Politica
“Quattordici giorni” per ricominciare a vivere in una Roma di periferia
Alessandra è bella e colta. Ha vissuto per venticinque anni in modo agiato.
Era in una bolla di certezze economiche, con un compagno benestante dell’alta borghesia romana. Lo aveva amato Maurizio, il suo compagno, ricambiata almeno nei primi quattro-cinque anni di convivenza.
Lo aveva amato nonostante provenisse da una famiglia che aveva costruito la propria ricchezza sulla corruzione. Era stato una boa sicura a cui aggrapparsi dopo la morte tragica dei genitori di lei che ancora, a 18 anni, la trattavano come una bambina tenendola rinchiusa in un’altra bolla familiare.
Mai cattivo e mai violento (almeno non con lei), il compagno era entrato nella vita di Alessandra nel suo momento di massima fragilità. Aveva rispettato per un po’ di tempo tutti i patti espliciti pretesi all’inizio della convivenza.
Era stato anche generoso, a dirla tutta: dotato di risorse familiari molto superiori a quelle di Alessandra, aveva diviso ogni cosa con lei. E perché allora, a 43 anni, Alessandra decide di rompere la bolla, fare le valigie, lasciare la casa in centro e alla vigilia di Natale di un anno post Covid trasferirsi in un appartamento di periferia?
Marco Fiorletta esordisce con un romanzo bello e intrigante Marco Fiorletta in “Quattordici giorni” imbastisce un bel romanzo che con leggerezza mescola antropologia, politica, romanità. La sua scrittura dal ritmo incalzante arruola un campionario di personaggi che coprono buona parte dello scibile umano, ognuno con i suoi pregi, i suoi difetti, i suoi tic.
Crea un ambiente (immaginario?) nel quale dalla vigilia di Natale all’Epifania – quattordici giorni, appunto – Alessandra, in un susseguirsi di eventi e sorprese, “recupera” i 25 anni persi con Maurizio. Sì, persi, perché la bolla nella quale il menage col compagno l’aveva rinchiusa, alla fine era diventata una prigione – etica e morale – dalla quale si decide a evadere quando il tradimento del marito diventa un’onta non più tollerabile.
Fa prevalere, insomma, l’amor proprio contro l’interesse. Marco Fiorletta La vita a contatto stretto con la periferia si dimostra più interessante, stimolante e umana della Roma del quartiere bene e trasmette alla donna una maturità accelerata.
La storia non è una partita a due tra Alessandra e Maurizio ma il nuovo inizio della donna nelle insicurezze di una società che fatica a uscire dal Covid e ad adattarsi alle trasformazioni, tutte negative, indotte dalla pandemia. È l’umanità della periferia (un romano come Fiorletta resiste alla tentazione di chiamarla borgata) a trasmettere ad Alessandra la voglia di tornare a vivere, a regalarle le speranze, se non le certezze, che immaginava superflue nella sua vita dorata precedente.
Nella periferia c’è tutto quello che serve ed è a portata di mano: dal bar agèe che tenta di rinnovarsi all’artigiano antennista figura altrove introvabile, dall’edicolante che resiste alla crisi dell’editoria all’immigrato che cerca e trova un suo spazio lavorativo proprio per rilanciare il vecchio bar, dalla coppia in crisi al pregiudicato che mette la testa a posto per amore della figlia. Poi c’è anche un’umanità varia che con grande dignità sostiene il peso di un’esistenza non facile: dalla donna brutalizzata che porta i segni del marito violento alla prostituta colta che si mette alla ricerca del cliente perduto e non lo fa per soldi ma perché sinceramente preoccupata per il destino dell’uomo.
La storia di una donna che ricostruisce la sua vita a 43 anni Fiorletta mette nelle sue pagine molto brio e anche molto sesso. Il sesso muove le prime scelte della nuova Alessandra con due partner – uno sicuramente troppo giovane, l’altro forse troppo diverso da lei – dopo un’esistenza monogama.
Il sesso fa poi da coronamento anche alla vita di quasi tutti gli altri personaggi (se ne contano una decina) che, per un verso o per l’altro, Alessandra incontra nella piazza e nelle strade di quella periferia. Tra un colpo di scena e l’altro si arriva al quattordicesimo giorno che l’autore serve con un epilogo inaspettato ed esilarante: è il segnale di via che convince Alessandra ad affrontare il suo futuro di donna libera, alla ricerca di un nuovo e complicato equilibrio.
“Quattordici gioni” EdizioniCroce, pagine 176, euro 18 Marco Fiorletta ha settant’anni ed è alla sua opera prima. Ha lavorato a l’Unità come poligrafico nella segreteria di Roma.
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