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Trump agisce come se fosse un ‘asset’ di Putin

Sabato 14 marzo 2026 ore 09:37 Fonte: Valigia Blu

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Donald Trump si comporta come se fosse un 'asset' di Vladimir Putin, giustificando il supporto di Mosca all'Iran e revocando le restrizioni sul petrolio russo, il che ha suscitato accuse di tradimento e ha contribuito al caos in Medio Oriente, portando a una frattura all'interno del fronte occidentale, con Bruxelles e altri attori che reagiscono in modi diversi.
Trump agisce come se fosse un ‘asset’ di Putin
Valigia Blu

I paesi europei si oppongono alla decisione di Donald Trump di sospendere alcune sanzioni statunitensi sul petrolio russo in concomitanza con il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, insistendo sul fatto che la comunità internazionale debba mantenere la pressione su Mosca per la guerra contro l'Ucraina. Bruxelles, Parigi, Berlino, Londra: stesso messaggio, stesso giorno.

La Commissione Europea ha chiarito che la linea dell’Unione non cambia: le sanzioni energetiche contro la Russia restano in vigore anche se i prezzi del petrolio tornano a salire per la guerra di Trump e Netanyahu all’Iran. “Le nostre sanzioni sul petrolio russo e il price cap deciso a livello Ue rimangono validi”, ha detto a Bruxelles la portavoce della Commissione Paula Pinho.

Per la Commissione l’aspetto politico è potenzialmente disastroso: ogni attenuazione delle restrizioni energetiche fa solo aumentare le entrate di Mosca facendone ‘la beneficiaria’ indiretta di un’altra crisi internazionale. Il Regno Unito si è unito a Germania, Francia e Norvegia nel respingere la decisione.

Friedrich Merz, il Cancelliere tedesco, ha descritto come "sbagliata" la mossa di Washington di concedere deroghe temporanee sulle sanzioni per il petrolio russo: “Riteniamo che sia sbagliato allentare le sanzioni.

Purtroppo, la Russia continua a non mostrare alcuna volontà di negoziare. Per questo motivo dobbiamo aumentare ulteriormente la pressione su Mosca”.

"Attualmente c'è un problema di prezzo, ma non un problema di offerta". Ha poi aggiunto che gli "piacerebbe sapere quali ulteriori motivazioni abbiano spinto il governo degli Stati Uniti a prendere questa decisione".

Il Cancelliere ha insistito sul fatto che il sostegno all'Ucraina debba continuare nonostante il conflitto in Medio Oriente: “Non permetteremo che la guerra con l'Iran ci scoraggi o ci distragga da questo obiettivo”.

La decisione di Trump è giunta mentre i jet statunitensi e israeliani continuano a colpire l'Iran e il Libano in una conflagrazione regionale sempre più profonda che ha soffocato le forniture globali di petrolio. Il conflitto ha quasi chiuso lo Stretto di Hormuz, una delle arterie più importanti del commercio globale.

In un'intervista a Fox Radio, Trump ha ammesso per la prima volta che la Russia ha assistito l'Iran durante il conflitto (ma in qualche modo sembra giustificarlo): “[Putin] potrebbe dare un piccolo aiuto, sì, credo. E probabilmente pensa che noi stiamo aiutando l'Ucraina, giusto?”, riferendosi ai rapporti secondo cui Mosca avrebbe fornito informazioni di puntamento all'Iran per attaccare le forze americane.

Il presidente Emmanuel Macron ha affermato che la paralisi dello Stretto di Hormuz "in nessun modo" giustifica la revoca delle sanzioni alla Russia. Intanto a Mosca fanno i trenini, proprio in un momento di grande difficoltà militare ed economica.

Nonostante le manovre di Trump, il greggio Brent è rimasto sopra i 100 dollari al barile. L'Iran ha detto agli Stati Uniti di "prepararsi a vedere il petrolio a 200 dollari" e ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz.

Trump ha cercato di minimizzare le preoccupazioni sui prezzi del carburante sui social media: “Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi salgono, facciamo un sacco di soldi.

Ma, la cosa più importante per me è fermare un Impero del Male, l'Iran, dal possedere armi nucleari”. Invece il suo impero del Male può tranquillamente possedere armi nucleari e destabilizzare a piacimento equilibri globali ed economia mondiale.

"La pianificazione militare è stata eccellente", ha affermato Michael Rubin, ricercatore presso l'American Enterprise Institute ed esperto di politica estera statunitense sull'Iran. "Detto questo, politicamente, la situazione sta diventando sempre più un disastro.

Il motivo è che il primo passo di qualsiasi piano è stabilire un obiettivo principale: gli obiettivi [da colpire] dovrebbero essere finalizzati al raggiungimento di tale obiettivo. Gli Stati Uniti hanno invertito i ruoli.

Abbiamo gli obiettivi, ma non abbiamo un obiettivo chiaro, e la responsabilità non è dei pianificatori del Pentagono, ma di Donald Trump." L'obiettivo della missione statunitense è cambiato ripetutamente: dal sostegno ai manifestanti iraniani uccisi dalla repressione governativa, all'eliminazione del programma nucleare iraniano, fino alla neutralizzazione del suo sistema missilistico balistico. Ora si è concentrata su un nuovo obiettivo: la riapertura dello Stretto di Hormuz.

E già perché Trump e i suoi proprio non si aspettavano questa mossa da parte dell’Iran. "Ciascuno di questi obiettivi avrebbe richiesto una diversa strategia militare", ha affermato Michael Singh, direttore generale del Washington Institute ed ex direttore senior per gli affari mediorientali presso il Consiglio di sicurezza nazionale sotto George W. Bush.

Ora che l'Iran sta chiudendo lo Stretto, ha aggiunto, "l'altra parte ha voce in capitolo" su quando porre fine alla guerra, il che potrebbe consentire all'Iran di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto prolungato. Trump è entrato al governo l'anno scorso con un attacco frontale al "deep state", eliminando i funzionari di carriera che popolavano agenzie e dipartimenti e che, a suo dire, avevano agito in cospirazione per minare la sua precedente amministrazione e impedire cambiamenti nella politica estera statunitense.

A pochi mesi dal suo insediamento, ha smantellato il Consiglio di sicurezza nazionale e, successivamente, il Segretario di Stato, Marco Rubio, ha proceduto a importanti licenziamenti presso il Dipartimento di Stato. L'amministrazione Trump non ha ancora presentato un piano chiaro per il popolo iraniano.

Lo stesso Trump aveva inizialmente auspicato che qualcuno all'interno dell'Iran prendesse il potere – in modo simile a quanto accaduto in Venezuela (dove in pratica per il popolo venezuelano non è cambiato niente) – ma poi ha affermato che molte figure di spicco del regime sono state uccise nei primi attacchi. Ora ha ammesso che un cambio di regime probabilmente non avverrà a breve termine.

"Gli effetti a lungo termine di tutto ciò saranno semplicemente lo sperpero della potenza militare statunitense con implicazioni che si protrarranno per decenni", ha affermato Jennifer Kavanagh, direttrice dell'analisi militare presso Defense Priorities. Intanto i senatori democratici chiedono chiarimenti dopo che l'amministrazione Trump ha deciso di allentare le sanzioni sulle riserve petrolifere russe nel tentativo di compensare l'impatto degli attacchi israelo-americani sulle forniture globali di petrolio:

"L'amministrazione Trump non può contemporaneamente affermare di dare priorità alle operazioni militari statunitensi e offrire un allentamento delle sanzioni al presidente russo Vladimir Putin". Il cambio di rotta politica è seguito anche agli incontri in Florida tra Kirill Dmitriev, uomo finanziario di Putin, e Steve Witkoff, losco socio immobiliare di Trump, insieme al genero di Trump, Jared Kushner: discussioni che, secondo quanto riportato, hanno riguardato la cooperazione economica e il futuro delle sanzioni contro l'energia russa, uno sviluppo che Mosca ha apertamente celebrato come prova del fatto che gli Stati Uniti stessero iniziando a riconoscere il ruolo centrale della Russia nei mercati energetici globali, anche se il Cremlino continua la sua guerra contro l'Ucraina.

Non è la prima volta che Trump difende la Russia, anche quando Mosca prende di mira le truppe americane. Nel 2020, le agenzie di intelligence statunitensi hanno scoperto un'operazione segreta dell'intelligence militare russa che offriva ricompense a militanti legati ai talebani per uccidere soldati americani e della NATO in Afghanistan.

L'operazione era collegata alla famigerata Unità 29155 del GRU, la stessa unità di intelligence russa responsabile di assassinii, operazioni di sabotaggio e attacchi segreti in tutta Europa. Le informazioni dell'intelligence erano esplicite: la Russia pagava i militanti per uccidere soldati americani, eppure, quando queste informazioni furono presentate durante il primo mandato, Trump scelse di ignorarle e si rifiutò di affrontare Putin.

Come ha scritto qualche commentatore su Bluesky: “Che cosa ha fatto Trump dopo aver scoperto che Putin stava aiutando l’Iran a colpire soldati americani?

Ha chiesto di togliere le sanzioni contro Putin. Questo è tradimento.” (Fonti principali che ho aggregato e tradotto:

The Guardian, The Hill, Olga Lautman, Euronews) Immagine in anteprima: Wikimedia Commons

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