Cultura
Fare il punto sull’orientamento formativo
Si parla oggi di una “terza età dell’oro” dell’orientamento in Italia, grazie sia alla realizzazione di numerosi progetti di orientamento formativo nelle scuole sostenuti con i fondi PNRR, sia all’applicazione delle nuove Linee guida per l’orientamento (D.M. 328 del 22 dicembre 2022), che hanno riaffermato il valore strategico dello stesso, introdotto figure come l’orientatore e il tutor nelle scuole secondarie, reso più cogente l’integrazione di moduli di orientamento all’interno del curricolo scolastico e previsto percorsi di formazione diffusa dei docenti sul tema. Quali cambiamenti si sono però realmente verificati negli studi e nelle pratiche di orientamento?
Riassumeremo di seguito alcune trasformazioni recenti nel panorama italiano, caratterizzato da un intreccio complesso in cui l’evoluzione degli studi si riflette nelle prescrizioni normative e, in parte, nella trasformazione delle pratiche di orientamento (almeno a livello sperimentale). Ci si limiterà in questa sede all’orientamento formativo in ambito scolastico e accademico.
1. Orientamento: tra etica e futuro Sul piano teorico, il panorama italiano mostra una fioritura di approfondimenti e di riflessioni in cui l’orientamento viene posto in dialogo con la giustizia sociale e con le istanze di costruzione di un mondo più equo e sostenibile.
Gli studi mettono in luce innanzitutto come i percorsi di orientamento formativo (precoci e processuali) diventino uno strumento per favorire maggior equità, se capaci di incidere sulle aspettative per il futuro degli studenti svantaggiati, abitualmente limitate dalle condizioni socio-culturali del contesto di appartenenza e/o dal background migratorio. D’altro canto, l’attenzione alle finalità dell’orientamento e all’idea di futuro che esso promuove sta portando a effettuare scelte precise, privilegiando percorsi volti al benessere collettivo piuttosto che al solo successo individuale.
Allo stesso modo si supera la logica dell’adattamento passivo al contesto e alle richieste esterne (in particolare del mondo aziendale), per favorire invece nelle persone la disposizione a impegnarsi attivamente nella costruzione di condizioni di vita e di lavoro dignitose e soddisfacenti (Soresi et al., 2023). L’approccio orientativo ispirato alla giustizia sociale si configura infatti come un’alternativa critica alle impostazioni neoliberali, in quanto rifiuta di ridurre la persona a risorsa economica e produttiva e valorizza invece i diritti, la comunità e i processi partecipativi.
L’obiettivo è di stimolare la capacità di agency negli studenti, perché possano immaginare futuri differenti da quelli attuali e contribuire con le proprie risorse personali a realizzarli. La transizione dall’adattabilità all’agency segna un cambiamento culturale e pedagogico essenziale, dall’educazione reattiva all’educazione proattiva.
Non si tratta più di adattarsi flessibilmente alle circostanze, ma di agire in maniera consapevole e autonoma, sviluppando la propria capacità decisionale, il senso di responsabilità per la comunità di appartenenza (intesa anche in senso ampio come “comunità globale”) e l’iniziativa. Nel contesto dell’orientamento, promuovere l’agency significa aiutare le persone a diventare protagoniste della propria vita, capaci di perseguire obiettivi rilevanti per sé e per gli altri.
Non a caso alcuni Autori hanno cercato le convergenze tra le “Career Management Skills” e le competenze necessarie per perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030, realizzando anche percorsi ad hoc (Falconi, 2023). In questa linea si collocano anche le crescenti sperimentazioni realizzate sul modello “Future Lab”[1], spazi di innovazione educativa progettati per stimolare la creatività, la collaborazione, la proiezione nel futuro e l’attivazione, in special modo nei giovani (Pellegrino, 2013).
2. Orientamento narrativo: un paradigma in evoluzione Il prevalere nelle pratiche consulenziali del paradigma del Life-Design (Guglielmi, 2021) e in quelle pedagogico-didattiche del modello narrativo (Batini, Zaccaria, 2000;
Batini, Giusti, 2008) hanno portato a trasformare il ruolo degli strumenti diagnostici (su cui si era concentrata molta letteratura)[2] e a utilizzarli prevalentemente in un quadro di supporto alla conoscenza di sé e all’autoriflessione. Restano comunque scientificamente rilevanti, sebbene numericamente inferiori, i contributi relativi alla validazione di strumenti per l’orientamento centrati su costrutti come la decisione (Abu Hamam et al., 2024) e le “Career Management Skills” (Boerchi, 2024).
Si sono intensificati invece i contributi psico-pedagogici centrati su strategie e linguaggi utili per promuovere la riflessione e la conoscenza di sé, con un focus specifico sulla narrazione, come strumento principe per conoscersi, riconoscersi, valorizzarsi, comprendere qualcosa di sé, sia narrandosi che ascoltando le narrazioni altrui. Tali studi hanno portato all’elaborazione di numerosi sussidi con percorsi sperimentati (es.
Quaderni della collana “Le storie siamo noi”)[3]. In alcuni casi questa sensibilità si intreccia con quella della “didattica orientativa”, soprattutto di ambito umanistico, in cui è più immediato coniugare le istanze di riflessione su tematiche orientative con le finalità stesse della disciplina (Giusti, 2024).
Studi specifici hanno centrato l’attenzione sullo storytelling (anche condotto con tecnologie digitali), per favorire l’autoriflessione, la consapevolezza di sé e l’empowerment (Talarico et al., 2022). Parallelamente si stanno sviluppando studi relativi a pratiche di tipo narrativo che fanno ricorso a linguaggi come la musica, la fotografia, il cinema o il teatro per favorire il coinvolgimento attivo degli studenti e promuovere una riflessione personale più profonda e autentica (Mancinelli, 2008;
Ricchiardi, Torre, Lattanzi, 2023). 3.
Orientamento e scuola: nuovo slancio alla didattica orientativa La normativa italiana che ha sostenuto l’orientamento all’interno della scuola ha portato progressivamente a distinguere il ruolo dei docenti, educativo e formativo, da quello dei consulenti e specialisti che intervengono in momenti specifici e gestiscono aspetti psico-sociali che vanno al di là della professionalità del docente (come ben specificato nelle “Linee guida in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita”, 2009). La funzione orientativa degli insegnanti si esercita in stretta connessione con la disciplina che insegnano, che assume così anche una valenza orientativa, e con il loro ruolo educativo, inteso come il compito di accompagnare gli allievi verso la maturità umana, valorizzando la relazione costruita con loro nel corso degli anni.
I consulenti, al contrario, essendo al di fuori delle dinamiche d’aula, possono “guardare con occhi nuovi e non condizionati” i ragazzi e contribuire dunque ad uscire dal giudizio cristallizzato sugli stessi, per promuoverne un’evoluzione. Si avvalgono inoltre di strategie e strumenti specializzati.
La complementarietà delle due figure è alla base della riuscita di un programma di orientamento nella scuola. Perché questo avvenga è necessaria però un’adeguata formazione dei docenti, prevista dalle Linee Guida 2022 (e realizzata dall’Indire).
Proprio in virtù di una nuova valorizzazione del ruolo dei docenti nell’orientamento, la didattica orientativa è tornata oggetto di riflessioni teoriche e sperimentazioni (Mariani, 2024). Si tratta di un ambito che ha avuto notevole sviluppo a partire dalla prima Circolare Ministeriale (487) del 6 agosto 1997.
Si arriva oggi infatti a distinguere diverse modalità di didattica orientativa sviluppate nelle classi. Citiamo i quattro filoni principali (Ricchiardi et al., 2024).
Alcuni studiosi si sono dedicati soprattutto a individuare all’interno delle discipline tematiche utili per trattare questioni centrali per l’orientamento (es. affrontare il tema della “scelta” durante l’analisi di brani di antologia, letteratura, epica, storia…) (Batini, Cini, 2011; Giusti, 2025).
Altri contributi hanno enfatizzato invece le potenzialità dell’incontro con la disciplina nel consentire una miglior comprensione di sé e delle proprie caratteristiche, grazie anche a strumenti di autovalutazione e valutazione formativa (Parmigiani et al., 2025). Un altro filone, a partire dagli studi sulla didattica per competenze, valorizza il ripensamento delle strategie di insegnamento delle discipline per consentire agli studenti di cogliere il senso dello studio delle stesse e acquisire importanti competenze per la vita (Trinchero, 2024;
Di Vita, 2025). Infine, gli studi relativi alle competenze trasversali per lo studio, il lavoro e l’orientamento sono oggetto di ampi approfondimenti che costituiscono il quarto filone di ricerche della didattica orientativa, anche se vanno ben al di là della stessa.
Il riconoscimento progressivo del ruolo delle competenze trasversali, potenziato dall’istituzione dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento – oggi “Formazione Scuola-Lavoro”), ha portato a integrare l’offerta formativa con esperienze attive, pratiche e laboratoriali, anche di tipo disciplinare, appositamente studiate per favorire lo sviluppo negli studenti di capacità trasversali, come quelle relazionali, organizzative e di problem-solving. La riflessione su come la didattica corrente possa favorire lo sviluppo di competenze trasversali è tuttavia ancora meno florida rispetto ai sussidi disponibili per realizzare percorsi di potenziamento delle soft skill di tipo “cultural free” (Di Nuovo, Magnano, 2013;
Emanuel et al., 2021; Da Re et al., 2024).
4. Orientamento e educazione: ampliamento delle figure educative coinvolte Parlare di orientamento come dimensione permanente dell’educare (Cunti, Simeone, 2017), ovvero un elemento strutturale dell’azione educativa, significa sottolineare l’importanza di accompagnare quotidianamente la persona nel riconoscimento e sviluppo delle proprie competenze, capacità di scelta e consapevolezza di sé.
In quest’ottica gli adulti coinvolti in questo processo non sono solo gli insegnanti tutor o orientatori, destinatari oggi di interventi formativi specifici. Emerge l’esigenza di coinvolgere nel processo formativo tutti i docenti, ma più in generale tutti i professionisti dell’educazione, quali gli educatori che accompagnano bambini, ragazzi, giovani e adulti in processi di autonomia, specie in situazione di difficoltà, e necessiterebbero dunque di competenze di base rispetto all’orientamento formativo[4].
Tale consapevolezza ha portato anche all’integrazione recente dei curricoli per educatori e pedagogisti con insegnamenti specifici sul tema dell’orientamento in ambito educativo. Un ruolo importante assumono anche le figure genitoriali che accompagnano fin dalla nascita i figli nel percorso di crescita e dunque sono i primi ad insegnare loro a scegliere, a valutare le conseguenze delle proprie decisioni, ad assumersi la responsabilità delle scelte, in un difficile equilibrio tra libertà dai condizionamenti e rispetto delle libertà altrui.
La formazione dei genitori diventa quindi centrale perché possano accompagnare il processo di crescita promuovendo l’autonomia decisionale (Zambelli et al., 2021) ed evitando i rischi dell’iperprotezione, che mortifica la crescita autentica, o del permissivismo, che lascia da soli i ragazzi senza una guida (Amenta, 2025)[5]. 5.
La early career education L’enfatizzazione degli aspetti processuali ed educativi dell’orientamento ha inoltre portato a un ampliamento degli studi sul tema della “early career education” (Del Gobbo et al., 2021). Il paradigma formativo dell’orientamento mette in luce il ruolo cruciale dell’educazione nel favorire nei bambini e nei ragazzi la capacità di progettare sé stessi, assumendo quotidianamente decisioni informate e consapevoli, basate su rappresentazioni adeguate di sé, del contesto e del futuro.
Allo stesso tempo, sottolinea l’importanza di stimolare il desiderio di conoscere ed esplorare oltre a ciò che è familiare e noto nel proprio ambiente. Gli studi evidenziano chiaramente il rischio di una riduzione precoce dei “futuri possibili” (Hartung et al., 2005), sottolineando l’urgenza di intervenire su aspettative e rappresentazioni fin dall’infanzia, affinché ciascuno possa costruire il proprio futuro e contribuire a quello della comunità di appartenenza (Del Gobbo et al., 2024).
Si sono dunque sviluppati diversi percorsi rivolti all’infanzia con storie, giochi e schede per bambini sui temi della scelta, del futuro e delle professioni. 6.
Orientamento, digitale e gamification Un altro filone di studi attuali che incrocia orientamento, digitale e gamification riguarda le strategie di sviluppo e la sperimentazione educativa delle Piattaforme che permettono un accompagnamento personalizzato: monitorano le preferenze, gli interessi e le competenze degli studenti, suggerendo percorsi coerenti con il loro profilo. A volte contengono tutor virtuali o mentoring remoto per guidare lo studente nelle scelte, offrendo consigli personalizzati e feedback in tempo reale.
Presentano anche strumenti interattivi (questionari online, test attitudinali e strumenti di autovalutazione) e report statistici rispetto alle diverse professioni (es. % di impiego, salario medio…). Attualmente alcune piattaforme integrano algoritmi di intelligenza artificiale per prevedere percorsi formativi coerenti con attitudini e interessi, anche se gli studiosi sono molto critici rispetto alla qualità dei feedback forniti (Nicolotti, 2025).
Si rileva una certa convergenza degli esperti nel ritenere utile l’uso delle Piattaforme nei percorsi di orientamento formativo, perché consentono la navigazione autonoma e l’attivazione, permettendo di apprendere ad elaborare le informazioni e ad acquisire strategie di informazione. Si prevede però, in un secondo momento, una riflessione critica guidata, volta a sistematizzare gli esiti dell’esplorazione.
Dubbi riguardano invece l’efficacia dell’uso delle Piattaforme senza il supporto di un esperto che possa supervisionare e condurre il debriefing. In questa linea si sviluppa anche la discussione relativa all’uso dell’IA in ambito orientativo (Ferarro et al., 2024).
Conclusioni L’orientamento formativo in Italia sta vivendo una fase di nuovo slancio, con innovazioni metodologiche che ne sottolineano la rilevanza educativa. La sfida futura consiste nel rendere le opportunità offerte dai fondi PNRR sistematiche e accessibili a tutti, integrando formazione degli adulti (insegnanti, educatori e genitori), strumenti digitali guidati (che ne consentono la sostenibilità) e pratiche narrative/laboratoriali per consentire ai giovani di riflettere su di sé e sul futuro che desiderano.
Bibliografia Abu Hamam, F., Du Plooy, H., Marinaro, F., Rubini, S., Tokat, T., Zene, M., Tommasi, F., Sartori, R. (2024). Career Decidedness Scale: validazione della versione italiana [Career Decidedness Scale:
Italian validation]. Counseling, 17(1), 115-123. https://doi.org/10.14605/CS1712409 Amenta, G. (2025).
Iperprotezione, autolimitazioni e blocchi interiorizzati. Nuova Secondaria, XLIII, 2.
Batini F., Zaccaria R. (Ed.). (2000), Per un orientamento narrativo, Milano: Franco Angeli Batini, F., Giusti, S. (2008).
L’orientamento narrativo a scuola. Lavorare sulle competenze per l’orientamento dalla scuola dell’infanzia all’educazione degli adulti.
Trento: Erickson.
Boerchi, D. (2024). Primo studio di validazione di una nuova scala di autovalutazione delle Career Management Skills (CMS).
Counseling, 17(1), 76-93. https://doi.org/10.14605/CS1712406 Cunti, A., Simeone, D. (2017) L’orientamento come luogo pedagogico, in Bertagna, B. G., Ulivieri, U. S., (Ed.), La ricerca pedagogica nell’Italia contemporanea. Problemi e prospettive (pp. 206 – 211).
Roma: Studium.
Da Re, L., Meneghetti, C., Bonelli, R., Feraco, T. (2024). “Destinazione Università”: un percorso innovativo online di orientamento per lo sviluppo di competenze trasversali.
Excellence and Innovation in Learning and Teaching – Open Access, 9 (1), 55–71. https://doi.org/10.3280/exioa1-2024oa18033 Del Gobbo, G., Frison, D., Galeotti, G. (Ed). (2021). Early Career Education.
Strategie e prospettive di orientamento. Lecce:
Pensa Multimedia. Del Gobbo, G., Frison, D., Galeotti, G. (2024).
Early career education: orientamento formativo fin dall’infanzia, in G. Guglielmini, F. Batini (Ed.), Orientarsi nell’orientamento (pp. 227–251). Bologna: il Mulino Di Nuovo, S., Magnano, P. (2013).
Competenze trasversali e scelte formative: Strumenti per valutare metacognizione, motivazione, interessi e abilità sociali per la continuità tra livelli scolastici.
Trento: Erickson.
Di Vita, A. (2025). Orientare alla scelta formativo-professionale nella scuola secondaria di secondo grado.
Teorie, metodologie di orientamento, competenze trasversali, strumenti (guida teorico-pratica per docenti- tutor). Lecce:
Pensa MultiMedia. Emanuel, F., Ricchiardi, P., Sanseverino, D., Ghislieri, C. (2021).
Make soft skills stronger? An online enhancement platform for higher education, «International Journal of Educational Research Open», 2(2) Batini F., Cini S., Lambruschi L., Paolini A. (2011).
Storie e orientamento, Percorsi per l’orientamento narrativo di gruppo, Lecce: Pensa Multimedia Falconi, S. (2023).
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In G. Guglielmini, F. Batini (Ed.), Orientarsi nell’orientamento, (pp. 117–146). Bologna:
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L’orientamento a scuola: da quello che vuole «l’uomo giusto al posto giusto» a quello che insegna a costruire futuri inclusivi e desiderabili per tutti. In E. Guglielmi, F. Batini (Ed.), Orientarsi nell’orientamento, (pp. 29–50), Bologna:
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Costruire interessi e life skills attraverso le discipline. Torino:
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Il ruolo dei genitori nel processo di scelta della scuola secondaria. «Counseling», 14(2), 41–61. https://doi.org/10.14605/CS1422104 [1] Si veda https://futuranetwork.eu/giovani-e-istruzione/703-3834/ambienti-di-apprendimento-del-futuro. [2] Esempio: Nota, L., Soresi, S. (2000).
Interessi e scelte: come si evolvono e si rilevano le preferenze professionali. Firenze:
Giunti Psychometrics. Mancinelli, M. R. (2007).
Il colloquio come strumento d’orientamento. Milano:
Franco Angeli. Castelli, C., Mancinelli, M. R. (2012).
Batteria di prove attitudinali (BPA 1), edizione 2. Milano:
Vita e Pensiero. Laudadio, A., Mazzocchetti, L., Poláček, K. (2012).
Contributo alla validazione italiana del Self-Directed Search di John L. Holland. GIPO – Giornale Italiano di Psicologia dell’Orientamento, 9(1), 29-42.
Di Fabio, A., Bucci, O. (2015). Self-Perceived Employability Scale for students:
Contributo alla validazione italiana con studenti di scuola secondaria di secondo grado. Counseling.
Giornale Italiano di Ricerca e Applicazioni, 8(2). [3] Si veda https://www.pensamultimedia.it/catalogo/collana/1319. [4] Es. REFORM – Migliorare le competenze degli educatori nell’orientamento professionale dei giovani https://cesie.org/project/reform/. [5] L’autore propone un modello di orientamento educativo basato sull’Analisi Transazionale per favorire percorsi di emancipazione e autorealizzazione, per aiutare i giovani a riconoscere i condizionamenti interiorizzati e a riappropriarsi dei permessi fondamentali negati.
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