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WWF: scegliere le energie rinnovabili per aiutare a fermare le guerre

Mercoledì 1 aprile 2026 ore 05:20 Fonte: Menti in fuga

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "WWF: scegliere le energie rinnovabili per aiutare a fermare le guerre" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Il WWF sottolinea che le energie fossili rappresentano una delle principali cause dei conflitti, come evidenziato dalle Guerre del Golfo degli anni '90 e dal recente conflitto con l'Iran. L'organizzazione invita a investire nelle energie rinnovabili come strategia per contribuire a fermare le guerre e promuovere la pace.
WWF: scegliere le energie rinnovabili per aiutare a fermare le guerre
Menti in fuga

L’intellettuale russo Alexander Etkind, docente presso il Dipartimento di relazioni internazionali all’Università dell’Europa Centrale, in un’intervista curata da Riccardo Amati su Fanpage.it, partendo da alcune considerazioni sul modello russo di sfruttamento interno,  fa un’interessante riflessione e un parallelo storico. «Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente mostrano quanto fossili, rotte di transito e azioni militari siano intrecciati. Declino economico, migrazioni climatiche e regolazioni forzate intensificheranno la rivalità tra grandi potenze e attori regionali, producendo guerre locali, sanzioni e lotte sui corridoi energetici.

In questo senso, la tarda era dei fossili può assomigliare al tardo colonialismo. Quando imperi in declino lottavano per mantenere accesso a territori e risorse strategiche».

Accelerare la transizione verso energie pulite, oltre ad aiutarci nella lotta ai disastri ambientali diminuirà il rischio di guerre [1]. Le guerre oltre a dolore per morte e sofferenze diffuse, la distruzione di infrastrutture civili, abitazioni, edifici pubblici e aziende porta con sé anche un’enorme devastazione ambientale le cui conseguenze sono disastrose per la vita futura.

Cosa resterà del 35% di biodiversità europea che ospitava l’Ucraina prima dell’invasione russa? La Striscia di Gaza non vedrà mai risorgere il suo terreno e quanto di natura vi si trovava, quasi tutto è contaminato… Ė stato da poco pubblicato il report del WWF, Rinnovabili, energie per la pace che nelle sue premesse come l’accaparramento di risorse primarie come l’acqua scatenino ogni genere di conflitto così come, «in aggiunta ad un substrato di antagonismi storici, le fonti di energia fossile, in primis petrolio e gas, sono stati una concausa significativa  di guerre in molti angoli del globo.

Tra gli anni ’80 e ’90, la guerra tra Iraq ed Iran e le successive Guerre del Golfo, hanno affondato le  loro radici nel controllo di ingenti giacimenti di petrolio e, a cascata, delle rotte di destinazione e dei prezzi sui mercati globali. La guerra civile che ha insanguinato il Sudan per quasi vent’anni con oltre 2 milioni di morti ha avuto avvio, oltre che per dispute tra etnie del nord e del sud, anche dal controllo della produzione (al sud) e del trasporto (al nord, in direzione Mar Rosso) delle risorse petrolifere scoperte nel Paese a partire dagli anni ’80».

E così si trovano strette connessioni tra produzione e rotte per le energie fossili per i conflitti in Nigeria, ma anche in Ucraina, passando per il Venezuela e fino alla guerra contro l’Iran. La soluzione per eliminare una delle più importanti cause di guerre è quella dell’utilizzo massivo delle energie rinnovabili.

Una delle argomentazioni usata da più parti per opporsi alla produzione di energia da fonti rinnovabili è che costa troppo. Il WWF mostra come i costi siano mediamente inferiori ai vari impianti a gas, a carbone o nucleari che sono tra quelli più cari per megawatt/ora.

L’Italia grande importatore di energie da combustibili fossili è molto lontana da una produzione accettabile e che renderebbe meno problematiche le crisi di settore. Del resto, spiegano sempre nel rapporto, i tempi di costruzione degli impianti sono anche più brevi di quelli per produrre energia da fossile.

Senza parlare delle centrali nucleari che, per quanto piccole si vogliano costruire, necessitano di decenni. Il decisore politico non deve far altro che andare in questa direzione, eliminando anche le sovvenzioni alle produzioni e alla distribuzione delle energie da fossili.

Sia chiaro che non si eliminano le guerre e i conflitti ma si abbassano i rischi. L’Italia cosa ha fatto?

Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, invece si spingere sull’acceleratore delle rinnovabili per sostituitr il più possibile quanto arrivava dalla Russia, si legge nel report, ci si è affrettati, tramite la Snam, a «comprare due nuove navi rigassificatrici (Piombino e Ravenna) e altri rigassificatori sarebbero in progetto, nonostante la contrarietà dei territori (Sardegna inclusa). Questi impianti, entrati in funzione in ritardo e sulla carta già da spostare (vedi impegni di Snam su Piombino, ora rimessi in discussione) sono già avviati a essere stranded asset [beni bloccati, ndr], alla luce del nuovo quadro internazionale determinato dall’attacco all’Iran da parte degli USA e di Israele, non fosse altro per le difficoltà di approvvigionamento dagli Stati che danno sul Golfo Persico e passano per lo Stretto di Hormuz».

Andare verso le rinnovabili ha anche altri vantaggi come quello di avere un settore economicamente trainante e con spinta all’innovazione. Nel Regno Unito, la destra e le lobby delle energie fossili spingono per aumentare le trivellazioni nel Mare del Nord per estrarre più petrolio utile a dare una maggiore sicurezza al Paese, ma «secondo quanto affermato dagli ex leader militari al Guardian, il governo dovrebbe concentrarsi su una rapida transizione verso un mix di energia eolica, solare, mareomotrice e nucleare per garantire la sicurezza futura del Regno Unito, nonché su un programma di efficienza energetica e un “importante rinnovamento” della rete elettrica» [2].

Tutta la destra nel mondo, sostenuta dalle aziende di gas e petrolio in particolare, spingono per il rallentamento o lo stop della transizione ecologica. Nella direzione di una migliore difesa da shock energetici – leggi sicurezza nazionale – bisognerebbe fare anche scelte sul fronte del risparmio come suggerito, nel 2022, dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA): più lavoro da casa, abbassare i limiti di velocità di almeno 10 km/h, incentivare l’uso della bicicletta e del car sharing, diminuire i viaggi aerei per lavoro, andare avanti con la l’uso dell’elettrico per la mobilità.

Non si è fatto molto e, nel frattempo, gli investimenti in energie rinnovabili non hanno avuto la spinta necessaria e il Governo Meloni continua a spingere in direzione ostinata e contraria alla realtà. Pasquale Esposito [1] Riccardo Amati, Fanpage.it, “Il petrolio scatenerà guerre infinite, rinnovabili unica energia di pace”: parla l’accademico russo Etkind, marzo 2026 [2] Matthew Taylor, The Guardian, More drilling in North Sea ‘not the answer’ for UK energy security, say former military leaders, 31 marzo 2026 The post WWF: scegliere le energie rinnovabili per aiutare a fermare le guerre appeared first on Mentinfuga.

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