Cultura
La fotografa e attivista per i diritti civili Alle Bonicalzi insieme ad Agedo Milano espone Ritratto di Famiglie
Fino al 17 Gennaio 2026 alla Biblioteca Sormani di Milano sarà visibile l’Esposizione Fotografica dal titolo Ritratto di famiglie. Un Progetto creato per l’Associazione Agedo Milano, grazie al Comune e al Sistema Bibliotecario di Milano che hanno reso disponibile lo spazio espositivo, ideato, condotto ed esposto dalla Fotografa, Filosofa, Formatrice e Attivista per i Diritti Civili Alle Bonicalzi.
Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi Si tratta della mostra conclusiva di un percorso compiuto da Alle insieme e grazie all’Associazione Agedo Milano, l’associazione di genitori, parenti, amici e amiche di persone LGBTQIA+, che ha voluto valorizzare le famiglie coinvolte. L'idea nasce della Presidente, Cinzia Valentini: fare un’esposizione fotografica che permettesse una sorta di coming out collettivo delle famiglie Agedo, perché divenissero testimoni di una situazione condivisa e fossero d’ispirazione e supporto per altre persone e famiglie che dovessero confrontarsi con il coming out della propria figlia o del proprio figlio, e con tutto ciò che avrebbe potuto determinare questa situazione per i genitori: preoccupazioni, dubbi, domande, scoperte e battaglie per i diritti.
Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi A Cinzia Valentini ho chiesto - Perché realizzare questa mostra? «Per scardinare lo sguardo stereotipato e superficiale che si ha sulla comunità LGBTQIA+ per mancanza di conoscenza, per cui i nostri figli vengono percepiti come un ‘mondo a parte’ e non come ‘parte del mondo’. Ogni persona merita dignità, rispetto e di essere trattato con cura, non solo in famiglia, ma anche in tutti i contesti sociali».
È trascorso più di un anno da quando Alle Bonicalzi è stata contattata dall’Associazione per sviluppare questo Progetto. Tutto ha avuto inizio grazie a Monica Verga – attivista di Intreccitatɜ - Como e membro del direttivo Agedo Milano.
A Monica Verga invece ho chiesto - Qual è il ricordo di quest’esperienza che maggiormente porti con te? «È stata un’esperienza intensa e coinvolgente, che mi ha fatto sentire pienamente la profondità del legame con mio figlio.» Data l’importanza del Progetto e conoscendo Alle le ho proposto un’intervista per ReWriters, perché non ci sarebbe stata rivista più adatta ad accogliere il racconto di questo lavoro; e nessuno avrebbe potuto raccontarlo meglio di lei. Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi L’intervista a Alle Bonicalzi Ritratto di Famiglie è successivo al Progetto sull'adolescenza inVISIBILI pubblicato su ReWriters con la mia firma.
C’è un legame tra i due lavori e, in generale, nell’evoluzione del tuo sguardo sul mondo? In quanto attivista per i diritti civili, i miei lavori sono sempre correlati da uno sguardo simile, che mira a dare – letteralmente – corpo, voce e luce a soggettività discriminate o con meno diritto di parola di altre.
In tal senso c’è un legame stretto e una sorta di arco narrativo in evoluzione tra i miei ultimi tre lavori. Nel 2020, infatti, usciva INDICIBILE II – Virtualmente non autorizzata, una personale online sul tema della violenza di genere, tuttora percorribile qui: https://www.allebonicalzi.com/indicibile/ che già vedeva dialogare fotografie e parole, sebbene in un’ottica disturbante e tramite autoritratti, e da cui nacque uno dei miei laboratori filosofico-fotografici più amati, L’immagine e il volto https://www.allebonicalzi.com/alle-donne/laboratori-per-le-scuole-speciale-25-novembre/ un Progetto creativo, positivo, alla scoperta dello splendore di ciascun@.
Del 2022 è inVISIBILI – Ode all’adolescenza (https://www.allebonicalzi.com/alle-donne/?s=inVISIBILI) che, come sai, trattava proprio di identità e manifestazione di sé, rivolto a giovani persone anche LGBTQIA+. Fu anzi proprio allora che, grazie alla comunità di Como Pride, conobbi alcune delle persone che mi hanno portato poi a realizzare Ritratto di Famiglie con Agedo Milano.
Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi Perché hai definito la mostra fotografico-filosofica? Di formazione sono filosofa della comunicazione.
Alla richiesta di Agedo ho subito pensato di rispondere non solo con delle fotografie bensì con un percorso esperienziale più complesso. Checché se ne dica, secondo me non è affatto vero che «un'immagine val più di mille parole».
Un'immagine mostra, non di-mostra niente. Per questo ho voluto dare voce, oltre che luce, alle persone coinvolte.
E l'ho fatto attraverso un duplice strumento: un questionario anonimo che desse parola all'associazione nel suo complesso, e un laboratorio di scrittura creativa, che permettesse a ciascun@ di raccontarsi, ma anche di cancellare eventualmente tutto ciò che non avesse voluto condividere. Dall'unione delle fotografie prodotte e delle parole donate, sono nate le opere ora in mostra in Sormani.
Come racconta Patrizia Siniscalchi, altra mamma Agedo protagonista in mostra: «Io mi aspettavo un semplice shooting fotografico, l’occasione per avere degli scatti unici che ritraessero me e mio figlio. Invece quello che è accaduto è stato straordinario.
Guardandoci negli occhi, scrivendo di getto le nostre emozioni, siamo riusciti a dirci cose che erano dentro di noi da sempre, ma non eravamo mai riusciti ad esprimere. Alle ha saputo cogliere tutto questo e fissarlo nel tempo.
Un’esperienza di cui sono grata e che non dimenticherò.» Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi Alla fine quindi, la mostra è l’esposizione dei collage fotografici dell'esperienza vissuta con le famiglie dell'associazione, è corretto? Non solo.
Infatti abbiamo deciso che fosse importante anche per il pubblico vivere un'esperienza più articolata della semplice visione di qualcosa di esposto. Per questo, accanto alle opere in mixed media (ossia i collage digitali di parole e fotografie) vi sono anche delle opere tipografiche che riportano domande alle quali l'associazione stessa ha risposto e che interrogano (volendo) chi venisse in visita alla mostra. «Che cosa significa, per te, essere genitore o genitrice (se lo sei)?» Ma anche «che cos’è per te la libertà o che cosa significa essere normale» Domande dirette ma di non facile soluzione o, comunque, non univoca.
Inoltre, a corredo dell'esperienza fotografica e filosofica, vi sono anche alcune postazioni interattive che propongono ai visitatori di partecipare ancora di più alla riflessione che l’ha generata, ossia di mettersi in gioco in prima persona rispetto al proprio concetto di famiglia, ma anche di cura e di riconoscimento. Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi In che senso si può parlare di cura?
Il concetto di cura è molto interessante: condivide la propria radice con la curiosità e ha molto a che fare con il concetto di attenzione, che è al cuore, non solo simbolico, del percorso espositivo in Sormani. Al centro dell'infilata di opere, infatti, campeggia uno specchio scritto con tre imperativi del verbo guardare: guardami, guardati, guardiamoci.
Anch'esso dono del laboratorio che ha generato la mostra e che richiama alla funzione necessaria per il riconoscimento di sé, ossia l'essere vistɜ per chi si è veramente: sia singolarmente sia come collettività! Uno dei temi emergenti della mostra, infatti, oltre a quello della famiglia, è quello dell'identità.
In che rapporto sono questi due termini per te e per le famiglie che hanno partecipato al progetto? Rapportandomi con famiglie di persone omosessuali, trans o non binarie, va da sé che il tema dell'identità si imponga come particolarmente significativo, non solo per i singoli membri del nucleo famigliare, ma per l'unità stessa della famiglia.
Ed è proprio attraverso la serietà e il coraggio con cui chi ha partecipato al progetto, e si è mess@ in gioco rispetto a questo tema, che la mostra diviene un valore per la collettività, a prescindere dalla modalità di ciascun@ di essere famiglia o di sé stess*. Non a caso il titolo della mostra richiama un’unica esperienza: il ritratto, singolare; vista però da molteplici e differenti punti di vista: le famiglie, plurali.
Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi Ho notato l’uso disinvolto di simboli non comuni nella lingua scritta: l'asterisco, la chiocciola e perfino lo scevà… come e perché li usi? Amo moltissimo il linguaggio.
Lo è la fotografia e lo è la lingua scritta. La mia formazione filosofica mi aiuta ad aprirmi a riflessioni metalinguistiche, ossia del linguaggio su sé stesso, che ho molto approfondito negli ultimi anni.
I simboli che citi sono esperimenti linguistici atti a mettere alla prova la possibilità – direi plastica – del linguaggio di adattarsi di più e meglio alla realtà e al mutamento che ci circonda. C'è chi li vede con sospetto e con dispetto; per me invece si tratta di un campo di gioco interessantissimo e perfino divertente, potenzialmente in grado di trasformare il mondo.
Parole nuove infatti permettono di concepire pensieri nuovi e nuovi pensieri permettono di maneggiare meglio la realtà. Quando si tratta di persone e di diritti, la possibilità di un linguaggio più ampio e accogliente delle differenze diventa uno strumento prezioso e rivoluzionario.
Me lo hanno insegnato, tra lɜ altrɜ, Fabrizio Acanfora (attivista e divulgatore esperto di neurodivergenze e spettro dell’autismo) e Vera Gheno (sociolinguistica e attivista transfemminista) che sarà l’ospite d’onore di Sabato 17 Gennaio, in chiusura della mostra e con cui approfondiremo il concetto di normalità e la validità di quello di inclusione! Linguaggio ampio come perfetto contrappunto linguistico a quell’apertura di mente veicolata dalle tue immagini e dalla mission di Agedo?
Infatti! Questa mostra in quanto tale è una sorta di epifania, la manifestazione di un nuovo modo di essere famiglia: più consapevole, più accogliente, senza giudizio e incondizionatamente amorevole e che ha la forza di dirsi tale.
Un modello possibile solo adottando uno sguardo nuovo su di sé e sulle persone a cui si vuole bene ma anche al mondo che ci circonda e che vogliamo e possiamo trasformare. Un passo alla volta.
Una parola alla volta. Uno sguardo alla volta.
Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi Com’è stata accolta la mostra dalla sua inaugurazione? Direi molto bene.
Ho visto persone interessate, sorprese e commosse. Ho ricevuto commenti gioiosi e di gratitudine.
Ho ricevuto anche ‘consigli’ per rendere ancora più efficace il messaggio. Si potrebbe farne un libro, con la trascrizione dei testi manoscritti, non sempre facili da decodificare... ma anche lì sta il bello.
Ci vuole desiderio e impegno, oppure estendere la ricerca e l’esperienza. Non ci sono molti padri presenti, ma i presenti sono fantastici!
Sono quasi del tutto assenti fratelli e sorelle, ma si potrebbe ampliare anche allɜ amichɜ, talmente preziosɜ da essere a tutti gli effetti famiglia! Come dice bene Andrea Pigey, altra protagonista della mostra e mamma Agedo: «Siamo molto felici che il progetto abbia finalmente visto la luce e speriamo di riuscire a trasmettere il senso di comunità che lo ha reso possibile.
Il risultato, davanti ai nostri occhi, è espresso dai sorrisi delle famiglie coinvolte, dalla complicità e profondità degli sguardi, dalla composizione di esperienze diverse in un unico messaggio di accoglienza e libertà di essere sé stessi. Come un grande patchwork.» Insomma, a me pare di poter dire con certezza che Agedo Milano ha toccato nel vivo sia la propria comunità sia la città.
Confidiamo che il significato di questa esperienza si faccia universale e raggiunga davvero più persone possibili. Ritratto di famiglie - Alle Bonicalzi Qual è il messaggio che ritieni più importante?
Nel comporre i collage digitali di fotografie e immagini, mi sono assunta l'onere e l'onore di ritagliare delle “finestre di senso” tra le molte parole espresse: ciò che profondamente mi ha colpita è che praticamente nessun* partecipante, sebbene avesse potuto, abbia cancellato quanto scritto di getto. In pratica le persone ritratte non hanno sentito il bisogno di nascondere più nulla e anzi, hanno voluto donare la propria esperienza, per quanto a tratti dolorosa e certamente complessa, per il benessere altrui.
Agedo nasce per non dover esistere più: perché le persone LGBTQIA+ possano godere dei diritti di chiunque altr@ senza bisogno che altr@ si battano per loro, né che ci sia bisogno più di alcuna battaglia. Questo è il mondo futuro che desidero anch'io per me, per la mia famiglia, per le mie figlie e per ogni figlio o figlia… ossia per tuttɜ giacché tuttɜ lo siamo.
Figliɜ. Alle Bonicalzi - Ritratto Fotografico di ©Agata Lanni Chi è Alle Bonicalzi Laureata in filosofia della comunicazione e diplomata in arti drammatiche, è fotografa professionista, attivista e divulgatrice.
Si occupa soprattutto di rappresentazione di sé e ritratto, pensiero critico e valorizzazione delle differenze – con un occhio di riguardo per i soggetti oppressi e le battaglie di diritto. Condivide la sua visione del mondo con i per-corsi di meraviglia #AITO:
Attraverso i tuoi occhi. Tra le sue le mostre:
INDICIBILE (2020) sul tema della violenza di genere, e inVISIBILI (2022) sullo splendore dell'adolescenza. Il suo lavoro è per tutti e tutte, LGBTQIA+ friendly, antirazzista, transfemminista, accogliente delle differenze e laico: come dovrebbe essere il mondo intero.
Ritratto di Famiglie Fino al 17 Gennaio 2026 Biblioteca Sormani Corso di Porta Vittoria, 6 – 20122 Milano Orari: Lunedì 14:30 – 19:30;
Martedì - Venerdì 9:00 – 23:00; Sabato 10:00 – 18:00;
Chiuso Domenica e festivi. L'ingresso è libero e gratuito.
Contatti: Biblioteca Sormani - Corso di Porta Vittoria 6, 20122 Milano | Municipio 1 - Tel. 800880066 La pubblicazione delle immagini fotografiche di questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, è stata autorizzata da Alle Bonicalzi.
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