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L’internazionale sovranista di estrema destra conquista il Cile: il ritorno del pinochetismo al potere

Venerdì 20 marzo 2026 ore 17:13 Fonte: Valigia Blu
L’internazionale sovranista di estrema destra conquista il Cile: il ritorno del pinochetismo al potere
Valigia Blu

L'11 marzo in Cile si è insediato il governo presieduto da José Antonio Kast, esponente dell’estrema destra. Sarà il primo presidente pinochetista dal ritorno alla democrazia nel 1988.

Kast ha annunciato un governo d’emergenza e mano dura per rispondere ai problemi della sicurezza e dell’immigrazione irregolare, due temi che ha sempre legato tra loro e su cui aveva puntato tutto già durante la campagna elettorale, cavalcando l’onda di una forte preoccupazione per la violenza percepita nel paese, che però non coincide con i dati reali relativi a crimini e omicidi, di molto inferiori ad altri paesi latinoamericani. Negli ultimi mesi Kast ha instillato l’idea che il Cile del presidente uscente Gabriel Boric “cada a pezzi”, nonostante durante il suo mandato l’economia abbia registrato una moderata crescita e il tasso di omicidi sia sceso.

La narrazione scelta dal nuovo presidente di estrema destra parla della necessità di “un’autorità forte, perché il paese lo richiede”, un paese che ha trovato “in condizioni peggiori” di quelle che pensava, secondo quanto ha dichiarato nel suo primo discorso pubblico dal palazzo della Moneda. L’altro cavallo di battaglia di Kast è quello della crescita economica, che pensa di realizzare con una drastica riduzione della spesa pubblica, una riforma fiscale a favore del mondo imprenditoriale, la deregolamentazione delle norme di tutela ambientale e di restrizione all’espansione immobiliare.

Già nelle prime ore di governo dunque, fedele al suo mandato, il nuovo presidente ha firmato una serie di decreti che abilitano la costruzione di muri di frontiera e il rafforzamento della presenza militare sui confini. Ha inoltre già ritirato 43 regolamenti di protezione ambientale, ha firmato decreti per accelerare le valutazioni d’impatto ambientale di 51 progetti per un valore di circa 16 miliardi di dollari, e ha approvato un accordo con gli Stati Uniti per lo sfruttamento di terre rare e minerali critici come litio e rame.

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti alcuni esponenti della destra latinoamericana, come il presidente argentino Javier Milei, Rodrigo Paz per la Bolivia e Daniel Noboa per l’Ecuador. L’invitata speciale è stata però Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana che lo scorso ottobre è stata insignita del Nobel per la Pace tra numerose polemiche per la sua vicinanza a Donald Trump, a Netanyahu e alla destra globale, oltre che per le sue posizioni sulla politica interna del Venezuela.

Machado ha approfittato del suo viaggio a Santiago per convocare la comunità venezuelana residente in Cile – una delle cinque più numerose in tutta l’America Latina - in un incontro che ha superato le aspettative, nonostante Kast abbia promesso di espellere dal Cile tutte le persone migranti irregolari. Ma la polemica più dura si è scatenata a due giorni dall’inizio del governo, quando Kast ha espresso l’intenzione di concedere l’indulto a Carabineros e militari condannati per la repressione delle proteste in Cile del 2019.

La prima persona a ricevere la grazia infatti sarebbe il capitano dell’esercito José Santiago Faúndez Sepúlveda, condannato a 15 anni di carcere per l’omicidio di Romario Veloz e per aver ferito altre due persone. Il capitano aveva dato l’ordine di sparare sulla folla con munizioni di guerra nel contesto delle manifestazioni del 20 ottobre 2019 nella città La Serena.

Forse l’esempio più chiaro della radicale contraddizione che attraversa la vita politica del paese è il fatto che, mentre Kast prende posto a capo dell’esecutivo, entra al Congresso tra i deputati anche Gustavo Gatica, una delle due persone che hanno perso completamente la vista in seguito ai colpi ricevuti in pieno volto dalle forze che avrebbero dovuto garantire l’ordine durante la rivolta sociale del 2019. L’altra persona che ha perso entrambi gli occhi è Fabiola Campillai e siede in Senato dal 2022.

Secondo i dati raccolti dal pubblico ministero, 464 persone hanno subito lesioni oculari per i colpi di polizia ed esercito tra ottobre 2019 e marzo 2020, mentre 30 cileni sono morti durante le proteste. Delle oltre 12 mila denunce per violenza istituzionale, solo in 219 casi si è giunti a una condanna.

Per capire come mai un paese – che sta ancora cercando giustizia per la dura repressione della protesta sociale esplosa soltanto sei anni fa – abbia scelto ora il governo più autoritario della sua storia democratica è necessario rileggere l’evoluzione del percorso politico cileno degli ultimi anni. Kast ha una lunga traiettoria politica nella destra tradizionale e si era già presentato alle elezioni nel 2017 ottenendo però solo l’8% dei voti.

Il suo partito repubblicano si è formato nel 2020 proprio come la risposta più dura e conservatrice alla rivolta sociale scoppiata nell’ottobre 2019. Diverse analisi spiegano la radicale svolta a destra in Cile soprattutto come il risultato finale di una fallimentare strategia del progressismo rappresentato da Gabriel Boric che aveva inizialmente incanalato la crisi sociale esplosa nel paese verso una soluzione istituzionale, l’Accordo per la Pace e la Nuova Costituzione firmato il 15 novembre 2019 mentre in tutto il paese continuavano le mobilitazioni e le violazioni dei diritti umani.

Dopo il fallimento del processo costituente, Boric da presidente si è trovato ad amministrare quello stesso modello politico ed economico neoliberale che in campagna elettorale si era impegnato a smantellare, cercando di raccogliere lo scontento emerso durante la rivolta. Si è così accumulata la frustrazione per le promesse non mantenute, mentre restava vigente la lunga lista di domande sociali urgenti espressa nelle piazze.

Se alle elezioni nel 2021 Boric si è presentato come l’ultima barriera contro l’avanzata di Kast, quattro anni dopo la destra più recalcitrante è tornata per vincere. A spianarle la strada hanno contribuito sicuramente le politiche di un governo che si presentava come progressista ma ha rapidamente adottato l’agenda securitaria delle destre, promuovendo misure come la militarizzazione delle regioni del sud, che coincidono con il Wallmapu, il territorio ancestrale del popolo originario mapuche, e promulgando l’odiosa legge Nain-Retamal sulla sicurezza, che ha esteso l’impunità della polizia e la cui applicazione retroattiva ha permesso l’assoluzione di Claudio Crespo, il carabiniere che ha sparato e accecato proprio Gustavo Gatica nel 2019.

D’altra parte, Kast ha cambiato registro nell’ultima campagna elettorale rispetto al 2022, quando aveva perso contro Boric, evitando di fare leva sui valori conservatori, cattolici e nazionalisti che comunque lo connotano come il primo presidente dal ritorno della democrazia in Cile che rivendica esplicitamente l’eredità di Pinochet (tanto che al plebiscito del 1988 votò per la continuità con il regime militare che ha torturato e assassinato migliaia di persone). José Antonio Kast viene da una famiglia tedesca emigrata in Cile, è stato educato in un ambiente conservatore e ultra cattolico ed è legato al movimento apostolico conservatore di Schoenstatt.

Il padre è stato affiliato al partito nazista e soldato delle Wermacht, il fratello più grande Miguel Kast Rist è stato una figura rilevante della dittatura, parte dei “Chicago Boys” che idearono il modello neoliberale ancora vigente in Cile, è stato ministro di Pinochet e presidente della Banca Centrale durante il regime militare. Che i pilastri dell’ideologia di Kast non siano cambiati lo confermano le sue alleanze internazionali, evidenziate dai viaggi degli ultimi mesi.

Kast è stato in Argentina da Milei, dove si è fatto fotografare con la solita motosega, simbolo dei tagli al sistema pubblico. Poi ha visitato Nayib Bukele e il suo mega carcere in Salvador, quindi è partito per un tour in Europa per incontrare Santiago Abascal di Vox, Viktor Orban in Ungheria e Giorgia Meloni a Roma, lo scorso 5 febbraio.

“Le nostre idee hanno già vinto, negli Stati Uniti, in Italia, in Argentina”, aveva dichiarato Kast in un’intervista già prima di vincere le elezioni. Infine, a inizio marzo Kast ha incontrato anche Trump al vertice “Shield of America” dove ha elogiato le azioni statunitensi contro il Venezuela e Cuba.

I primi tre mesi del nuovo mandato saranno particolarmente importanti per capire in che modo Kast intende governare, tra le principali sfide che dovrà affrontare c’è la costruzione di solide alleanze al Congresso, dove la sua coalizione Cambio por Chile dovrà lavorare insieme alla destra tradizionale e al Partido de la Gente di stampo popoulista, gruppi politici che, per quanto appartenenti all’arco politico di destra, sono tutt’altro che allineati sulle diverse materie di governo. Tra le promesse fatte in campagna elettorale, una delle più additate come inverosimili è stata la riduzione della spesa pubblica di 6 miliardi di dollari in 18 mesi.

I tagli all’interno dei ministeri tuttavia non saranno il problema maggiore rispetto alle difficoltà che presentano gli accordi commerciali internazionali. Già nella settimana precedente al cambio di governo, tre funzionari politici cileni sono stati sanzionati dagli Stati Uniti con il ritiro del visto come risposta all’avanzata del progetto in accordo con la Cina per la costruzione di un cavo di fibra ottica che collegherebbe Hong Kong con la regione di Valparaiso.

Kast aveva interrotto le riunioni con il governo uscente per questa ragione, generando un’altra delle polemiche che hanno accompagnato l’inizio del suo mandato, ma compiacere Trump non sarà facile considerando che la Cina è il principale partner commerciale del Cile e concentra il 32,7% degli scambi commerciali cileni, mentre gli Stati Uniti arrivano solo al secondo posto con il 17%. Immagine in anteprima: frame video YouTube

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