Politica
La sinistra, le dittature e le rivolte democratiche: quanti luoghi comuni
Il testo che segue è un riassunto dell'articolo La sinistra, le dittature e le rivolte democratiche: quanti luoghi comuni generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.
Stiamo ai fatti. Appena ho letto l’appassionato j’accuse di Roberto Roscani (leggi qui) alla sinistra italiana ed europea perché sarebbe colpevolmente indifferente agli orrori della repressione in Iran sono corso a controllare come trattano la vicenda “i tre organi d’informazione che guardano a sinistra” accusati di colpevole silenzio nell’articolo.
Ebbene, nell’ultimo numero della rivista Jacobin non c’è traccia degli eventi iraniani giacché si tratta di una pubblicazione costruita su analisi tematiche slegate dalla stretta attualità, ma il sito di The Guardian ha ampi reportage sul “crackdown” dei manifestanti contro il regime degli ayatollah accompagnati da un drammatico video in prima pagina e Dissident pubblica molte notizie e commenti con inequivocabili critiche al regime e appoggio ai dimostranti. Chiedo scusa per la pignoleria, ma mi pareva che fosse necessario cominciare proprio dai dati più semplici un’analisi onesta dell’atteggiamento della sinistra nella complicata fase storica che stiamo vivendo con tutte le sue contraddizioni.
Proteste a Teheran (Credit: Photo by Social Media/ZUMA Press Wire/Shutterstock ) Se anche a sinistra si soccombe alla pigrizia intellettuale Si tratta di un’analisi che ha aspetti per niente semplici e non sempre immediatamente percepibili.
È difficile, talvolta, sfuggire all’impressione che l’accusa generalizzata di insensibilità verso le ragioni di chi si oppone alle dittature e anche di corrività con i despoti che viene scagliata contro la galassia delle forze progressiste italiane ed europee non sia soltanto – come certamente è – un’espressione di grezza, strumentale e autocompiaciuta campagna di propaganda politico-mediatica della destra ma nasca in qualche misura da un humus in cui anche onesti osservatori soccombano a una certa pigrizia intellettuale nel maneggiare luoghi comuni diffusi proprio dalla cultura sovranista. È una supposizione che trova qualche riscontro nell’evoluzione psicologica di molte persone che partono da posizioni radicali per approdare alla sponda del loro rifiuto totale sull’onda della delusione per il “troppo” politicamente corretto.
A occhio e croce parrebbe che proprio questo sia il motivo per il quale il paradosso (perché tale è) del “radicale di sinistra” sordo alle ragioni della lotta dei popoli per la democrazia trova qualche immeritato credito pubblicistico. Ma non per questo si è autorizzati a considerarlo “vero”.
Torniamo ai fatti, allora. Nessuno in Italia (a parte frange insignificanti) ha manifestato simpatia politica per Maduro.
La manifestazione con il segretario della CGIL che ha suscitato nella stampa di destra indebito scandalo era contro Trump e non certo a favore del dittatore arrestato. Né c’è stato alcun commento in qualsivoglia dei media riconducibili a orientamenti di sinistra che abbia espresso rammarico per la sorte politica del dittatore fatta salva, forse, una sacrosanta ripulsa per il modo in cui veniva ostentato dai carcerieri americani.
La stessa che ogni persona sensibile riserverebbe a trattamenti troppo brutali di malviventi arrestati: questione di minima civiltà. Non dimenticare il sostegno progressista alle proteste delle donne iraniane Quanto alla sanguinosa repressione in atto in Iran, l’opinione di sinistra ha ancora più motivi per respingere le accuse di indifferenza e insensibilità.
Perché se, come pare, le milizie di regime hanno smesso di sparare alle ragazze senza velo (ora le uccidono per altri motivi) è perché perfino gli ayatollah sono stati costretti ad abbandonare il medioevo dell’anima in cui vivevano dagli effetti politico-diplomatici indotti dalla forza del movimento di protesta delle donne che negli anni passati è stato potentemente appoggiato in occidente dalle sinistre europee e dalle femministe. Il fatto è che la realtà è complessa e va presa con la complessità con cui si presenta ma sulla base di una convinzione che è, in sé, straordinariamente semplice: le persone con idee di sinistra pensano che debbono valere i princìpi del diritto internazionale – anche perché altrimenti non avrebbe senso criticare la Russia per quel che fa in Ucraina – e perciò ritengono che non solo si possa, ma si debba criticare l’aggressione di Trump al Venezuela e la possibile aggressione al regime di Teheran (che comunque lui forse non vuole nemmeno perché preferirebbe mettersi d’accordo con gli ayatollah come ha fatto con i maduristi a Caracas) senza che questo impedisca di stare del tutto dalla parte di chi avversa la dittatura.
Penso che allora si possa rispondere serenamente alla domanda posta da Roscani nel suo articolo: “se davanti a questa montagna di morti le squadre della Delta Force arrivassero a Teheran e prendessero prigioniero Khamenei cosa penseremmo?”. Penseremmo che Trump ha torto anche se ha tolto dal potere il dittatore Khamenei perché non per i valori dell’umanità ha agito, ma, violando elementari regole del diritto internazionale, “per il petrolio, per il controllo geopolitico del Medio Oriente o per puro interesse personale.” L'articolo La sinistra, le dittature e le rivolte democratiche: quanti luoghi comuni proviene da Strisciarossa.