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Il caso del tredicenne che ha accoltellato l’insegnante e la crisi profonda del nostro sistema scolastico

Sabato 28 marzo 2026 ore 08:18 Fonte: Valigia Blu
Il caso del tredicenne che ha accoltellato l’insegnante e la crisi profonda del nostro sistema scolastico
Valigia Blu

Mercoledì 25 marzo, un quarto d’ora prima dell’inizio delle lezioni, uno studente tredicenne dell’Istituto comprensivo di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha aggredito una sua insegnante, ferendola gravemente con un coltello. Come riportano le forze dell’ordine, lo studente conservava in casa materiale esplosivo e comunicava con altri utenti attraverso un canale Telegram, dove aveva pubblicato una lettera per spiegare le motivazioni del gesto e dove, alcune ore dopo, avrebbe mandato in diretta il video dell’aggressione attraverso un dispositivo fissato al suo corpo.

La vicenda è troppo recente perché si possa parlare con cognizione di causa delle motivazioni alla base del gesto, così come della situazione piscologica, familiare e scolastica dello studente. Tuttavia, si possono fare alcune considerazioni sulle dichiarazioni rilasciate dal ministro Valditara e sull’operato del Governo.

Il ministro, che si trova attualmente a Parigi presso l’Unesco per seguire la presentazione del Rapporto annuale sul monitoraggio globale del settore educativo, ha affermato che «il Governo ha approvato importanti misure per combattere la criminalità giovanile; devono essere ora rapidamente licenziate dal Parlamento. Abbiamo avviato percorsi di educazione al rispetto, fra breve entrerà in funzione anche l’assistenza psicologica per tutti i nostri studenti.

Dobbiamo anche riflettere sull’uso dei social che sono sempre più devastanti». Si tratta di poche parole in cui il ministro sintetizza l’operato del governo e in cui non menziona i tagli al personale del settore scuola stabiliti nella legge di bilancio per il 2026.

Il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal Governo nel febbraio del 2026 prevede una stretta sul controllo dei minori fra i dodici e i quattordici anni, con l’ampliamento dell'ammonimento del questore per minori dai 12 ai 14 anni e l’introduzione di una sanzione amministrativa pecuniaria a carico dell’adulto responsabile e inadempiente. Un giro di vite sulla sorveglianza, che ignora completamente il tema della prevenzione.

In effetti, le scuole italiane adottano da molti anni protocolli antibullismo, con risultati per lo più inefficaci. È evidente che esiste una falla nel sistema, e che la stretta repressiva sui minori non è la soluzione.

Educazione al rispetto L’ossessione securitaria dell’attuale governo si traduce, nell’ambito della scuola, in un linguaggio che richiama una postura autoritaria. L’esempio più eclatante di ciò riguarda la sostituzione dell’educazione affettiva, mai introdotta nonostante una lunga discussione, con l’educazione al rispetto, parola scivolosa che evoca le aule del ventennio.

Nella legge di bilancio del 2026, infatti, si decreta che «vengono stanziati 2 milioni di euro per l’anno 2026 per realizzare nelle scuole secondarie di primo grado, in collaborazione con la società Sport e salute S.p.A, attività di prevenzione e contrasto a fenomeni di bullismo, cyberbullismo e violenza di genere attraverso programmi educativi basati sull’attività sportiva» (art. 1, commi 813-816, Finanziamento del progetto “Educare al rispetto – Sport e salute”). Insomma, secondo l’attuale governo, un po’ di movimento e un’alimentazione sana sono gli strumenti ideali per combattere esclusione sociale, razzismo, femminicidi e discorsi d’odio in rete.

Soluzione fantasiosa, se non l’avessimo già sperimentata all’epoca dei Balilla. I dati Istat ci dicono invece che il rischio di povertà o esclusione sociale di minori in famiglie monogenitoriali, come quella del pre-adolescente di Trescore Balneario, quando è presente solamente la madre è cresciuto di quattro punti percentuali fra il 2021 e il 2024.

In generale, le condizioni di vita dei minori in Italia sono in netto peggioramento, in un quadro generale che associa crisi della famiglia all’aumento dell’inflazione e contestualmente alla fulminea diffusione di strumenti di AI generativa già dalla scuola primaria per aiutare nello studio e per informarsi. Fenomeni apparentemente non correlati che, tuttavia, a una lettura anche superficiale della lettera pubblicata dal giovanissimo autore dell’aggressione alla sua insegnante, producono un cortocircuito fra esclusione, quadro economico globale e disponibilità pressoché illimitata di risorse digitali.

Sulla stessa lettera grava il sospetto – non ancora confermato – che sia stata parzialmente compilata dal ragazzo con una IA generativa. In un quadro così complesso, è chiaro che l’educazione al rispetto suona come un revival della scuola gentiliana.

Il Governo, inoltre, esternalizza tramite l’ente Indire i «percorsi formativi e didattici, nelle istituzioni scolastiche, in materia di educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto a ogni forma di violenza di genere» (Legge di bilancio 2026, art. 1, comma 883). La cifra stanziata è di due milioni di euro, a favore di un’agenzia già al centro fra il 2019 e il 2021 di un controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria, da cui emerse una “controversa” attribuzione dei compensi ai vertici dell’Istituto, nonché numerosi ritardi nel piano delle attività.

Quindi non è proprio chiarissimo chi si debba occupare di questa famigerata educazione al rispetto, visto che neppure gli organi indicati dal Governo come responsabili dei piani per contrastare la violenza nelle scuole sono in grado di gestire correttamente le procedure. Carenza di risorse  È invece chiarissimo che tutta questa opacità linguistica e normativa ha delle ripercussioni molto concrete sia sul corpo docente sia sugli studenti italiani, che saranno i primi a subire le conseguenze dei tagli e della distribuzione fantasiosa dei già pochi fondi stanziati dal Governo.

La ridefinizione dell’organico su base annuale secondo la nuova legge di bilancio si traduce in una maggiore flessibilità delle risorse umane, con un impatto significativo sulla copertura delle supplenze brevi attraverso il personale interno. Ciò significa che le ore destinate fino a quest’anno scolastico a interventi di potenziamento – ad esempio, l’affiancamento di alunni con situazioni di particolari fragilità – dal prossimo anno verranno sfruttate per la sostituzione dei docenti assenti, allungando il periodo previsto per la chiamata di un docente supplente.

A farne le spese non sono solo gli insegnanti in attesa di supplenza (e qui andrebbe aperto un capitolo lungo e doloroso sul reclutamento scolastico), ma gli studenti della scuola pubblica italiana che contavano sul supporto di insegnanti del loro stesso istituto per un aiuto con i compiti, un supporto emotivo in caso di disagio socio-economico, o per partecipare a progetti mirati a limitare la dispersione scolastica. In sintesi, tutte quelle attività che rendono la scuola un ambiente di apprendimento a tutto tondo, in cui alla lezione tradizionale si affiancano interventi personalizzati o in piccoli gruppi, laddove si registrino complessità della natura più varia e non solo legata a certificazioni ai sensi della legge 104 – quindi all’assegnazione del docente di sostegno – oppure a disturbi specifici dell’apprendimento.

L’ecosistema scuola Non è per nulla facile descrivere il sistema-scuola non solo a chi non ha dimestichezza con la pedagogia, ma soprattutto a chi si lascia trascinare in derive giustizialiste soprattutto in rete. Meno risorse significa classi più affollate, che a loro volta producono interventi didattici più dispersivi, meno efficaci, e soprattutto un'oggettiva difficoltà nell’individuazione di casi particolarmente bisognosi di interventi educativi che esulino dalla didattica tradizionale.

Un bambino afflitto da una situazione esistenziale difficile, come il protagonista del caso di cronaca di Bergamo, se già con l’organico attuale è un “problema”, con l’ulteriore taglio diventerà estremamente difficile da individuare, e in generale sarà sempre più difficile mettere in atto interventi atti a prevenire comportamenti potenzialmente letali, come abbiamo visto bene. Captare i segnali di un disagio profondo non è un compito che spetta a chi, già sottopagato, si ritrova a lavorare in un ambiente reso ancora più ostico dalla carenza endemica di risorse.

Non è raro che nel passaggio fra l’età infantile e l’adolescenza, in assenza di un contesto educativo solido, un soggetto particolarmente fragile coltivi un mondo interiore popolato da fantasmi e fantasie nefaste, col rischio di diventare un pericolo per sé stesso e per la comunità in cui è inserito. Tuttavia, l’esplorazione di questa interiorità prevede una sinergia fra il personale scolastico e sanitario: è un lavoro di squadra, e non può farsene interamente carico chi ha già il compito di gestire una classe numerosa.

Per questo motivo la scuola ha un bisogno estremo di personale specializzato e di supporto alla didattica, indipendentemente dalle certificazioni rilasciate dai neuropsichiatri infantili, poiché è un ecosistema molto complesso in cui convivono le realtà più diverse. In questo quadro rivestono una particolare rilevanza le questioni legate alla retribuzione degli insegnanti – fra le più basse in Europa, e la più bassa se si guarda il costo della vita, come rileva la più recente indagine di Eurydice, agenzia dell’Unione Europea.

Se a ciò si aggiungono le condizioni estreme in cui operano gli educatori e il personale delle cooperative di servizi alla persona, a cui sono demandate tutte le cure degli studenti disabili, il quadro diventa particolarmente cupo. Il grado di civiltà di un paese si misura da come tratta il settore educativo e sanitario, e in Italia ormai si sta toccando il fondo in entrambi.  

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