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Storia

L’intervista impossibile a Ramesse II

Lunedì 5 gennaio 2026 ore 14:05 Fonte: Historia Ludens
L’intervista impossibile a Ramesse II
Historia Ludens

di Marco Mengoli   Le interviste impossibili Le Interviste impossibili uscirono come programma radiofonico su Radio 2 in due stagioni, nel 1974 e nel 1975, e raccolsero 84 interviste a personaggi storici scritte da alcuni dei più importanti autori dell’epoca, come Giorgio Manganelli, Umberto Eco, Andrea Camilleri, Guido Ceronetti, Edoardo Sanguineti e Italo Calvino, che fungevano spesso anche da intervistatori, a personaggi interpretati da attori del calibro di Carmelo Bene, Adriana Asti, Milena Vukotic, Romolo Valli e Paolo Poli. La prima puntata, l’Attila di Guido Ceronetti interpretato da Carmelo Bene, andò in onda il 1 luglio 1974; per tutta l’estate si susseguirono interviste quotidiane durante i giorni feriali fino al Montezuma di Italo Calvino (anch’esso interpretato da Carmelo Bene) del 6 settembre:

L’anno successivo, la seconda stagione iniziò il 1 marzo 1975 con lo Stesicoro di Andrea Camilleri interpretato da Pino Caruso per poi proseguire, con tre puntate alla settimana, fino a maggio 1975. L’intervista a Maria Sofia di Napoli scritta da Leonardo Sciascia venne preparata ma non registrata e venne incisa soltanto 24 anni dopo con Andrea Camilleri come intervistatore e Adriana Asti come ultima Regina del Regno delle Due Sicilie.

L’editore Bompiani ne fece uscire due raccolte negli anni successivi mentre le puntate vengono ancora oggi replicate e possono essere recuperate attraverso il sito o l’app RaiPlaySound, mentre alcune delle più famose e importanti si possono trovare anche su YouTube. Nel 2010 Giuseppe Mantovani, dirigente del Gruppo Archeologico Bolognese, associazione per il volontariato culturale affiliato ai Gruppi Archeologici d’Italia, pensò di recuperare quei testi per trasformarli in uno spettacolo di lettura teatrale che è andato in scena presso musei archeologici come il Civico di Bologna, il Nazionale Etrusco Pompeo Aria di Marzabotto, il Luigi Donini di San Lazzaro di Savena o l’Archeologico di Chianciano Terme, o in manifestazioni ed eventi culturali in Emilia-Romagna.

Il successo ottenuto fu tale che vennero prodotte opere originali scritte da Giuseppe Mantovani stesso, come l’intervista a Vel Kaikna, il proprietario della stele funeraria etrusca del Museo di Bologna che presenta l’immagine di una grande nave da guerra, e quella ad Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon. All’interno di questo percorso provai a mia volta a scriverne una anch’io, dedicata a Ramesse II, che è stata messa in scena soltanto una volta, il 27 febbraio 2016 presso il Museo Archeologico di Chianciano Terme.

Al suo interno ho inserito alcuni eventi storici del protagonista, come la notissima battaglia di Qadesh o il trasferimento della mummia a Parigi nel 1976 per curarla da un’infezione fungina; il tentativo di rispondere ai principali errori/orrori relativi alla cultura egizia presenti ancora oggi in alcuni testi scolastici e un parallelismo con un importante politico allora in auge. Spero che vi piaccia, vengono da un tempo in cui le Interviste impossibili non erano ancora fatte con le IA (che vanno comunque allenate e preparate adeguatamente per evitare l’effetto “Gladiatore di Ridley Scott”) ma solo con tanta passione, studio e un pizzico di follia.

Alcune delle messe in scena curate dal Gruppo Archeologico Bolognese possono essere recuperate dal canale YouTube. Per un esempio di intervista impossibile prodotta con l’IA.

L’intervista impossibile a Ramesse II RAMESSE: Buonasera, state pure comodi, non occorre che vi prostriate.

Non ancora... Mi hanno detto di essere qui puntuale, ed eccomi... solo che non vedo quello che dovrebbe intervistarmi.

Come dite? Chi sono?

È possibile che qualcuno non sappia chi sono? Ah, volete sapere bene come chiamarmi... ah, ecco, per venirvi incontro ho tradotto il mio nome nella vostra lingua – anche se suona molto peggio che nella mia, ma cosa volete, sono un sovrano attento al suo popolo, non voglio farvi tagliare naso e orecchie per un errore di pronuncia...

Dunque, per voi sono “Toro possente amato da Maat; Colui che protegge l'Egitto e sottomette i paesi stranieri;

Ricco di anni grande di vittorie; Re del Sud e del Nord Usermaatra, Potente è la Maat del Sole;

Setepenra, Scelto dal Sole, Ramses.”Bene, tutto chiaro? Proviamo:

“Salute a te, o potente...” (gioca col pubblico, cerca di fare loro dire tutto, anche mimando) “Toro possente amato...” INTERVISTATORE: (arriva trafelato) Eccomi, eccomi... (ansima). Scusate il ritardo, signor Ram...

R: “Toro possente amato da Maat;

Colui che protegge l'Egitt...” I: (sempre ansimando) Posso chiamarla solo Ramses? R:

La troverei una mancanza di rispetto, in fondo non ho nemmeno preteso che aggiungesse “Amato da Amon, Ramessu”. I: (che si sta ricomponendo) Ecco, lo prenderò per un sì.

Dunque, Faraone, è pronto per l'intervista? R:

Ma naturalmente mio suddito, non sarei qui altrimenti. I:

Veramente io non sono un suo suddito, sono italiano! R: (ride) Ma caro suddito, noi Dei non siamo interessati a queste quisquilie su luoghi di nascita o stati e staterelli.

Essendo infiniti e infallibili tutti sono nostri sudditi. I:

E poi cos'è questa storia del “suddito”? La mia nazione ha votato per l'abolizione della monarchia più di settant'anni or sono!

R: Con risultati straordinari a quanto mi dicono...

I: E poi cosa vuole saperne lei?

Ha vissuto soltanto in Egitto e nei paesi vicini! R:

Non proprio, mio irrispettoso suddito. Giusto una cinquantina di anni or sono venni invitato, con tutti gli onori, per essere curato a Parigi.

Mi fecero un apposito passaporto, mi trasportarono con tutti i comfort su un aereo privato militare e, all'arrivo, la Francia mi onorò come sa onorare tutti i sovrani stranieri in visita: parate militari e schiera di ministri. Fortunatamente non mi onorò come figlio degli dei.

A quanto mi dicono, sono un popolo abituato a mozzare il capo a quel tipo di persone. I:

I francesi vi accolsero in quel modo perché eravate una mummia. I loro princìpi sono libertà, uguaglianza, fraternità.

Non accetterebbero più un potere assoluto come quello di cui godeva ai suoi tempi. Posso farvi una domanda?

R: Tornare dai morti per sentirmi dare dell' “antico” non è proprio rispettoso nei miei confronti; comunque, dimmi pure mio suddito, sono un faraone operaio e posso sopportare le tue mancanze di rispetto.

I: Ecco, gli operai, lei è accusato di avere schiavizzato i poveri Ebrei per fare costruire la sua città, Pi-Ramesse, sul ramo nord-orientale del Delta!

R: Ebrei, Ebrei… A parte che si trattava di “migranti cananei” e poi, ancora con questa storia degli Egizi, che fanno migliaia di schiavi, che ci fanno fare le piramidi, le città, costringono i clandestini illegali, eppur sopportati, cui avevamo dato un lavoro sicuro a spalancare un mare per fuggire e tutto...

Dimmi: chi ha costruito le piramidi? I:

Gli schiavi. R:

Sicuro? I:

Ma certo! Me l'hanno insegnato a scuola: la piramide sociale, il primo gradino formato da un mare di schiavi, lo sfruttamento.

R: E quando hanno fatto queste piramidi?

I: Anche questo me l'hanno spiegato a scuola: all'inizio del terzo millennio avanti Cristo ma, secondo alcuni, in realtà molto prima!!!!

R: E come facevano, gli Egizi, a quei tempi, ad avere tanti schiavi?

I: Ma non so, non ci avevo mai pensato,... vincendo le guerre?

R: E con chi le avranno fatte queste guerre, benedetto suddito, cinquemila anni fa, isolati su due lati da un deserto infernale, dove tutti quelli che giravano per il Mediterraneo al massimo costeggiavano su chiatte le coste e dove a sud nessuno era in grado di attraversare le giungle tropicali o le vorticose cateratte?

Con gli alieni? I:

Effettivamente, c'è chi dice anche questo, ma io non ci credo, abbiamo la scienza noi, non crediamo a queste favole. E poi lei cosa vuole, a quel che mi risulta, ai suoi tempi, erano già passati più di millecinquecento anni dalla loro costruzione, come fa a sapere queste cose, eh?

R: (pausa) Io... ragiono, evidentemente un'attività che non vi hanno spiegato, a scuola... Noi, egizi, facemmo le piramidi, una tomba maestosa per il re-dio.

I: Cambiamo discorso...

Voi siete noto per essere stato, come diremmo oggi, un “tombeur de femmes”, con più di ottanta tra grandi spose reali, spose minori e concubine, più di cento figli... R: (pausa) Mi duole sapere che... le mie doti amatorie siano state drasticamente ridotte, al livello di un vostro calciatore, quasi...

I: Ma come?!

Di più? R:

Ma erano – come dite voi? - altri tempi... Ti sentivi triste, andavi nell'harem, e subito la vita ti sorrideva.

Erano tutte brave ragazze, sa? Spesso, non ci fossi stato io, sarebbero state condannate a una vita di indigenza.

E poi cosa credi? Che passassi la vita a far solo quello?

Spesso mi bastava guardarle, sapere che stavano lì, sognarle… I: Ma, ha addirittura sposato le sue figlie, avuto figli da loro...

R: Ma cosa vuoi da me?

Avevo così tanti tra figli e figlie che, tra affari di Stato e impegni di rappresentanza era già molto se li vedevo alla festa di Sothis, poi il tempo passava, ti trovavi davanti questi bei bocconcini e non è che stavi a chiedere di chi fosse figlia o quanti anni avesse... I:

Ma… Ma! R:

Guarda che le ho amate, tutte: le mie grandi spose reali, Nefertari e Isisneferet, e poi Bintanath, le principesse ittite, Maathor Neferura, Henutmire, tutte quante, anche le concubine che possedetti soltanto in sogno, le ho amate, come solo un Dio può fare. E ho amato i miei figli, Amonherkhepshef, Khaemwaset, Ramesse, Rehirkepeshef, Mentuhirkepeshef, Nebenhurru, Meryamun, Sety, Setepenra, Meryra, Horhirwenemef, Meriatum, Simentu, Setherkhepeshef...

I: Va bene, Faraone, abbiamo capito.

R: Cosa hai capito, suddito?

Hai capito l'orgoglio nel vederli crescere belli e forti, pronti a sfidare il mondo? Hai capito il pensiero che corre al futuro, al vederli dei, re, generali?

Hai capito il dolore, straziante, del padre che sopravvive alla morte del proprio figlio? I miei fratelli divini mi hanno concesso una lunghissima vita, ma me l'hanno fatta pagare con il costo più grande.

Soltanto Merenptah, tra tutti i miei figli, mi sopravvisse e poté divenire Faraone, dopo di me. Potei onorare gli altri soltanto con una splendida sepoltura: la più grande, la più bella, della Valle dei Re...

I: Non volevo intristirla, Toro possente, mi parli delle sue grandi imprese.

R: Non posso intristirmi, certi sentimenti umani non si addicono a una divinità.

Ma, volendo accontentarti, ti parlerò della mia più grande vittoria: Kadesh!

Tutto l'esercito mi aveva lasciato solo, con me erano rimasti soltanto i mei due cavalli che tiravano il mio carro: “Vittoria in Tebe” e “Mut è soddisfatta”.

Noi soli, e mio padre Amon, contro l'intero esercito ittita, eppure vincemmo, stravincemmo! I:

Veramente gli Ittiti dicono di avere vinto loro. R:

Indegni mentitori anatolici, come possono discutere la parola di un Dio? I:

E, per stare sicuro, lei, quella parola, l'ha scritta in un bel po' di posti: i templi di Abu Simbel, Luxor, Abido, Karnak, il Ramesseum. I nostri storici, grazie a quello che ci ha lasciato, sono riusciti a ricostruirla in buona parte...

R: Allora i vostri storici avranno letto e descritto la mia grandezza e il mio coraggio sul campo di battaglia!

I: Veramente i nostri storici affermano che lei ha rischiato di combinare un disastro, che credere ciecamente a due contadini che affermavano che i nemici erano lontani centinaia di miglia tremolanti come gelatine di fronte alla sua potenza sia stata una mossa incauta e poco lungimirante.

R: Tu dici?

Eppure gli Ittiti gridanti “Aiuto, mamma!” al solo sentire il mio nome mi parevano una descrizione estremamente realistica... Comunque, andata come sia andata, cioé che abbiamo stravinto, quella battaglia è divenuta una delle più note e ammirate della storia.

I: Infatti, usando termini moderni, potremmo dire che lei ebbe un ottimo Ufficio Stampa, capace di trasformare una quasi disfatta, a essere eufemistici un pareggio stentato, in una grande vittoria che la legittimò al governo dell'Egitto.

R: IO ero il mio Ufficio Stampa, chi altri avrebbe potuto farlo?

I: E pensi che il trattato successivo, tra lei e gli Ittiti, è considerato il primo trattato di pace del mondo: una copia si trova a New York, alle Nazioni Unite!

R: Peccato sia la versione scritta in lingua Ittita, vabbé, non si può avere tutto...

I: Faraone, la nostra intervista è quasi finita, e io ho un dubbio che non riesco a togliermi...

R: Io posso tutto, incluso dire la verità.

I: Ecco, mi sto chiedendo: perché lei è così famoso?

Ha commesso atti che i suoi transfughi ebrei non oserebbero definire che “impuri”; ha quasi subito, per superficialità, una sconfitta epocale che avrebbe condannato il suo popolo e lo ha trasformato in una vittoria storica; tutto quello che sembra aver fatto per la sua lunghissima vita è stato lusso e autocompiacimento eppure lei, dopo Tutankhamon... R:

Quel bambinetto che ha avuto il culo di farsi trovare con tutta la tomba! I:

Ecco sì, so che lo avevate anche cancellato dalle liste reali. R:

Certo, non era un Faraone vero, divino, come il terzo Amenhotep, come me... I:

Ecco, stavo dicendo, a parte lui, voi siete considerato IL Faraone per eccellenza, al punto che altri nove faraoni, dopo di lei, vollero prendere il suo nome, per essere grandi come lei, per superarla. R:

E nessuno ci riuscì! I:

Ebbene, lei non ha vinto tante battaglie quanto Thotmes III, non ha eretto costruzioni magnifiche e innovative come i vari Amenhotep, si potrebbe quasi dire che lei non ha fatto nulla se non costruirsi da solo la sua immagine di grande faraone-dio. Eppure...

R: Non ho fatto nulla, dici?

Ho gioito, ho amato, ho sofferto, cosa di più umano si può chiedere, a un Dio? I: (esitante) Ma, i fatti...

R: I fatti mi dici?

Vediamo i fatti. Tu stesso nominasti quel trattato che composi di persona insieme al re ittita Hattusili e che campeggia nella vostra capitale del mondo.

Quel trattato che portava la pace in quel lembo di terra e su quelle città che ai miei tempi erano chiamate Askalon, Gezer, Megiddo, Qadesh, e che oggi si chiamano Gaza, Gerusalemme, Damasco, Sidone, Beirut. Quel trattato, e il mio regno saggio e florido, portarono a oltre cinquant'anni di pace in quell'area, più di tremila e duecento anni fa.

Quando più è successo, dopo, nella vostra storia? I:

Ecco, io... non è successo mai più, Faraone... R:

I fatti... {jcomments off}

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