Politica
Che ci fa il rapper proPal Ghali alla cerimonia olimpica? Abodi: tranquilli terrà la cresta bassa
Così esiste sul serio una destra liberal e mentalmente aperta? Possibile?
Ma sì, hanno invitato Ghali, rapper italiano con genitori tunisini, alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, il 6 febbraio a San Siro. Questo è un governo che vuole abbracciare il nuovo, il diverso (anche se il cantante è nato a Baggio, periferia tosta di Milano, sempre diverso è da chi è nato dentro alla cerchia dei Navigli e soprattutto non ha quel colorito scuretto poco aderente ai canoni del codice Vannacci).
Ghali potrà cantare, magari uno dei suoi successi: “Cara Italia”, che fa così:
“Oh eh oh, quando mi dicon’: ‘Vai a casa’/ Oh eh oh, rispondo: ‘Sono già qua!’/ Oh eh oh, io T.V.B. cara Italia/ Oh eh oh, sei la mia dolce metà”. E bravo il ragazzuolo.
Un bel momento inclusivo in mondovisione, contenti tutti, siamo internazionali e addirittura interetnici. Basta che però Ghali, beh sì, insomma, basta che non esprima il suo pensiero.
Che è notoriamente, duramente esplicito contro l’occupazione della Palestina e relativo genocidio, concetto espresso sul palco di Sanremo 2024, nel rammarico di chi mai e poi mai vorrebbe scontentare un amico di Trump e nello stupore dell’intorpidimento italico: genocidio de che? Ghali, tieni la cresta bassa.
Così parlò Andrea Abodi, manager e amministratore melonista, ex Fronte della Gioventù, al momento ministro dello Sport. il rapper Ghali – Di Radio Bruno, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=159884459 Se, in clima di autocensure e di becera confusione tra antisionismo e antisemitismo, l’Abodi avesse voluto pararsi le terga con un minimo di classe avrebbe preso da parte Ghali o il suo agente e gli avrebbe chiesto gentilmente, come un doroteo dei bei tempi: per favore, non createmi casini, la Palestina non esiste e mica può cominciare a farlo sul palco di San Siro, lì c’è solo uno show del Gran Circo Olimpico. Tanta audience, tanta ciccia, ce n’è per tutti, quindi incassate e amici più di prima.
Invece no, l’Abodi, più galleggiante di un sughero sardo e intenzionato a continuare così, vuol rendere pubblico il suo warning e prima chiarisce che il “cuore narrativo” di Milano e Cortina non sono certo i salti dal trampolino, le gare di bob e lo slalom gigante bensì il concetto di Armonia e quindi Ghali funziona alla grande perché è un artista “capace di muoversi con naturalezza tra mondi diversi, unendo linguaggi, sensibilità e immaginari”. Il ministro:
“Non condivido il pensiero dell’artista e lui non lo esprimerà sul palco” Poi conclude: “Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato, ma ritengo che un Paese debba saper reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco”.
Non è meraviglioso? Amici, colleghi, compagni di fede, stringiamoci a coorte e reggiamo l’urto dell’artista, dovesse anche cantare enormità estremiste come “Piacere Mondo, tu come ti chiami?/ Sono in giro a far danni da miliardi di anni/ Cosa vuoi dimostrarmi?/ Quanti calci devi darmi per non dirmi che mi ami?/ E mi sciogli i ghiacciai con l’effetto che fai/ Coi tuoi giochetti strani/ E le tue guerre stellari”.
Visto? L’abbiamo invitato per fare il fico e gli abbiamo comprato il cuore nessun problema, starà a cuccia, l’artista (artisti, gente strana, insidiosa, contagiante).
Le uscite grottesche di Noemi Di Segni e di Salvini Andrea Abodi – Di © European Union, 1998 – 2026, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=149787584 Sorvoliamo sull’uscita grottesca di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e carabiniere in pectore: “Spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee a guida sul ruolo che deve svolgere”.
E sulla solita aerofagia salviniana: “L’Italia e i Giochi meritano un artista, non un fanatico proPal”, ma basta, i voti leghisti del 2022 rappresentano neanche il 6% degli aventi diritto al voto, lui osa accogliere un famoso influencer neonazista al ministero e ancora parla.
Rimane da riflettere con disagio sulla montante, assoluta incapacità di qualsiasi destra e di qualsiasi regime o aspirante tale (cfr il 47º presidente degli Stati Uniti) a metabolizzare una parola: Verità.
Manco si trattasse di vampiri e le parole del Vangelo di Matteo “Sia il vostro parlare: ‘Sì, sì’, ‘No, no’; il di più viene dal Maligno” fossero una treccia d’aglio quindi indigeribili, pericolose. Perché la verità del genocidio palestinese dovrebbe urtare le coscienze ancora maggiormente, è stato detto, nel Giorno della Memoria?
Il serbare nel cuore le tracce e il dolore di una immane tragedia non significa sfrattare tracce e dolore di un’operazione atroce di sostituzione etnica. Cos’è la memoria, un serbatoio a capienza limitata che si accende e si spegne con un click?
A latere di una noticina sulla cronaca, una domanda più importante dell’opportunismo comico di un ministro. Cosa significa essere (ancora) umani oggi, sull’orlo di tanti abissi?
Lo si è quando “l’immagine di un solo volto umano che porta i segni della violenza e dell’offesa subita da un altro uomo pone in movimento, in chi guarda quel volto, la drammatica tensione del mondo che ‘può’ ma non ‘deve’ finire”. Il pensiero acuto dell’antropologo e filosofo Ernesto de Martino è racchiuso in “Contributo all’analisi delle apocalissi culturali”, edito nel 2016 ma risale al 1964, quando la bomba atomica incombeva e dettava angosce epocali.
Ieri e adesso restare umani è condizione della nostra sopravvivenza. E per contro sembra quasi che prenda, anno dopo anno, a inaridirsi – per convenienza, per paura, per mancanza di affettività nel tempo della ragione tecnologica – il serbatoio di quel sentire morale che ci resiste e si mette in mezzo per dare luce alla via e scegliere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, tra ciò che è vero e ciò che non lo è, nella coscienza che il popolo preferito dai dittatori è quello che non sa distinguere tra verità e bugia.
Una luce per accudire, ad esempio, la diga dello Stato di Diritto contro l’arbitrio della prepotenza e degli imbonitori che offrono la carota della remigrazione ai benpensanti (in realtà mal o poco pensanti) mentre nascondono dietro la schiena il manganello, vedi il recente corteo nero di Piacenza. Una luce, un “istinto” salvifico di specie, la più complessa, meravigliosa e indecente mai apparsa sulla terra, la nostra.
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