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Il Collettivo di fabbrica della ex Gkn lancia una nuova campagna di raccolta fondi
Stanco di aspettare decisioni politiche che non arrivano, preoccupato di finire in un pantano col suo progetto industriale, il Collettivo di fabbrica ex Gkn rompe gli indugi e lancia una nuova campagna di raccolta fondi per la cooperativa Gff. Obiettivo due milioni di euro, da aggiungere a quelli già raccolti e in via di acquisizione.
E soprattutto un’indicazione chiara: portare a compimento almeno una parte del piano industriale. “Proveremo ad avviare la cooperativa costi quel che costi -dice Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica- e anche soltanto per alcuni pezzi delle direttrici della reindustrializzazione, perché deve essere messo a nudo l’immobilismo che ci circonda.
Non vogliamo che una lotta come la nostra, che dura da oltre quattro anni, si concluda con un nulla di fatto, con gli operai che hanno deciso di resistere fino all’ultimo che si disperdono ognuno per conto suo. È un regalo che non possiamo fare a nessuno.
Noi ci sentiamo responsabilizzati a creare una fabbrica pubblica socialmente integrata nella misura che ci sarà possibile, in modo che sia chiaro che cosa è accaduto e anche che cosa non è accaduto e per quali responsabilità”. Il nodo politico circa il destino dello stabilimento di Campo Bisenzio (Firenze), sotto presidio operaio dal luglio 2021, non è stato sciolto e a dirla tutta nemmeno affrontato.
Né la nuova giunta regionale, né le forze politiche di maggioranza (Pd, Iv, M5S, Avs) hanno preso o anche annunciato impegni precisi. Ed è tuttora inattivo il Consorzio industriale per la piana fiorentina, l’ente pubblico creato la scorsa estate grazie a una legge suggerita dal Collettivo di fabbrica e deputato a dichiarare di “interesse pubblico” lo stabilimento e quindi trattare il suo affitto, il suo acquisto o il suo esproprio a prezzi di mercato.
L’iniziale mancata nomina di un revisore dei conti aveva lasciato l’ente in un limbo esistenziale e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, aveva promesso di rimediare entro novembre, ma a metà dicembre il revisore non è stato ancora nominato e il Consorzio sembra assumere ogni giorno di più la classica fisionomia dell’ectoplasma. La condizione di stallo è ciò che il Collettivo di fabbrica teme di più, perché fiacca le volontà, logora la resistenza degli operai senza lavoro, scoraggia i cittadini solidali con le lotte.
Un segnale chiaro e allarmante, in questo senso, è venuto dalle perplessità e dai dubbi dichiarati da alcuni soggetti -del mondo cooperativo e della finanza “etica e sociale” (non Banca Etica, che invece ha sempre confermato il proprio impegno)- coinvolti nel progetto di reindustrializzazione. È così che il Collettivo ha deciso di rilanciare l’azione, alzando la quota di autofinanziamento, e dicendosi pronto a mettere in atto anche solo una parte del progetto, probabilmente lontano, in caso di necessità, dallo stabilimento di via Fratelli Cervi.
È una scommessa, anche stavolta, che riguarda soprattutto gli “altri”, più che il Collettivo stesso: la parola passa ai solidali, ai cittadini attivi, a chi pensa che la lotta della ex Gkn abbia un valore politico e sociale più grande della stretta vertenza sindacale. Il Collettivo parla esplicitamente di “metodo flotilla”, evocando la forza scaturita dal basso con le mobilitazioni contro il genocidio del popolo palestinese.
Come ha detto Greta Thunberg durante l’assemblea pubblica indetta dal Collettivo a fine novembre nell’aula magna dell’Università di Firenze, “la lotta per la giustizia climatica è anche una lotta di classe e abbiamo bisogno di esempi di riconversione industriale ecologica come quello della ex Gkn”. [caption id="attachment_232811" align="alignnone" width="2560"] L'assemblea di fine novembre per lanciare la nuova campagna della ex Gkn. Ha partecipato (di nuovo) anche Greta Thunberg © Andrea Sawyerr[/caption] Proprio Thunberg è testimonial della nuova campagna di crowdfunding, con un video nel quale compare accanto a uno degli operai simbolo della lotta, Alessandro Tapinassi detto “Lupetto”, animatore instancabile della parte “percussioni” di innumerevoli cortei.
“Tocca a noi, e specialmente ai lavoratori di tutto il mondo -spiega l'attivista- essere la soluzione al problema creato dal sistema”. E Tapinassi poco dopo esplicita un altro snodo politico, il rifiuto delle politiche di riarmo, verso le quali si stanno indirizzando in Europa gli investimenti pubblici, abbandonando il filone delle energie rinnovabili, oggi dominato dalla Cina.
La nuova campagna di crowdfunding fissa l’obiettivo a due milioni di euro e si aggiunge e si interseca alle “vecchie” manifestazioni di interesse (erano state più di 1.300, pari a circa 1,3 milioni di euro), che sono in via di concretizzazione sulla piattaforma di equity crowdfunding Ener2Crowd, con una procedura più complicata di quella scelta per la nuova campagna, partita su Produzioni dal basso. C’è una differenza fra le due.
La prima comporta un’adesione -da parte di privati o di associazioni- come soci finanziatori di Gff; la seconda convoglia il denaro nelle casse di Arci nazionale, destinata quindi a diventare un grande “azionista popolare collettivo” a fianco di tanti altri più piccoli. Walter Massa, presidente nazionale dell’associazione, spiega che Arci “ha scelto di esserci perché questa campagna è un atto collettivo di coraggio e una risposta concreta a chi da anni rinvia, ostacola, diluisce.
Se una fabbrica come questa rinasce, tutto il paese può farlo". Intanto in tribunale a Firenze è ancora aperto l’esame della proposta di concordato preventivo avanzata dai proprietari di Qf Spa (la società che ha rilevato lo stabilimento di Campi Bisenzio) e una decisione -concordato o fallimento- potrebbe arrivare a breve.
Nell’ultima udienza, il 10 dicembre, è stata constatata l’enorme distanza fra la proposta di Qf Spa, 18 milioni di euro messi sul piatto per coprire i debiti accumulati (in larga misura verso gli ex dipendenti), e la valutazione compiuta dai commissari giudiziali, che stimano un passivo di ben 28 milioni. Decideranno i giudici.
È probabile -e anche auspicabile- che il 2026 sia l’anno della resa conti per tutti: operai, solidali, politici, imprenditori. © riproduzione riservata L'articolo Il Collettivo di fabbrica della ex Gkn lancia una nuova campagna di raccolta fondi proviene da Altreconomia.