Cultura
Sanremo, la rivolta social: Andrea Pucci
Il Festival di Sanremo rappresenta storicamente un dispositivo di coesione simbolica nazionale, un evento capace di costruire memoria culturale condivisa. In chiave sociologica, può essere letto attraverso la teoria dell’industria culturale di Adorno e Horkheimer: la musica popolare televisiva diventa prodotto standardizzato, ma anche strumento di integrazione sociale.
Allo stesso tempo, seguendo Durkheim, eventi come Sanremo funzionano come rituali collettivi che rafforzano il senso di appartenenza. La televisione generalista ha storicamente agito come spazio di socializzazione culturale, contribuendo alla definizione di ciò che è “nazional-popolare”, trasformando la musica in linguaggio sociale accessibile a tutte le classi.
Sanremo, la discesa qualitativa: consumo e spettacolo Il progressivo spostamento del Festival verso una dimensione più spettacolare che culturale può essere interpretato alla luce della modernità liquida di Zygmunt Bauman. Nella società contemporanea, i prodotti culturali diventano rapidamente consumabili e sostituibili, perdendo profondità simbolica.
Anche Guy Debord, con la teoria della società dello spettacolo, anticipa questa trasformazione: l’esperienza culturale lascia spazio alla rappresentazione, alla visibilità, all’immagine come valore dominante. In questo scenario, la musica rischia di essere ridotta a oggetto promozionale, dove la dimensione artistica viene subordinata alla logica della performance mediatica e della viralità.
Conduttori come capitale simbolico e figure narrative del sistema mediatico La centralità di conduttori e co-conduttori può essere interpretata attraverso Pierre Bourdieu e il concetto di capitale simbolico. Le figure televisive incarnano valori, linguaggi e codici culturali che contribuiscono a legittimare il programma.
In una società mediatizzata, queste personalità diventano vettori identitari e narrativi. Il caso della rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione dopo le polemiche social evidenzia come la reputazione pubblica sia oggi fragile e negoziata costantemente nello spazio digitale.
Senza entrare nel merito della sua comicità, emerge come alcune forme espressive possano essere percepite come non più accettabili in un ecosistema comunicativo caratterizzato da sensibilità collettive mutevoli e da un controllo sociale diffuso. Rete, movimenti connettivi e potere sociale: da Castells al rischio cyberbullismo Le dinamiche social che hanno contribuito all’esclusione di una figura televisiva possono essere lette attraverso Manuel Castells e la teoria della network society.
Secondo Castells, il potere oggi si esercita attraverso reti di comunicazione orizzontali, dove i cittadini possono organizzarsi in forme di azione connettiva: mobilitazioni rapide, spontanee e decentralizzate. La rete diventa uno spazio di produzione di significato e di pressione sociale capace di incidere sull’agenda mediatica e sulle scelte editoriali.
Tuttavia, queste dinamiche si avvicinano anche alle riflessioni di Sherry Turkle sulla disinibizione digitale e alla teoria delle folle di Le Bon in versione digitale: l’anonimato e la velocità comunicativa possono favorire radicalizzazione emotiva, aggressività e violenza verbale. L’azione connettiva rischia così di trasformarsi in pressione collettiva incontrollata, fino a sfiorare dinamiche di cyberbullismo.
La rete si configura quindi come spazio ambivalente: potente strumento di partecipazione democratica, ma anche terreno fertile per derive distruttive, dove il confine tra critica sociale e linciaggio digitale diventa sempre più sottile. Infine, vi invito a leggere il libro Comunicazione e potere di Manuel Castells.
Un'opera che può aiutare a comprendere le dinamiche che si celano dietro la comunicazione sia individuale che connettiva. The post Sanremo, la rivolta social:
Andrea Pucci appeared first on ReWriters.