Cultura
Omar Sharif, l’attore più iconico del cinema egiziano
Tutta la storia di Omar Sharif, un attore in grado di scrivere la storia del cinema arabo e mondiale Alle origini di Omar Sharif Omar Sharif nacque il 10 aprile 1932 ad Alessandria d’Egitto con il nome di Michel Yusef Dimitri Chalhoub; la sua famiglia infatti era composta da mercanti siriani emigrati ad inizio secolo in Egitto ed apparteneva nello specifico alla Chiesa greco-cattolica melchita di Antiochia. Da giovane studiò al Collage Victoria di Alessandria, dove divenne amico intimo di un giovane Ahmed Ramzy e Youssef Chahine, che ritroverà più avanti quando intraprenderà la carriera di attore professionista.
Più avanti si laureò all’Università del Cairo in fisica e matematica, svolgendo inizialmente dei lavori nella ditta del padre, dedicandosi solo dal 1954 alla recitazione. I primi successi Il primissimo film fu in “Ṣira‘ Fī al-Wādī” (in inglese “The Blazing Sun”), diretto nel “54 proprio dall’amico Chahine, che fu anche il primo a suggerirgli di adottare lo pseudonimo di “Omar Sharif”, che di lì a poco ne caratterizzerà tutta la carriera.
Sempre quell’anno si convertirà all’Islam per sposare l’attrice Faten Hamama, con cui avrà il suo unico figlio Tarek, adottando così il nome di Omar Sharif in maniera ufficiale. Il cast di Ayamma al Holwa:
Abdel Halim Hafez, Ahmed Ramzy, Faten Hamama ed Omar Sharif Di lì a poco si impose come astro nascente del cinema egiziano, recitando il ruolo di protagonista in molti film iconici degli anni “50 e “60, fra cui spiccano: “Ayyamna al-Holwa” (in inglese:
“Our Beautiful Days”) del 1955, in cui recitò con Ahmed Ramzi, Abdel Halim Hafez e Faten Hamama, “La castellana del Libano” (1956), “Sira` Fi al-Mina” (1956), “La anam” (1957), “Ard al-Salam” (1957) e “Goha” (1958), dove fece il suo debutto assoluto Claudia Cardinale. Lawrence d’Arabia e successo internazionale Omar Sharif continuò nei primi anni “60 ad affermarsi come grande attore egiziano, ma fu il Lawrence d’Arabia del 1962 a dargli la fama ed il successo internazionale che gli permise di consacrarsi come uno dei migliori attori di sempre ad aver mai calcato le scene.
Inizialmente il ruolo doveva spettare ad attori già conosciuti ad Hollywood come Dilip Kumar o Horst Buchholz, ma al loro rifiuto David Lean non ebbe dubbi e si prese il rischio di affidare a lui uno dei ruoli secondari più importanti della storia del cinema, aprendo un nuovo capitolo della carriera di Sharif. Il suo Sharif Ali si dimostrò infatti uno dei personaggi più convincenti dell’intera pellicola, permettendogli di entrare a buon diritto dalla porta principale di Hollywood, vincendo persino il suo primo Golden Globe come migliore attore non protagonista.
Fra il 1964 ed il 1965 fu presenza centrale in molti film di spicco dell’epoca, fra cui è impossibile non citare: “La caduta dell’Impero romano” di Anthony Mann, “… e venne il giorno della vendetta” di Fred Zinnemann e “Gengis Khan il conquistatore” di Henry Levin, in cui per la prima volta è protagonista in un film di Hollywood.
Il dottor Zivago ed il crollo Nel 1965 fu scelto come protagonista da David Lean per il suo “Dottor Zivago”, pellicola che si rivelò uno dei più grandi successi della storia del cinema, permettendogli di vincere un Golden Globe come miglior attore protagonista e consolidando definitivamente la sua fama fra i massimi attori di tutti i tempi. Nel 1967 fu protagonista sia dell’hollywoodiano “La notte dei generali” di Anatole Litvak sia dell’italianissimo “C’era una volta” di Francesco Rosi; tuttavia sarà “Funny Girl” a generare diversi battibecchi nel mondo arabo, in quanto quest’ultimo segna anche il debutto di Barbra Streisand, famosa per il suo sostegno allo stato sionista.
Da quel momento in poi, pur continuando a recitare in pellicole di successo ad Hollywood ed in generale in giro per il mondo, non riuscì ad ottenere i successi sperati, tanto che fu solo nel 1974 che riprese a sbancare il botteghino con “Il seme del tamarindo” di Blake Edwards. Non a caso quelli sono anche considerati i momenti più difficili della sua carriera di attore, tanto che perse buona parte del denaro in cavalli e scommesse, venendo costretto ad accettare de facto qualsiasi ruolo; sempre nel 1974 si ufficializzò il divorzio con Faten Hamama, ma va detto che i due erano separati già dal 1966.
La rinascita Pur continuando ad apparire in innumerevoli pellicole, la sua fama fu di fatto rilanciata fra fine anni “90 e primi anni “00 con 2 film in particolare: “Il 13° guerriero” di John McTiernan (1999), che segna il suo ritorno in un film hollywoodiano, e “Monsieur Ibrahim ed i fiori del Corano” di François Dupeyron (2003), che si rivelò anche un successo della critica, rilanciandone la carriera.
Di lì a poco ritornerà a farsi notare con pellicole come “Hidalgo” di Joe Johnston (2004) che, per quanto non lo riportarono mai ai leggendari livelli del passato, furono comunque un modo per celebrare in modo degno una carriera fatta di successi. L’ultimissimo girato risulta essere “1001 Inventions and the World of Ibn Al-Haytham” di Ahmed Salim (2015), in cui celebra il grande pensatore arabo.
Giocatore di bridge professionista Una curiosità: per quanto il mondo di Omar Sharif sia stato da sempre profondamente legato alla sua dimensione attoriale, vale la pena citare un aspetto molto particolare e che de facto ne segnò la carriera: la passione per il bridge. Fra il 1964 ed il 2000 fu un giocatore di bridge professionista, partecipando alle più importanti manifestazioni e contribuendo attivamente alla fama di questo gioco in tutto il mondo organizzando tornei e scrivendo persino libri a riguardo, tanto da diventarne uno dei maggiori esperti in assoluto.
Omar Sharif si spense il 10 luglio del 2015 dopo aver lasciato un’impronta indelebile su tutta la cinematografia mondiale, riuscendo per la prima volta a portare il cinema arabo ed egiziano fra le stelle più brillanti di tutti i tempi. Omar Sharif sarà uno dei protagonisti della “Guida” all’Egitto di Medio Oriente e Dintorni in uscita il 25 gennaio, tanto che questo articolo è stato scritto per l’occasione.
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