Politica
Olimpiadi. Cortina in corsa per finire i lavori
A un mese dall’inizio delle competizioni olimpiche, Cortina d’Ampezzo ha l’aspetto di un cantiere a cielo aperto. Il conteggio delle gru supera le due cifre, mezzi pesanti attraversano incessantemente anche le vie del centro.
Ovunque ci si imbatte in transenne, deviazioni, ponteggi, sbarramenti, infrastrutture provvisorie, un pulviscolo sottile intorpidisce l’aria e ricopre ogni superficie. “Ho smesso di pulire la macchina, è inutile, lo farò quando sarà finito tutto” mi dice un residente.
I lavori di preparazione sono in pieno svolgimento, anche delle opere definite essenziali che, qui a Cortina, sono quelle che hanno sollevato le maggiori contestazioni e che, anche solo a colpo d’occhio, rivelano tutta la loro criticità. La stazione di arrivo della cabinovia nuova, che porterà gli spettatori nei pressi dell’arrivo delle gare di sci alpino femminile, si trova su un terreno idrogeologicamente fragile.
I segni della frana del novembre scorso sono evidenti. Fra edifici sprofondati e crepe si ergono piloni a rischio movimento, ancora senza cavi e il tutto dovrebbe essere collaudato entro fine gennaio.
La nuova pista da bob, a copertura totale, appare come un’impenetrabile cattedrale nel deserto, lasciato dal taglio dei larici secolari, alcuni dei quali ancora da rimuovere. Caterpillar e lavoratori si spostano fra cumuli di terra.
Lavori in corso anche presso il nuovo villaggio olimpico, una struttura temporanea di tende e container, costata 38 milioni di euro (più 8 milioni per parcheggio e strutture extra) e che sorge in una conca, che mi descrivono come la più fredda e umida di tutta la zona. I cortinesi si muovono dentro questo caos con rassegnazione e indifferenza.
Le bandiere bianche e blu, simbolo di Olimpiadi, distribuite alla cittadinanza per essere esposte dai balconi e dalle finestre, sono pochissime. L'articolo Olimpiadi.
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