, in Italia quasi unanimemente, parla di “cattura” del presidente venezuelano. Una parola neutra, tecnica, apparentemente innocua, che rassicura e che presuppone un’autorità legittima, un mandato, una procedura.

Ma è quella sbagliata. La parola corretta è sequestro: sequestro di persona compiuto da uno Stato contro il capo di un altro Stato sovrano, in violazione di ogni norma internazionale Entrati in un mondo dove la violenza precede la legge La differenza fra le due non è semantica.

È giuridica. Ed è anche politica.

Maduro è stato sequestrato nel corso di un blitz militare pianificato e attuato da uno stato straniero, prelevato senza mandato internazionale, senza ordine di cattura da un giudice competente, senza richiesta di estradizione, senza rinuncia all’immunità di capo di Stato. Oltre 40 persone, per lo più civili, hanno perso la vita in un’azione di forza extragiuridica travestita da azione di sicurezza e salvaguardia della democrazia.

Democrazia: altra parola ormai cannibalizzata dalla nuova classe di oligarchi occidentali e svuotata di senso giuridico, filosofico, etimologico e politico. Facciamo ordine, usando il caro desueto buon senso.

Quella messa in atto dagli USA è un’operazione militare, condotta in territorio sovrano, conclusa con la deportazione forzata di un presidente straniero negli Stati Uniti. Tutto ciò che viene dopo, tribunali, accuse, immagini in manette, è costruito sopra un atto originariamente illegale.

Eppure, il racconto mediatico compie un salto mortale e morale non trascurabile, parte direttamente dalla fine: Maduro “arrestato”, “incriminato”, “detenuto”.

Come se il momento fondativo, la violazione della sovranità, l’uso della forza, il sequestro, non esistesse o fosse irrilevante. È la costruzione narrativa di un mondo dove la violenza precede la Legge e la Legge è funzionale a legittimare la violenza a posteriori.

Il Gran Giurì di New York viene esibito come foglia di fico. Ma un Gran Giurì statunitense non è un tribunale internazionale, è un tribunale locale, non ha giurisdizione su capi di Stato stranieri, non può legittimare retroattivamente un’azione militare.

Qui il diritto non precede la forza: la insegue. Prima si prende il corpo, poi si scrive l’atto.

La pornografia simbolica fa il resto. Il carcere federale di Brooklyn, il Metropolitan Detention center, viene evocato insieme ai nomi come Joaquin El Chapo Guzman, Luigi Mangione, il giovane accusato di aver ucciso l’amministratore delegato di United Care o la fidanzata del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell, non per informare, ma per criminalizzare per associazione, per collocare Maduro nello stesso immaginario morale di narcotrafficanti e pedofili.

È una tecnica di propaganda vecchia quanto il colonialismo: non dimostrare ma accostare, associare. Il processo morale precede quello giudiziario.

La colpa viene suggerita per prossimità. Nel frattempo, le vittime restano sullo sfondo.

Venezuelani e cubani. Senza nome, senza volto, senza responsabilità accertate.

Ridotti a dettaglio operativo. Per alcuni teatri si parla di stragi, per altri di “effetti collaterali”.

La grammatica del dolore non è universale. Ha una scala di valori e va per classi: ci sono quelli di serie A e poi tutti gli altri di serie B, C, D, E, F, G. La conferenza stampa di Trump Il diritto affossato per controllare la risorse economiche A rendere il quadro ancora più grave è la legittimazione esplicita dell’operazione attraverso la cosiddetta ‘Dottrina Monroe’, che nel Far west dei bulli globali è stata ribattezzata ‘Donroe’, crasi tra Donald e Monroe.

Per chi non lo ricorda, la Dottrina Monroe fu proclamata nel 1823 dal presidente statunitense James Monroe: un principio politico unilaterale secondo cui qualsiasi ingerenza europea negli affari delle Americhe sarebbe stata considerata ostile agli Stati Uniti. In pratica, serviva a garantire la supremazia statunitense sul continente, mascherata da difesa dei popoli americani.

Presentarla nel 2026 come base di diritto internazionale non è una deviazione: è una regressione storica, un ritorno dichiarato a un mondo di sfere di influenza, dove la forza precede la legge e la sovranità degli Stati è subordinata agli interessi del più potente. E quando nei servizi televisivi e negli articoli sui giornali si afferma, senza imbarazzo, che “gli Stati Uniti governeranno il paese e ne gestiranno il petrolio”, cade ogni maschera.

Nessun diritto umano, nessuna giustizia, nessuna lotta al narcotraffico. Solo risorse, controllo, interesse strategico.

La giustizia come business plan. In questo quadro, la posizione del governo italiano è forse l’elemento più umiliante.

Parlare di “azione difensiva”, negare ogni violazione del diritto internazionale, significa certificare una resa preventiva: se lo fa l’alleato, allora diventa legale. Questo non è realismo politico, è abdicazione giuridica, una rinuncia esplicita a qualsiasi autonomia di giudizio.

A suggellare questo collasso, arriva puntuale anche la dichiarazione della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che definisce l’operazione “un passo necessario per il ripristino della stabilità e della legalità internazionale”. Nemmeno Orwell avrebbe saputo fare di meglio.

La Commissione che dovrebbe difendere il diritto internazionale ne certifica la sospensione, trasformando un sequestro armato in un atto di governance globale. Che l’Europa fosse ormai una scatola vuota era chiaro da tempo, ma questa dichiarazione segna definitivamente la sua morte come spazio giuridico autonomo.

Parlare oggi di “valori europei” non è più ipocrisia, è archeologia. Fra le poche voci dissonanti, oltre a quella della Spagna di Pedro Sancez, c’è quella fuori dal tempo di Leone XIV, che all’Angelus ha parlato di sovranità del Venezuela, di Stato di diritto, di popoli e non di interessi.

Proprio per questo suona stonata, perché ricorda (invano) che il diritto dovrebbe venire prima della forza, non dopo. Tra le macerie di Gaza Gaza è il vero punto di non ritorno nel caos globale Ma il punto di non ritorno non è Caracas. Il punto di non ritorno è e rimane Gaza. Gaza è la madre della morte del diritto internazionale.

Non perché sia l’unica tragedia in corso nel mondo, ma perché è il luogo in cui l’eccezione è diventata sistema e regola. Dove le convenzioni sono state sospese senza dichiararlo.

Dove il diritto umanitario è stato e continua ad essere svuotato dall’interno. E dove l’impunità è diventata metodo indiscutibile e insindacabile.

Gaza è il buco nero giuridico e morale dell’umanità che ha risucchiato la Carta delle Nazioni Unite, il principio di proporzionalità, la distinzione tra civili e combattenti. E quando un buco nero si apre, non resta confinato.

Da Gaza in poi, tutto è diventato possibile. Senza Gaza non avremmo inaugurato il 2026 con il sequestro di un capo di Stato: la forza che precede il diritto e un tribunale senza giurisdizione che segue bombardamenti illegali.

Dobbiamo prenderne atto: il mondo è diventato un Far west globale, dove noi siamo gli indiani e i coloni sono i nuovi yenkies transnazionali per i quali vige la legge del più forte, del più armato, del più spregiudicato. In questo scenario, Stati Uniti e Israele non sono più semplicemente alleati: sono un unico dispositivo politico-militare, un’unica grammatica dell’eccezione permanente.

Mentre l’Europa è condannata alla più grottesca e tragica delle irrilevanze: servile quando giustifica, complice quando tace, invisibile quando dovrebbe parlare. Il diritto non è morto all’improvviso.

È morto a Gaza. E tutto ciò che oggi chiamiamo “cattura” non è che l’eco di quel crollo originario, preludio a orizzonti sempre più cupi e distopici.

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