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Cultura

Nusrat Fateh Ali Khan, il più grande cantante punjabi di tutti i tempi

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 13:12 Fonte: Medio Oriente e Dintorni
Nusrat Fateh Ali Khan, il più grande cantante punjabi di tutti i tempi
Medio Oriente e Dintorni

Soprannominato Shahanshah-e-Qawwali, ovvero il Re dei re dei qawwali, Nusrat Fateh Ali Khan è un’artista che ha fuso musica e mistica come nessun altro nella storia Biografia di Nusrat Fateh Ali Khan: tradizione familiare Nusrat Fateh Ali Khan nacque il 13 ottobre 1948 a Lyallpur, oggi conosciuta come Faisalabad, da un’antica famiglia di suonatori sufi di Qawwali, con radici che risalgono addirittura al 12° secolo, momento in cui emigrarono qui da Jalandhar. Suo padre era Fateh Ali Khan, grande suonatore di qawwali la cui famiglia apparteneva da sempre alla Qawwal Bachchon ka Gharana, un’antica scuola di qawaali fondata sulle orme di Amir Khosrow e collegata da almeno 600 anni con l’ordine sufi dei Chisti, attivo soprattutto fra Afghanistan e Subcontinente indiano.

Nusrat fu il quinto figlio ed il primo maschio, seguito da Farrukh Fateh Ali Khan, suo compagno inseparabile durante la sua lunga carriera musicale. La cosa particolare è che inizialmente suo padre non voleva che si dedicasse anche lui a tale professione, vedendola senza futuro rispetto a quella di dottore o ingegnere, fu solo la sua insistenza a fargli capire che quella fosse la sua strada.

Gli esordi L’incontro decisivo fu quello in cui il leggendario Ustad Munawar Ali Khan lo assunse come suonatore di tabla ai suoi concerti in Pakistan, facendo ricredere definitivamente il padre, che da allora lo prese con sé a suonare. Nel 1964, con la morte di Fateh, fu Nusrat a prenderne il posto come voce principale, riuscendo in breve tempo a superare la “concorrenza” degli membri della famiglia, tanto che nel 1965 esce il primo brano con lui nel ruolo di cantore principale ed a partire dal 1973 il “gruppo” di famiglia mise il suo nome come quello principale.

Fama intercontinentale A partire dal 1985 iniziò una lunga serie di tournée internazionali che lo portarono a diverse tappe fra cui spiccano: Londra, nel 1985, Parigi, fra il 1985 ed il 1988, il Giappone nel 1987 e New York nel 1989.

Ciò accrebbe la sua fama a livello esponenziale, tanto che nel 1988 collaborò con Peter Gabriel alla realizzazione della colonna sonora de “L’ultima passione di Cristo”. Da quel momento in poi la sua fama si diffuse a macchia d’olio, portandolo ad essere riconosciuto in tutto il mondo come una delle massime voci della storia musicale, in grado di produrre sia materiale più “pop”, adatto persino alle produzioni Hollywoodiane e Bollywoodiane, sia la forma di arte più pura conservata da secoli dalla propria famiglia.

La morte e l’eredità Nel 1997 Nusrat iniziò a subire problemi seri al proprio fegato ed ai propri reni, cosa che lo portò a recarsi ad agosto dello stesso anno a Londra per ricevere delle cure; purtroppo subì un arresto cardiaco poco dopo essere atterrato, spegnendosi il 16 agosto 1997 all’età di soli 48 anni. La sua salma venne rimpatriata poco dopo per il Pakistan ed oggi riposa all’Ustaad Nusrat Fateh Ali Khan Memorial di Faisalabad.

La sua eredità canora di famiglia è ancora oggi portata avanti dai nipoti Rizwan-Muazzam Qawwali Group e da Rahat Fateh Ali Khan, figlio di Farrukh. Per quanto quest’ultimi siano comunque artisti di fama internazionale, tutto il mondo piange ancora oggi la scomparsa di una delle voci più incredibili ed esaltanti che la storia abbia mai visto.

Shahanshah-e-Qawwali Parlando di stile, la cosa più incredibile di Nusrat Fateh Ali Khan, ancor più che i meri suoni, è l’interpretazione e l’anima che dava ad ogni singolo brano. Se infatti la struttura era naturalmente quella “classica” dei qawwali (di cui parleremo certamente meglio in futuro), la cosa davvero diversa era la sua incredibile capacità di svilupparla e comunicare la propria trance mistica anche al resto del pubblico a prescindere dalla lingua o addirittura religione di provenienza.

Una sensazione ed emozione unica difficile da descrivere che senza alcun ombra di dubbio si può definire l’apice massimo mai raggiunto da questa meravigliosa arte musicale, tanto da portare persino gente che non conosce l’urdu o il punjabi (come il sottoscritto) a cantare in mezzo la strada le sue parole perché totalmente assorbito dalla sua musica ed energia. Ovviamente va specificato che i qawwali non sono un’arte per tutti, vista anche la loro durata per singolo brano (non meno di 12 minuti circa) e la loro necessità di “entrarci dentro” per goderne appieno, ma d’altronde si tratta di musica mistica e la bellezza che può rivelare è senza eguale.

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