Politica
L’Ungheria di Orbán capitale delle destre e le altre notizie di MicroMega
INTERNAZIONALE NERA L’Ungheria di Viktor Orbán si è affermata come punto di riferimento e laboratorio politico per le destre internazionali che vedono nel modello ungherese una sintesi tra sovranismo e autoritarismo competitivo. Come scrive Francesco Brusa, alla Conservative Political Action Conference tenutasi a Budapest si è riunita la rete transnazionale a sostegno della campagna elettorale di Orbán, che dovrà vedersela con lo sfidante Péter Magyar il prossimo 12 aprile.
La conferenza, tuttavia, rivela anche una tensione più ampia. L’Ungheria come avanguardia delle nuove destre è anche il nemico “comodo” di un’Europa incapace di ridefinire se stessa:
L’Ungheria di Orbán, capitale delle destre internazionali. GUERRA IN IRAN La Risoluzione sulla guerra in Iran passata al Consiglio di sicurezza dell’Onu rappresenta una grave distorsione del diritto internazionale: mentre giuristi e organismi indipendenti giudicano illegittima la “guerra preventiva” condotta da Stati Uniti e Israele, l’Onu finisce per condannare esclusivamente la reazione iraniana, consacrando un evidente doppio standard.
Come scrive Maurizio Delli Santi, gli Stati Uniti hanno guidato e votato la risoluzione, trasformando il Consiglio in un’arena in cui chi combatte può anche giudicare: Guerra all’Iran, se il giudice è parte in causa.
OCCUPAZIONE DELLA CISGIORDANIA Dal 7 ottobre 2023 decine di comunità palestinesi sono state espulse dalle loro terre, mentre aumentano gli avamposti di coloni in tutta la Cisgiordania con il sostegno o la copertura dell’esercito, anche in aree che fino a poco tempo fa erano considerate off-limits, persino dai coloni stessi. L’inchiesta di Ariel Caine e Oren Ziv, pubblicata originariamente su +972 Magazine, mostra come violenza, chiusure militari e isolamento dei villaggi stiano ridisegnando il territorio, cancellando di fatto le linee degli Accordi di Oslo e spingendo i palestinesi in cantoni sempre più ristretti:
Cisgiordania, cronaca di un’espulsione su larga scala. NO KINGS Sabato 28 marzo si è tenuta una giornata di mobilitazione indetta dal movimento “No Kings” in tante città sia statunitensi sia europee.
Come scrive Roberto Festa, a seguito di una giornata che ha visto scendere in piazza otto milioni di persone negli Usa, il movimento salda opposizione alla guerra in Iran, rifiuto della stretta sull’immigrazione e allarme per la deriva autoritaria. Ai cortei partecipano oggi anche esponenti di primo piano del Partito democratico, artisti e figure pubbliche che vedono in questa protesta un possibile punto di convergenza in vista del midterm:
No Kings: negli Usa cresce la mobilitazione contro Trump. LIBERTÀ DI PROTESTA Sempre in tema di mobilitazioni, in Germania si rafforza invece l’uso di strumenti giuridici pensati per il terrorismo contro forme di protesta civile, come nel caso delle attiviste di Letzte Generation accusate in base a norme nate per il crimine organizzato.
Simone Zoppellaro denuncia il modo in cui sorveglianza, perquisizioni e restrizioni dello spazio pubblico stanno ponendo il rischio – denunciato anche da Amnesty – che la repressione del dissenso diventi strutturale, colpendo non solo attivisti ma anche giornalisti e società civile, in un clima già segnato da polarizzazione e autocensura: Germania, se il dissenso è terrorismo.
POVERA PATRIA Il 23 marzo 2026 il ministro della Cultura Alessandro Giuli era a New York. Ha deposto una corona tricolore ai piedi del monumento a Cristoforo Colombo.
Il gesto, passato inosservato sulla stampa internazionale, in Italia ha avuto risonanza per lo più per le critiche alle pose e all’abbigliamento del ministro. Ma, come scrive Francesco Filippi, la “celebrazione d’Oltremare” di Cristoforo Colombo meriterebbe attenzione perché si inserisce in un racconto raffinato e di lungo periodo, quello della proiezione identitaria italiana:
Cristoforo Colombo e la vera cancel culture. L'articolo L’Ungheria di Orbán capitale delle destre e le altre notizie di MicroMega proviene da MicroMega.