Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Politica

TeleMeloni, indici in picchiata e gaffe olimpiche. E il governo insorge per il comico Pucci

Domenica 8 febbraio 2026 ore 19:58 Fonte: Strisciarossa
TeleMeloni, indici in picchiata e gaffe olimpiche. E il governo insorge per il comico Pucci
Strisciarossa

Non sono bastate le sprezzanti chiappe nude con cui Andrea Pucci aveva pensato di poter zittire l’indignazione con cui era stata accolta la notizia che Carlo Conti, evidentemente in preda ad acuto servilismo del potere, aveva aperto le porte di Sanremo ad un maturo comico (?) più conosciuto per le sua simpatie per la destra, per le battute omofobe e offensive, per quelle sessiste e contro le donne che per altro. Ma anche nell’epoca del melonismo imperante a tutto c’è un limite.

E il Pucci è stato travolto da un’ondata di dissenso popolare e di sdegno al solo annuncio di vedere uno come lui sul più “sacro” palcoscenico che c’è per gli italiani. Una sola sera, e va bene.

Come co-conduttore, e che sarà. Ma niente da fare.

Si è dovuto rivestire e ha dovuto decidere, certamente a malincuore, di rinunciare all’unico momento di visibilità vera di una carriera lunga ormai trentacinque anni che è stata travolta da “un’onda mediatica negativa” come lui ha definito la rivolta della rete che l’ha costretto a dire addio a Sanremo. Non rinunciando però alla lezioncina di rito:

“Nel 2026 il termine fascismo non dovrebbe esistere più. Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno”.

I personaggi su cui lui ha fatto crudeli battute potrebbero rinfrescargli la memoria. I comunisti “zecche rosse”, Elly Schlein “un misto di Alvaro Vitali e Pippo Franco”, Rosy Bindi “più bella che intelligente”.

E via così con un accanimento molto sentito sugli omosessuali e sui luoghi dove in caso di necessità si fanno i tamponi. L’annuncio di Pucci della sua partecipazione a Sanremo poi ritirata Ma Pucci il gran rifiuto se l’è potuto permettere perchè si sente protetto.

E forse ha ragione dato che la premier in testa, seguita dal presidente del Senato che ha auspicato via telefono un ripensamento e poi i vice premier a inseguirsi nella solidarietà e lo sdegno in una gara più appassionante di una discesa olimpica, con dietro in fila rappresentanti dei partiti di centrodestra in gran quantità tutti si sono impegnati a condannare i persecutori e a difendere l’uomo di spettacolo. Non ricordo se esiste il precedente di una difesa così appassionata di un uomo che per mestiere fa ridere da parte di una classe politica che rischia di far meglio in materia del diretto interessato.

Meloni ha trovato necessario interrompere il giorno di festa per far sapere al suo popolo che “la deriva illiberale della sinistra è spaventosa” invitando a riflettere che “un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato intorno a lui”. Solidarietà dunque a Pucci e condanna del “doppiopesismo” della sinistra.

“Mentre in Sicilia si contano migliaia di sfollati e gli italiani stanno affrontando gravi emergenze sociali. Meloni e lo stato maggiore del governo sono preoccupati della scaletta del Festival di Sanremo –  è la replica del capogruppo Pd  in commissione vigilanza Rai, Stefano Graziano – In Italia non c’è  alcuna deriva illiberale della sinistra, c’è piuttosto una evidente inadeguatezza culturale della destra al governo”.

Meloni in realtà doveva aver voglia di parlare da alcuni giorni. In tempi di telemelonismo imperante non aveva potuto che tacere davanti ai dati tutti in discesa degli ascolti dei Tg Rai che calano tutti a favore di quelli di Mediaset.

E c’è anche la7. Non diminuiscono gli ascolti complessivi ma c’è un travaso, quindi sotto accusa è l’informazione Rai troppo condizionata da un potere politico che non manca di affidare poltrone e poltroncine a personaggi che nel proprio curriculum possono troppo spesso vantare solo la fedeltà all’idea.

Troppe spalle da coprire Ne è una prova il disastro della telecronaca della serata inaugurale delle Olimpiadi che il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, uno che tranquillamente dice di “avere le spalle coperte”, ha trasformato la kermesse in uno spettacolo segnato da comicità involontaria, poca conoscenza e sfoggio di luoghi comuni. Il giornalista ha cominciato con il piede sbagliato salutando dallo Stadio Olimpico neanche fosse stato a Roma.

Peccato veniale hanno detto i difensori poiché San Siro per l’occasione un po’ olimpico era. Ma c’è di peggio e di più.

L’attrice Matilda De Angelis, per lui Matilde, è stata confusa con Mariah Carey così come la presidente del Cio è diventata Laura Mattarella. E giù con le banalità durante la sfilata degli atleti che il direttore che dimostrato di non conoscere quasi nessuno degli atleti e poco professionalmente di non aver neanche preso due appunti.

Dai brasiliani che “hanno la musica nel sangue” agli arabi che hanno “vestiti particolari”. Gli africani e i riti voodo e gli spagnoli calienti.

E via così. Inaccettabile il silenzio sul rapper Ghali che dal telecronista non è stato neanche nominato mentre recitava una poesia di Rodari su un tema, la pace, che dovrebbe interessare tutti.

La cronaca di Petrecca dalle spalle coperte è stata “inenarrabile”, per ripetere l’aggettivo che il direttore ha più usato nel corso di più di tre ore di telecronaca. Narrabili sono invece le polemiche seguite alla performance di un direttore che può vantare in carriera un certo numero di sfiducie da parte delle redazioni che è stato chiamato a dirigere.

Dall’interno dell’azienda, l’UsigRai, gli ascoltatori. Dall’olimpico San Siro è arrivata la conferma: il servizio pubblico è ormai un ricordo sbiadito.

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