Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Cultura

O parliamo di guerre o parliamo di montagne

Mercoledì 11 febbraio 2026 ore 01:13 Fonte: ReWriters
O parliamo di guerre o parliamo di montagne
ReWriters

In questo periodo storico sembra che le opzioni siano due: parlare di guerre, tensioni geopolitiche, mappe che si ridisegnano… oppure parlare di vette, neve, sci, montagne e settimane bianche. Visto che la prima opzione è già abbondantemente servita dai notiziari (e dalle timeline social che ormai sembrano bollettini strategici), qui scegliamo deliberatamente la seconda.

Anche se, piccolo spoiler, pure la montagna, in realtà, non è più così neutrale. Su questo blog ho raccontato il rapporto tra montagna, arte e paesaggio culturale, perché le vette non sono solo natura da cartolina ma veri archivi di storie, identità e trasformazioni.

Se vi siete persi gli articoli precedenti, potete recuperarli qui: White Entropy: camminare sul ghiacciaio del Monte Bianco all’aeroporto di Milano Malpensa Il passo dolomitico Pordoi e Maria Piaz: la donna che volle la funivia E visto che ormai siamo allenati a respirare aria d’alta quota, ti propongo due appuntamenti che parlano di montagne da prospettive molto diverse, ma sorprendentemente collegate.

VETTE. Storie di sport e montagne: quando la montagna diventa palcoscenico Dentro il programma dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, la mostra VETTE.

Storie di sport e montagne, aperta al pubblico dal 28 gennaio al 30 agisti 2026, racconta una verità che spesso dimentichiamo: la montagna non è mai stata solo natura incontaminata, ma uno spazio costruito culturalmente, socialmente e — perché no — anche mediaticamente. La mostra, curata da Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, e realizzata con il sostegno di Regione Lombardia e la collaborazione di importanti istituzioni museali, ripercorre la trasformazione del paesaggio alpino dalla metà del Novecento a oggi.

Tradotto: da luogo di sopravvivenza a scenario perfetto per lo sci alpino, le Olimpiadi, il turismo di massa e l’immaginario collettivo delle vacanze invernali. Manifesti storici, fotografie, video, attrezzature sportive e cimeli olimpici e paralimpici raccontano come la montagna sia diventata un vero laboratorio di modernità.

Uno degli aspetti più interessanti è il racconto dello sguardo femminile, che mette in dialogo le pioniere dello sport con la vita quotidiana delle donne delle vallate alpine. Una narrazione che mostra come le trasformazioni del territorio abbiano modificato anche ruoli sociali, autonomia e visibilità.

Il percorso si chiude guardando al presente. Nel giardino di Palazzo Besta, affacciato sulle Alpi Orobie, le fotografie di Vincenzo Martegani e i dipinti di Luca Conca dialogano direttamente con il paesaggio reale.

L’installazione curata da Michele Tavola diventa quasi una domanda visiva: dove finisce la natura e dove inizia la nostra interpretazione? Informazioni Palazzo Besta – Teglio (SO) Via F. Besta, 8 Tel. +39 0342 781208 www.storiedisportemontagne.it drm-lom.palazzobesta@cultura.gov.it Biglietti su Museitaliani 2050 – La guerra dei ghiacci: quando la montagna diventa geopolitica E qui torniamo, inevitabilmente, alla prima opzione: le guerre.

Solo che, invece di parlarne nelle pianure della diplomazia tradizionale, le troviamo tra i ghiacci dell’Artico. Il libro 2050 – La guerra dei ghiacci, di Giovanni Tonini e Cecilia Sandroni, presentato recentemente a Milano e Roma, analizza come il cambiamento climatico stia trasformando le regioni polari in uno dei principali scenari strategici del XXI secolo.

Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte commerciali, rende accessibili risorse naturali e riaccende rivalità tra potenze globali. In altre parole: quando il ghiaccio scompare, compaiono nuove mappe di potere.

Il volume, ricco di dati, con oltre 1.500 note bibliografiche e 19 capitoli tematici, mostra come il clima non sia più soltanto una questione ambientale ma una variabile politica, economica e militare. Le recenti tensioni legate alla Groenlandia hanno riportato al centro del dibattito internazionale proprio ciò che il libro analizza: lo spostamento dell’asse geopolitico verso le regioni polari.

La frase che accompagna il volume sintetizza perfettamente il problema: Quando i ghiacci si sciolgono, iniziano le guerre.

E purtroppo non suona più come una metafora. Dalle Alpi all’Artico: la montagna non è mai solo montagna Forse il punto è proprio questo.

Pensiamo alle montagne come a luoghi fuori dal tempo, mentre in realtà sono tra gli spazi che raccontano meglio il nostro presente. Le Alpi parlano di turismo, identità culturale, sostenibilità.

L’Artico parla di risorse, strategie e nuovi equilibri globali. In entrambi i casi, guardare le vette significa guardare noi stessi, solo con un orizzonte un po’ più ampio.

Quando la montagna diventa anche manifesto E mentre parliamo di vette, di paesaggi culturali e di immaginari alpini, la montagna, ancora una volta, torna a essere spazio simbolico e politico. Alla vigilia dell’apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, a Roma è comparsa una nuova opera della street artist Laika, intitolata ICE OUT!.

Davanti alla sede del CONI, l’artista ha scelto un linguaggio diretto, senza metafore consolatorie: un agente dell’ICE raffigurato mentre prende di mira uno ski jumper, con una montagna capovolta in cui il logo olimpico si trasforma in un mirino. Un’immagine forte, volutamente disturbante, che riporta lo sport dentro un dibattito che spesso preferiremmo tenere fuori dagli stadi e dalle piste da sci.

Secondo Laika, la presenza dell’agenzia anti-immigrazione ai Giochi contraddirebbe i principi fondanti della Carta Olimpica, basati su solidarietà, inclusione e rispetto della dignità umana. Una presa di posizione che si inserisce nel più ampio confronto sul ruolo dello sport come spazio neutrale, o almeno percepito come tale, rispetto alle tensioni politiche e sociali.

La street art, del resto, ha sempre avuto questa funzione: interrompere la narrazione ufficiale e ricordarci che anche i grandi eventi globali sono attraversati da contraddizioni. ICE OUT! - Laika - 2026 Le vette come specchio del nostro tempo Dalla mostra di Teglio al libro sull’Artico, fino alle opere urbane che anticipano il clima culturale delle Olimpiadi, emerge un filo rosso evidente: la montagna non è mai solo paesaggio.

È economia. È immaginario collettivo.

È geopolitica. È protesta.

È arte. E forse proprio per questo continuiamo a guardare verso l’alto.

Non per trovare un luogo incontaminato, ma per osservare meglio i cambiamenti che stanno attraversando la nostra società. Perché, in fondo, le montagne non si limitano a dividere i territori: raccontano le epoche.

E oggi, tra piste olimpiche, ghiacci che si sciolgono e manifesti che compaiono sui muri delle città, le vette sembrano dirci una cosa molto semplice: anche quando cerchiamo di parlarne solo per sognare, finiscono sempre per raccontarci la realtà. ICE OUT! - Laika - 2026 (dettaglio) The post O parliamo di guerre o parliamo di montagne appeared first on ReWriters.

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