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Storia

Goya, il pittore al servizio di Carlo IV

Lunedì 24 novembre 2025 ore 15:54 Fonte: Storica National Geographic
Goya, il pittore al servizio di Carlo IV
Storica National Geographic

Quando Francisco José de Goya y Lucientes si stabilì a Madrid nel gennaio del 1775, era già un artista affermato. Nella sua regione natale, l’Aragona, aveva dipinto notevoli opere religiose ed era appena tornato da un soggiorno di studio in Italia.

Si trasferì nella capitale su invito del cognato Francisco Bayeu, anch’egli pittore, e si stabilì nella residenza di quest’ultimo. Iniziò subito a lavorare realizzando cartoni per la Reale fabbrica di arazzi di santa Barbara, ma ciò a cui realmente ambiva era un posto di pittore di corte.

Questo era un ruolo a cui aspirava la maggior parte degli artisti dell’epoca, sia per il reddito sia per il prestigio sociale e artistico che ne derivava. Nel giugno del 1776 Goya fece domanda per la prima volta per il posto di pittore di corte, senza successo.

Tre anni dopo incontrò personalmente la famiglia reale. Carlo III aveva apprezzato le incisioni che Goya aveva realizzato a partire da tredici dipinti di Velázquez e lo ricevette accompagnato dal figlio, il futuro Carlo IV, e dalla moglie di quest’ultimo, Maria Luisa di Parma. «Se avessi più tempo, ti racconterei quanto mi hanno onorato il re, il principe e la principessa, che per grazia di Dio mi hanno permesso di mostrare loro quattro quadri, e ho baciato loro la mano [...] e ti dico che non potrei desiderare di più per quanto riguarda il loro apprezzamento delle mie opere, vista la soddisfazione che ho ottenuto dal re e ancor più dalle loro altezze», scrisse al suo amico Martín Zapater.

Alcuni mesi dopo, alla morte del pittore di corte Anton Raphael Mengs, Goya si ripropose per questa carica, di nuovo senza successo.Ciononostante, l’aragonese fece progressi nelle alte sfere di Madrid. Godeva del favore del conte di Floridablanca, ministro di Carlo III.

Oltre a commissionargli un suo ritratto, Floridablanca mise il pittore in contatto con l’infante don Luís, fratello minore del re. Dopo essersi ritirato dalla corte a causa del suo matrimonio con María Teresa de Vallabriga, una giovane che non apparteneva alla famiglia reale, Luís si trasferì in un palazzo vicino ad Ávila.

Tra il 1783 e il 1784 Goya vi trascorse lunghi periodi e, tra le altre opere, realizzò un ritratto di grandi dimensioni della famiglia dell’infante considerato uno dei suoi lavori migliori. Nel 1786 Goya divenne pittore di corte con il compito di supervisionare la qualità degli arazzi realizzati nella Reale fabbrica.

Per lui fu una sorpresa, come raccontò a Zapater in una lettera: «Ho sottoposto la questione al re e la nomina è stata approvata senza che io ne sapessi nulla, mi ha colto di sorpresa senza che sapessi cosa stesse succedendo; ho ringraziato il re, il principe e gli altri capi». Pittore di camera del re La morte di Carlo III nel dicembre del 1788 offrì a Goya l’occasione che cercava.

Carlo IV e Maria Luisa di Parma furono incoronati nel gennaio dell’anno successivo e per l’occasione furono organizzate cerimonie in diversi luoghi del regno, durante le quali furono esposti ritratti improvvisati dei nuovi monarchi, per lo più di dubbia qualità. Per rinnovare l’immagine istituzionale della nuova coppia reale, e forse grazie alla mediazione del suo amico Gaspar Melchor de Jovellanos, il governo decise di ricorrere ai servizi di Goya.

Il 25 aprile 1789 l’artista pronunciò il giuramento di pittore di camera del re nel palazzo di Aranjuez e realizzò subito diversi ritratti a figura intera dei sovrani. Presto entrò nelle grazie di Manuel Godoy, primo ministro della monarchia tra il 1792 e il 1808 (con una parentesi tra il 1798 e il 1801), di cui nel 1794 realizzò un ritratto equestre che non è stato conservato.

Fu forse grazie a Godoy che Goya raggiunse l’apice della sua carriera di corte. Nel 1799 infatti venne nominato primo pittore di corte insieme a un altro artista, Maríano Salvador Maella.

Lo stipendio ammontava a 50mila reali all’anno, oltre a una dotazione di 500 ducati destinati alla manutenzione di una carrozza con cui Goya iniziò a passeggiare con orgoglio per Madrid. L’artista realizzò una nuova serie di ritratti dei sovrani in cui Carlo IV appariva raffigurato in uniforme da colonnello, in abiti da caccia o a cavallo, e Maria Luisa con indosso robe à la française ‒ un vestito composto da una giacca aperta sul davanti, la gonna e il corpetto ‒, con indosso la mantiglia o in sella a un cavallo.

Questo incarico gli permise di trascorrere molto tempo con i sovrani. In una lettera del 24 settembre 1799 Maria Luisa di Parma raccontava a Godoy che Goya stava realizzando un suo ritratto a figura intera con mantiglia, in coppia con uno del re vestito da cacciatore, ed esprimeva il desiderio che l’artista la accompagnasse insieme al marito a El Escorial per ritrarre uno dei suoi cavalli preferiti, Marcial, regalo dello stesso Godoy.

Non sorprende che, in una lettera a Martín Zapater, Goya fosse orgoglioso del favore con cui lo trattavano Carlo IV e la consorte: «I re vanno pazzi per il tuo amico», gli diceva. La famiglia di Carlo IV A quel periodo risale l’incarico di realizzare un ritratto di grandi dimensioni dell’intera famiglia reale.

I Borboni avevano introdotto in Spagna questa tradizione pittorica, il cui esempio più significativo era Il ritratto della Famiglia di Filippo V di Spagna di Louis-Michel van Loo, del 1743, una tela di oltre cinque metri di lunghezza per quattro di altezza esposta nel Palazzo reale di Madrid. L’opera di Goya, anch’essa di grandi dimensioni (3,4 per 2,8 metri), era destinata alle sale della Camera del re, nello stesso palazzo, dove sarebbe stata esposta accanto ad alcuni dipinti di Tiziano e Velázquez appartenenti alla collezione reale.

Si trattava senza dubbio della commissione più impegnativa che i re gli avessero mai affidato. Nell’opera compaiono quattordici personaggi: i sovrani, al centro, sei figli, due coniugi e un figlio di questi ultimi e due fratelli del re, oltre allo stesso pittore, che appare a sinistra della composizione.

Data l’impossibilità di far posare contemporaneamente così tante persone, decise di realizzare degli studi preliminari su ciascuna di esse, per cui soggiornò quattro volte ad Aranjuez tra maggio e giugno del 1800. Lasciò per ultima l’effigie dei sovrani, forse perché erano quelli che conosceva meglio avendoli già ritratti in precedenza o perché erano le figure predominanti.

Successivamente, nel suo studio, realizzò la composizione finale. Non era la prima volta che utilizzava questo metodo di lavoro, poiché lo aveva già applicato per dipingere La famiglia dell’infante don Luís di Borbone.

I commenti non si fecero attendere, ma non erano favorevoli a Goya. Si disse subito che l’opera rendeva un’immagine poco maestosa della famiglia reale, in particolare della regina Maria Luisa, che appare mentre stringe la mano al figlio piccolo, che secondo alcune voci era frutto della sua relazione con Godoy.

Nel XIX secolo diversi scrittori francesi sostennero che Goya avesse deliberatamente caricaturato i sovrani. Secondo Théophile Gautier li aveva rappresentati come se fossero «il droghiere dell’angolo e sua moglie dopo aver vinto alla lotteria», mentre il pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir, vedendo il ritratto, commentò: «Il re sembra un oste e la regina un’albergatrice... o qualcosa di peggio!».

Opera di un professionista Oggi la maggior parte degli storici dell’arte esclude che Goya si stesse burlando della famiglia reale. L’artista fece il lavoro che ci si aspettava da lui, rappresentando i personaggi senza caricature e senza idealizzazioni.

La sua opinione riguardo alla monarchia non è nota, e la sua ferma volontà di una brillante carriera all’interno della corte rende logica la sua discrezione al riguardo. Prendere in giro i re in un ritratto ufficiale era inconcepibile, e non ci sono precedenti simili nelle sue opere.

Secondo alcuni scrittori francesi del XIX secolo Goya offriva un’immagine grottesca dei sovrani Nonostante quanto talvolta suggerito, è improbabile che alcune incisioni della serie Los caprichos contengano una critica alla monarchia, perché nel 1803 Goya offrì le lastre di rame a Carlo IV, il quale, in cambio, concesse una pensione a suo figlio Javier affinché potesse studiare pittura all’estero. La smentita più chiara alla tesi della satira è la soddisfazione mostrata dai ritratti.

In una lettera a Godoy del 9 giugno 1800, riferendosi allo studio preliminare, la regina Maria Luisa affermava: «Goya ha fatto il mio ritratto, che dicono sia il migliore di tutti». Il raffreddamento del rapporto Non è tuttavia da escludere che i monarchi si siano sentiti un po’ a disagio di fronte al realismo dell’opera.

La collocazione iniziale del dipinto non è nota, ma nel 1808 era certamente esposto nella stanza di una delle principesse. È però significativo che nel 1802 i re abbiano commissionato un altro ritratto di famiglia, questa volta a Vicente López, che offrì un’immagine molto più idealizzata.

Negli anni successivi alla realizzazione di La famiglia di Carlo IV l’attività di Francisco de Goya al servizio dei monarchi diminuì notevolmente. Il pittore non cadde in disgrazia, ma fu vittima di un cambiamento nel gusto estetico della corte spagnola, dove trionfò una pittura decorativa in stile francese realizzata da artisti provenienti dal Paese vicino.

Goya rimase ai margini di questo movimento e il suo rapporto con la casa reale si raffreddò. Probabilmente questo è uno dei motivi che spiegano perché, dopo l’invasione della Spagna nel 1808 da parte dell’esercito di Napoleone, Goya non pensò di sacrificarsi per i Borbone e scelse invece di adattarsi al nuovo regime di Giuseppe Bonaparte, al quale nel dicembre 1808 giurò fedeltà come primo pittore di corte.

Per saperne di più SAGGI.Goya. Storia, vita e opere di un artista totale Marco Di Capua.

Galaad edizioni, Teramo, 2025. Lettere a Martin Zapater (1777-1799) Francisco Goya, Paolo Scarlata (traduttore).

Abscondita, Segrate (MI), 2023. Questo articolo appartiene al numero 202 della rivista Storica National Geographic.

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