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La Francia in rivolta sui pesticidi riscrive il rapporto tra scienza e potere

Mercoledì 19 novembre 2025 ore 08:35 Fonte: Lo Spiegone
La Francia in rivolta sui pesticidi riscrive il rapporto tra scienza e potere
Lo Spiegone

Il 7 agosto 2025, il Consiglio costituzionale francese ha dichiarato incostituzionale la cosiddetta legge Duplomb, approvata dal Parlamento un mese prima. La norma prevedeva la reintroduzione dell’acetamiprid, pesticida vietato dal 2018 per la sua comprovata nocività sugli ecosistemi.

La decisione rappresenta una vittoria per il fronte ambientalista e per i movimenti civili che si erano mobilitati contro la misura. «Non c’è sosta nel crollo della biodiversità e la scienza dimostra chiaramente che dobbiamo ridurre drasticamente l’uso e la tossicità dei pesticidi» aveva dichiarato, durante il periodo di fermento, l’organizzazione Pollinis. Insieme ad altre quattro Ong (Notre affaire à tous, Biodiversité sous nos pieds, Association nationale de protection des eaux et rivières e l’Associazione per la protezione degli animali selvatici), Pollinis forma il gruppo Justice pour le vivant.

La bocciatura della legge chiude un capitolo politico segnato da proteste e fratture parlamentari. Ma al contempo accende il dibattito su come conciliare produttività agricola e transizione ecologica in un contesto in cui la pressione sociale contro l’uso dei pesticidi si è fatta sempre più forte e partecipata.

Una legge al centro delle proteste Adottata l’8 luglio 2025, la disposizione aveva scatenato forti mobilitazioni di piazza, con migliaia di manifestanti – tra studenti, apicoltori e associazioni – che l’avevano definita un «attacco alla salute pubblica». Le evidenze scientifiche infatti mostravano gli effetti nocivi dell’acetamiprid su insetti impollinatori, uccelli, suolo, acqua e salute umana.

Una petizione studentesca aveva raccolto oltre due milioni di firme, segnale di un diffuso malcontento anche tra i cittadini non legati all’agricoltura. «Si tratta di misure retrograde che ci riportano indietro di 15 anni» aveva invece denunciato Future Generations, definendo la legge «un errore politico» che sacrificava l’ambiente senza risolvere realmente i problemi economici degli agricoltori. Il pesticida era richiesto, in larga parte, dai coltivatori di barbabietole e nocciole, che lo consideravano indispensabile contro l’ingiallimento virale, causa di un calo del 30% delle rese nel 2020.

Gli agricoltori lamentano ora una concorrenza sleale rispetto ai Paesi dell’Unione europea dove la sostanza è ancora permessa. In Spagna, ad esempio, l’acetamiprid è usato soprattutto nelle colture intensive del sud.

Nei Paesi dell’Est europeo, come Polonia e Romania, la sostanza è largamente impiegata e ogni proposta di restrizione è vista come una minaccia alla competitività agricola. L’Italia sta nel mezzo.

Non vieta e non limita. Dal canto suo, nel pronunciamento il Consiglio ha ritenuto che le deroghe previste dalla legge avrebbero violato la Carta dell’ambiente del 2004, parte integrante della Costituzione francese.

La legge infatti non specificava né la durata delle esenzioni né le colture interessate, aprendo la strada a un uso indiscriminato del pesticida, incompatibile con i principi costituzionali di tutela ambientale. Il nuovo volto della protesta, il conflitto di interessi Oggi, in Francia, la lotta contro i pesticidi è molto più di una questione ambientale: è una causa politica di primo piano.

A guidarla sono attivisti, giornalisti, associazioni di vittime, avvocati e scienziati, tutti preoccupati per gli effetti di queste sostanze sulla salute e sull’ambiente. Al centro delle loro denunce, c’è un’accusa precisa: le istituzioni incaricate di valutare i pesticidi – come l’Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail (Anses) a livello nazionale e l’European food security authority (Efsa) a livello europeo – sono troppo vicine all’industria agrochimica.

Il dibattito quindi si è spostato dalla tossicità dei prodotti alla trasparenza delle istituzioni e al tema del “conflitto di interessi”, considerato ormai centrale nella critica al sistema di regolamentazione. Una narrativa al cui successo hanno contribuito tre importanti cambiamenti nel contesto istituzionale e sociale francese: l’istituzionalizzazione della valutazione del rischio – elevato e messo a sistema -, lo sviluppo di un giornalismo ambientale investigativo e la professionalizzazione delle organizzazioni di difesa della salute ambientale.

Un ritardo rispetto agli Stati Uniti Negli ultimi dieci anni, in Francia, si sono susseguite polemiche su sostanze come il glifosato, il chlordecone e i neonicotinoidi. In tutte queste battaglie, il concetto di “conflitto di interessi” è diventato lo strumento per mettere in discussione la credibilità delle agenzie di regolamentazione.

Un approccio relativamente nuovo per il contesto francese, dove storicamente la critica ai pesticidi si è concentrata sugli effetti sanitari e ambientali e, più raramente, sulla trasparenza delle valutazioni scientifiche. La lotta contro i pesticidi ha assunto una nuova dimensione politica solo quando il concetto di “conflitto di interessi” è entrato nel dibattito pubblico.

Ma se oggi in Francia è un tema caldo, la sua origine risale agli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta, dove attivisti e scienziati iniziarono a denunciare l’influenza dell’industria chimica sulla regolamentazione dei pesticidi e sulla produzione di conoscenza scientifica. Quello che mettevano in dubbio era l’imparzialità delle autorità di regolamentazione, sospettando pressioni da parte delle grandi aziende.

In Francia, invece, l’uso massiccio dei pesticidi era parte integrante della modernizzazione agricola, sostenuta dallo Stato. Solo di recente il sospetto di collusioni tra scienza e industria ha preso piede anche Oltralpe.

Stati Uniti, il laboratorio della protesta anti-pesticidi L’uso intensivo dei pesticidi negli Stati Uniti iniziò già nei primi decenni del Novecento, sostenuto dal Dipartimento dell’agricoltura (Usda) e da ricercatori agronomi. Le prime leggi – il Federal insecticide act (Fia, 1910) e la Federal insecticide, fungicide, and rodenticide act (Fifra, 1947) – ne regolavano l’autorizzazione, ma negli anni Sessanta emersero dubbi sulla trasparenza dei controlli.

Il punto di svolta fu la pubblicazione nel 1962 di Silent Spring, libro di Rachel Carson, che denunciava gli effetti devastanti del Ddt su ambiente e salute. Pur non usando il termine “conflitto di interessi”, Carson parlava apertamente di “bias” scientifici a favore dell’industria.

Il libro scatenò un’ondata di attenzione mediatica e politica. John Fitzgerald Kennedy istituì una commissione di inchiesta, il Congresso avviò audizioni pubbliche e il Government accountability office criticò l’Usda per la gestione del Fifra e la scarsa condivisione dei dati sui rischi.

Dalla denuncia alla riforma, la lunga marcia verso la trasparenza A seguito del clamore suscitato da Silent Spring, il governo statunitense rispose con importanti riforme istituzionali. Nel 1970, nacque l’Environmental protection agency (Epa), che prese il posto dell’Usda nella valutazione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi.

Due anni dopo, Richard Nixon promosse una revisione del Fifra per rendere più oggettive le procedure di autorizzazione. Ma il sospetto di pressioni degli organi di valutazione dei rischi sull’industria agricola non si placò.

Lo scienziato Robert Van den Bosch parlò apertamente di «pesticide mafia». Mentre associazioni come l’Environmental defense fund e il Center for study of responsive law denunciarono frodi nei test tossicologici e conflitti di interesse nei laboratori incaricati dalle aziende chimiche.

Negli anni Ottanta, con i tagli ambientali di Ronald Reagan, gli attivisti si concentrarono sulla manipolazione della scienza, sostenuti da figure come Samuel Epstein, che rivelò strategie industriali per distorcere i dati. Negli anni Novanta, la battaglia per la trasparenza portò le principali riviste scientifiche – come American journal of industrial medicine, Toxicological sciences ed Epidemiology – a introdurre l’obbligo di dichiarare i conflitti di interesse.

Questa pratica consolidò la richiesta di una scienza libera da pressioni economiche e politiche, fornendo agli attivisti nuovi strumenti critici. Francia, il risveglio tardivo del sospetto In Francia, il concetto di “conflitto di interesse” ha iniziato a circolare trent’anni dopo.

Ed è solo di recente che si è cominciato a mettere in discussione l’imparzialità delle agenzie di regolamentazione. Oggi, attivisti, giornalisti investigativi e Ong denunciano la vicinanza tra scienza e industria, accusando le istituzioni di essere troppo permeabili agli interessi economici.

Questa cornice critica ha trovato terreno fertile quando le aspettative di neutralità scientifica, alimentate dalla creazione di nuove agenzie e procedure, si sono scontrate con la realtà di pressioni e compromessi. Gli attivisti chiedono “più scienza”, ma una scienza “pura”, libera da interessi economici.

La traduzione francese di Silent Spring (Printemps silencieux, pubblicata nel 1963) aveva suscitato interesse, ma anche forti polemiche. Il biologo Roger Heim, nella prefazione del 1968, aveva lanciato un’accusa durissima agli «avvelenatori pubblici», ma la stampa e le istituzioni scientifiche francesi avevano accolto il libro con scetticismo, difendendo la fiducia nella scienza ufficiale.

Negli anni Sessanta e Settanta, i movimenti ecologisti francesi si concentravano su agricoltura biologica e diritti dei lavoratori, più che sulla tossicità dei pesticidi. Solo dagli anni Duemila, grazie a Ong e giornalisti investigativi, la denuncia dell’influenza dell’industria sulle agenzie di valutazione del rischio è diventata un tema centrale.

Da quel momento, diverse Ong e associazioni per la salute ambientale hanno iniziato a investire risorse per denunciare il potere delle aziende agrochimiche sulle agenzie di valutazione del rischio e sulla produzione dei dati scientifici. Libri, documentari e inchieste hanno reso visibile il problema, alimentando una fiducia rinnovata nella scienza, purché indipendente da interessi economici.

Attivismo investigativo e accesso ai dati Dopo una serie di scandali sanitari, sono nate nuove agenzie per la valutazione dei rischi, come l’Agence française de sécurité sanitaire des aliments (Afssa, 1998) e l’Efsa (2002). Questo passaggio ha generato nuove aspettative tra i movimenti sociali: le regole di trasparenza hanno fornito agli attivisti strumenti legali per monitorare l’influenza dell’industria.

L’Ong Corporate Europe observatory (Ceo), fondata nel 1999, ad esempio, ha condotto campagne per smascherare i conflitti di interesse all’interno dell’Efsa. La giornalista Stéphane Horel, collaborando con Ceo, ha ottenuto documenti riservati dell’Efsa e nel 2011 ha cofirmato un’indagine che ha evidenziato la permeabilità delle istituzioni europee alle pressioni industriali.

Più recentemente, Ceo e il Pesticide action network Europe hanno denunciato l’uso di strumenti scientifici manipolabili nella valutazione dei pesticidi. Dalla stampa militante al giornalismo investigativo Negli Stati Uniti, il giornalismo ambientale di inchiesta si era affermato già negli anni Settanta.

In Francia, invece, si è sviluppato solo tra gli anni Novanta e Duemila, quando la tutela dell’ambiente è diventata un tema strutturale all’interno dei media. Il quotidiano Le Monde, ad esempio, sotto la direzione di Éric Fottorino, ha rafforzato la copertura ambientale con sezioni dedicate e incluso nella redazione giornalisti scientifici come Stéphane Foucart.

Insieme a Horel, Foucart ha vinto nel 2018 l’European press prize per un’inchiesta basata su documenti interni dell’azienda agrochimica statunitense Monsanto. Il loro lavoro ha ridefinito il modo di raccontare l’agricoltura: non più solo come tema politico, ma come questione sistemica e scientifica.

La professionalizzazione delle Ong per la salute ambientale Allo stesso tempo, anche il mondo dell’attivismo ha vissuto una trasformazione. Dagli anni Ottanta, le Ong francesi hanno investito in competenze tecniche e, negli anni Duemila, è nato un nuovo settore del non profit dedicato alla salute ambientale.

Queste organizzazioni, composte da ricercatori e medici, praticano un’expertise critica, capace di unire rigore scientifico e impegno civile. Il loro obiettivo non è negare la scienza, ma restituirle credibilità attraverso indipendenza, trasparenza e partecipazione pubblica.

La vicenda dell’acetamiprid dunque mostra come la Francia stia riscrivendo il rapporto tra scienza, politica e potere economico. Il conflitto sui pesticidi non riguarda più soltanto la tossicità delle sostanze, ma anche il diritto dei cittadini e delle cittadine a una conoscenza scientifica libera da pressioni.

E, in questo nuovo scenario, la trasparenza è diventata la forma più alta di tutela ambientale e democratica. Fonti Karr Guillaume, Prete Giovanni, Duboc Soraya, Zmirou-Navier Denis.

2023. “Management of links of interest in European Union expertise authorities dealing with plant protection products: comparative analysis and recommendations”.

Environmental Sciences Europe 35(1). Phogat Annu, Singh Jagjeet, Kumar Vijay et al.

2022. “Toxicity of the acetamiprid insecticide for mammals: a review”.

Environmental Chemistry Letters 20: 1453-1478. Prete Giovanni, Jouzel Jean-Noël, Dedieu François.

2021. “For science, by science:

The emergence and circulation of conflict of interest as a protest repertoire to fight against pesticides” in Conflict of Interest and Medicine. Routledge. pp. 201-218.

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