Cultura
Escaped Alone
Una foto di scena di Escaped Alone – © Masiar Pasquali Di questo spettacolo si sta parlando molto, fortunatamente, e lo si fa in modo appropriato e approfondito, al punto da dare l’impressione che esista, in Italia, una comunità di persone appassionate di teatro e di drammaturgia che si muove su e giù per la penisola per andare ad ascoltare e applaudire le produzione più recenti e a commentare la resa scenica dei testi formalmente e tematicamente più interessanti tra i contemporanei. Io che vedo il teatro soprattutto da una prospettiva letteraria – la famigerata letteratura teatrale che si studiava nelle facoltà di Lettere e che oggi si legge nei manuali scolastici e universitari – e che non riesco ad andare a teatro quando e quanto vorrei, avevo fino a pochi anni fa solo intravisto la ricca drammaturgia contemporanea, e le tante produzioni che lavorano a fondo su testi teatrali scritti negli anni o addirittura nei mesi precedenti.
Abituato a stagioni teatrali popolate di Pirandello e Goldoni, di Ibsen e Shakespeare, continua a stupirmi un po’ il fatto che in Italia come altrove si scriva, si legga, si rappresenti e si discuta un teatro contemporaneo. Anche per questo non mi sono fatto sfuggire l’occasione di andare a imparare da chi ne sa più di me.
Il pubblico domenicale del teatro Grassi – la sede storica del Piccolo di Milano – è tutt’altro che facile da gestire. C’è chi non sente e non lo manda a dire, e allora tocca intervenire per alzare il volume.
C’è che si scortica le mani e grida forte brave! Ci sono ragazzi e ragazze e anche tante signore, mediamente più grandi delle quattro attrici sul palco, le quali secondo la drammaturga dovrebbero avere settant’anni e invece ne hanno una cinquantina.
Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi sono molto efficaci, e con le loro parrucche imbiancate, gli occhiali da lettura e le giunture arrugginite non sfigurerebbero in una casa di riposo della periferia milanese. Sono soprattutto affiatatissime: lavorano da mesi alla preparazione dello spettacolo, che giorno dopo giorno sta crescendo e che una volta finita l’avventura milanese proseguirà in una tournée ancora in costruzione.
Una foto di scena di Escaped Alone – © Masiar Pasquali Prima ancora che inizi lo spettacolo, sul palcoscenico si intravede quello che Alessandro Ferroni, responsabile dei paesaggi sonori e dell’ideazione dello spazio scenico, definisce “un ribaltamento del rapporto tra naturale e artificiale”: un prato di plastica circondato da una siepe di plastica sono sovrastati da un maxischermo (un ledwall) in cui via via scorreranno nuvole e cieli al tramonto, a cui si alternano inserti visivi che introducono un controcampo rispetto alla scena dialogica. In campo ci sono tre donne anziane che si apprestano a prendere un tè in giardino, mentre un’altra, Mrs.
Jarrett, una vicina di casa, entra nello spazio circoscritto dalla siepe, pur mantenendo un ruolo marginale, anzi liminare. È un pomeriggio qualsiasi, uno dei tanti, e le tre amiche, di cui conosciamo solo il nome proprio – Sally, Vi e Lena – riprendono una chiacchierata che sarà interrotta solo dal calare del sole.
E immersi in questo conversare fatto di ricordi, idiosincrasie e piccole ossessioni quotidiane, con le orecchie tese e pronti a cogliere un qualche messaggio o una verità rivelata, si rimane sempre sul punto di affezionarsi alle quattro in scena, non riuscendoci mai fino in fondo: le loro parole corrono veloci, a un ritmo sostenutissimo, con toni e intensità che oscillano dal sussurro al grido, in discorsi ripresi e interrotti, circolari e centrifughi. A spiazzare ulteriormente e progressivamente chi partecipa all’esperienza sono poi gli interventi di Mrs.
Jarrett, che intervallano il flusso dialogico con brevi monologhi di tono ieratico: frammenti visionari, versioni alternative, tutte plausibili, di un’apocalisse che potrebbe già essere avvenuta o solo profetizzata, non importa. Quel che forse importa, o che mi pare di aver capito o sentito, è proprio il senso di spaesamento e di fragilità di fronte all’irrompere continuo di un altro tempo che incombe sulla vita quotidiana, accentuandone la fragilità.
Sarebbe bello rilassarsi e stare semplicemente ad ascoltare le conversazioni delle signore, i loro aneddoti e ricordi, così come è piacevolissimo, potendoselo permettere, passare i pomeriggi perdendosi in chiacchiere. Ma occorre fare i conti con un altro tempo, il tempo lungo della storia naturale, al cui interno l’umanità stessa è ridotta ai minimi termini, destinata a scomparire o a sembrare qualcosa di infimo, un frammento, una frase smozzicata, un discorso già finito.
Le recensioni hanno insistito sulla capacità dello spettacolo di mettere in tensione quotidianità e catastrofe, chiedendo allo spettatore non un’adesione emotiva immediata, ma un lavoro di ascolto e di responsabilità. È uno spettacolo fragile, qualcuno lo ha già detto, che invita il pubblico a spezzare il pane della fragilità, tutte e tutti insieme, durante un pomeriggio di parole tra vecchie amiche, lasciando per un attimo da parte i deliri di onnipotenza dei maschi bianchi che, in un patetico e disperato colpo di coda della storia patriarcale, incombono ogni giorno sulle nostre vite.
In mezzo al pubblico c’è chi non ci sta, chi non si sintonizza, ma sono casi eccezionali: la domenica pomeriggio scorre via veloce in quello che resta un clima di attesa, in rigoroso silenzio, fino al congedo, discreto anch’esso. D’altronde ormai da tempo abbiamo imparato, aiutati dalla poesia di T.S. Eliot, che «This is the way the world ends / Not with a bang but a whimper».
Escaped Alone – © Masiar Pasquali Escaped alone di Caryl Churchill, traduzione di Monica Capuani, è un progetto de lacasadargilla, regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzo, dramaturg Margherita Mauro, paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni, drammaturgia del movimento Marta Ciappina, scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi, ambienti visivi Maddalena Parise, drammaturgia delle luci Luigi Biondi, costumi Anna Missaglia, accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin, assistente alla regia Matteo Finamore, produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, diritti di rappresentazione a cura dell’Agenzia Danesi Tolnay. L'articolo Escaped Alone proviene da La ricerca.