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Usa e Israele ci tolgono l’energia? Meloni non protesta, ma va in pellegrinaggio dal principe macellaio
C’è una coerenza in questo governo imbelle, guidato dalla donna madre cristiana in tailleur dai candidi tessuti così abbondanti da far spesso chiedere come faccia a non inciampare in sé stessa. Una coerenza non dichiarata, non rivendicata, ma ferrea: quella nello scegliere, sistematicamente, la parte sbagliata della storia.
Di fronte a una crisi energetica globale scatenata dalla guerra illegale mossa da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, l’Italia non prende posizione. Si acquatta nel solito rifugio della diplomazia senza spina dorsale e senza dignità.
La madre cristiana che per anni aveva urlato, con coerenza ammirevole, l’importanza di essere italiani, difendendo a spada tratta l’onore del Paese e rivendicando il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, oggi accetta prona il genocidio di Gaza e il nostro annientamento come sistema-Paese e come popolo. Foto di Saudi Press Agency / Shutterstock Editorial / IPA La vita in Italia è diventata per la maggior parte dei miei concittadini insostenibile.
Non parlo di esami medici che saltano – tema che andrebbe affrontato con chi la Sanità la vive e la gestisce ogni giorno, non da urlanti incompetenti che dai talk show televisivi propinano ricette e analisi da impareggiabili ciarlatani – di scuole che fanno acqua da tutte le parti o di una stampa che manipola invece di informare. Parlo di sussistenza primaria: di un litro di latte a 2 euro, del pane a 6–8 euro al chilo, della verdura diventata un lusso, persino le cipolle e le patate.
E tutto questo accade nel silenzio e nell’insipienza di chi dovrebbe vigiliare e governare. Nel bel mezzo di questo scenario da incubo, la nostra Meloni finalmente si muove.
Prende un aereo e vola a Riad. Per mediare, per tracciare limiti o discutere di stabilità internazionale?
No. Il vero obiettivo è l’energia, gli accordi, il petrolio.
E lo fa alla corte di Mohammed bin Salman, lo stesso uomo che porta ancora addosso l’odore acre dell’omicidio di Jamal Khashoggi, fatto letteralmente a pezzi nel consolato saudita di Istanbul. E non basta: lo stesso governo che si inginocchia davanti al principe macellaio aveva già liberato un criminale internazionale, il torturatore Al-Masri, una scelta per cui l’Italia è stata deferita alla Corte Penale Internazionale per la prima volta nella nostra storia.
Un primato del quale non saeremo mai abbastanza grati alla madre cristiana. Eppure, il silenzio è tombale, come quello delle memoria pubblica, che a questo punto è chiaro sia stata svuotata.
Gaza, il funerale di altri due paestinesi uccisi dai raid israeliani il 6 aprile 2026. Foto di Bilal Osama apaimages/SIPA / IPA Sempre la Meloni e il suo governo, l’8 marzo 2023, hanno firmato accordi di cybersicurezza con Israele, un contratto che assegna agli israeliani — ripeto, agli israeliani — parte della protezione della nostra sovranità digitale.
Le dichiarazioni parlamentari denunciano chiaramente che il governo ha cercato di minimizzare e nascondere questi legami, piegando la legge italiana per favorire Israele tra i Paesi terzi con accesso alle nostre infrastrutture strategiche. Tenendo queste informazioni a mente, diventano più chiari i silenzi del nostro governo sulla carneficina che Israele sta promuovendo su larghissima scala in Medio Oriente, compresa la Legge sulla pena di morte riservata solo ai palestinesi.
E mentre noi barattiamo l’etica col servilismo, barili di petrolio con la nostra dignità, Trump minaccia ritorsioni perché l’Europa non risponde ai suoi appelli. Ma nessuno, a Bruxelles o a Roma, ha stigmatizzato abbastanza che lui e Netanyahu hanno mosso guerra all’Iran in maniera illegale, senza avvertire nessuno, senza passare dal Consiglio della NATO, senza curarsi minimamente del diritto internazionale e, ancora meno, delle conseguenze.
Anzi, da qualche giorno penso che forse le conseguenze facessero parte del pacchetto fin dall’inizio: seminare il caos, far precipitare la maggior parte dei Paesi in crisi, aumentare la povertà — perché quella seminata dal Covid era ormai consolidata e andava portata a un gradino inferiore — per ridefinire i perimetri del controllo e dello sfruttamento. Dividi, sottometti, controlli.
Noi, europei, stiamo pagando un conto altissimo, economico e morale, per questa follia che onestamente non si sa dove ci porterà. Perché, come ha detto a Davos con icastica chiarezza il primo ministro canadese Carney, «non siamo seduti al tavolo, siamo nel menù».
Una frase che illustra perfettamente il punto in cui siamo e mette in plastica evidenza la pochezza di tutti i nostri alti rappresentanti, siano essi di Bruxelles o di Roma. Tutti.
Senza distinzioni. Così, mentre Gaza veniva spianata e la sua popolazione sterminata — sterminio tutt’ora in corso — dopo l’applicazione di quella che ho definito la “Dottrina Gaza” al Libano e all’Iran; dopo il diritto piegato come cera davanti agli interessi di Israele, con il nostro ministro degli Esteri che ha apertamente dichiarato che «il diritto internazionale vale fino a un certo punto»; dopo operazioni opache gestite nel silenzio istituzionale, ora il sipario si apre su un’altra scena dello stesso teatro: il pellegrinaggio energetico dal principe macellaio.
Altro che realpolitik. Qui siamo oltre.
Qui siamo alla pornografia della necessità: tutto è giustificabile, tutto è negoziabile, tutto è lavabile purché serva. Si va con il cappello in mano, senza alcuna dignità, con deferenza.
E mentre ci raccontano la favola della sicurezza energetica, la verità è più semplice e più sporca: stiamo barattando ogni residuo di credibilità morale con qualche barile di petrolio. Nel frattempo, chi guida il gioco tra Washington e Tel Aviv sa benissimo quello che fa: stringe il cappio energetico e lascia l’Europa senza aria.
Un’Europa che parla ancora come fosse alleata e partner, quando invece è solo più un ostaggio senza qualità e un mercato per giunta marginale. E noi?
Noi voliamo a Riad. Come se nulla fosse.
Come se non sapessimo. Come se non si sentisse ancora l’eco di un corpo fatto a pezzi e di un mondo che ha scelto di dimenticare.
Eppur si muove… ma il movimento è solo quello dei piedi che si inchinano, dei sorrisi che mercanteggiano e dei diritti che scompaiono, uno dopo l’altro, sotto il peso del petrolio, della paura e di un branco di messianici folli che ci stanno portando dritti dritti all’inferno, in vista del prossimo Messia, del quale Netanyahu sarebbe il gran ciambellano. L'articolo Usa e Israele ci tolgono l’energia?
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