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“Mr. Nobody against Putin”, il film contro la guerra infilata dentro la scuola

Venerdì 10 aprile 2026 ore 06:54 Fonte: Altreconomia
“Mr. Nobody against Putin”, il film contro la guerra infilata dentro la scuola
Altreconomia

Vedere “Mr. Nobody against Putin” è come osservare il potere militare che riscrive l’educazione scolastica.

Girato in una cittadina russa negli Urali, il film di Pavel Talankin e David Borestein è un reportage clandestino sul fronte interno della guerra: una campagna di propaganda che procede sui banchi di scuola istruendo ogni studente -e futuro cittadino- alla normalizzazione del conflitto, all’arruolamento e al consenso. Dal 24 febbraio 2022 infatti, con l’invasione russa dell'Ucraina, la vita quotidiana di un insegnante cambia insieme a quella dei suoi colleghi e studenti.

Pavel Talankin, docente e videomaker, racconta come la scuola può cambiare durante tutte le guerre e quella che nasce come una testimonianza privata e singolare diventa una resistenza concreta e condivisa. Il film -che ha ottenuto diversi riconoscimenti come il World cinema documentary special jury award al Sundance film festival e il premio come miglior documentario sia ai Bafta film awards sia agli Oscar- sarà proiettato in tutta Italia a partire dal 16 aprile ed è distruibuito da Zalab, la casa di produzione e distribuzione di cinema indipendente e sociale.

La prima è prevista a Roma al cinema Sacher, con il regista e cofondatore di Zalab Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi. Un’anteprima è disponibile il 15 aprile al cinema Modernissimo di Bologna, mentre il 17 al cinema Ariosto di Milano verrà presentato da Andrea Segre e dal direttore di Altreconomia, Duccio Facchini.

Segre, come avete conosciuto questa storia? AS Abbiamo visto il documentario per la prima volta a giugno del 2025 e poco dopo lo abbiamo presentato in anteprima italiana al Biografilm festival, un’iniziativa all’interno di Nuovo cinema coraggioso, il progetto ideato da Zalab per portare il cinema nelle scuole.

Lo abbiamo tenuto sott'occhio, abbiamo cercato di capire se lo si poteva acquisire o meno e abbiamo acquistato i diritti prima della vittoria dell'Oscar, proprio perché ci aveva molto colpito. Perché ritiene necessario che questo film venga distribuito e conosciuto anche in Italia?

AS La chiave principale è che non è certamente un film sulla Russia o su Putin; viene girato in Russia da un insegnante russo ma non è un film che serve principalmente a denunciare l'assenza di democrazia sotto il regime di Putin. Senza nulla togliere all'elemento di denuncia specifico, il documentario serve soprattutto a ragionare su qual è il rapporto tra la crescita della cultura militarista e gli spazi educativi.

Pur descrivendo una realtà peculiare e molto radicale, al contempo fa riflettere in modo universale su come possano essere pervasive le logiche militari che innervano la quotidianità. E questo in un mondo dove purtroppo la guerra è sempre più all'ordine del giorno, è sempre più un elemento centrale degli sviluppi storico-politici in cui siamo immersi.

Per questo motivo la riflessione che promuove il film è urgente e importante. Quanto questa riflessione diventa prioritaria in un’Europa che punta su spese militari e commercio delle armi?

AS Io mi auguro che il film abbia soprattutto una funzione di allontanamento da questa direzione, cioè di riflessione su quanto questa prospettiva possa essere trasformativa del senso della vita. Quando ti accorgi di quello che davvero succede a Pavel Talankin e ai suoi amici ti chiedi:

“Ma è quello che vogliamo anche per il nostro futuro, per i nostri figli, per i nostri amici?”. Perché quella è la logica di guerra, è quella che costringe ogni persona a dover accettare il proprio ruolo militare: il ragazzo deve partire per il fronte, la madre deve accettare che il figlio parta per il fronte, gli amici devono sperare che torni vivo e che non tocchi a loro la prossima volta e tutto ciò diventa inevitabilmente superiore a qualsiasi altra condizione esistenziale.

Il non accettare che questa logica diventi programmatica, cioè l'essere consapevoli che è portatrice non di soluzioni ma di distruzione, è la vera resistenza alle logiche del riarmo; è il modo con cui possiamo tentare di costruire anticorpi profondi contro un rischio che è oggettivamente dietro l'angolo. Sappiamo inoltre che le politiche di riarmo hanno bisogno di qualcuno che ritenga giusto usare le armi.

Non è sufficiente comprarle e produrle, il potere deve costruire anche una disponibilità sociale al loro uso. Credo che questo film sia un antidoto profondo a quella disponibilità, cioè sia un modo per accorgersi che accettare e agire la guerra non è la soluzione contro i pericoli e le paure ma il contributo a ciascuno di essi.

C’è un rapporto di continuità col passato, con un regime che ha innestato da tempo i suoi meccanismi di controllo e sedazione della società? AS Certamente il film è ambientato in un Paese in cui ci sono alcune caratteristiche culturali e politiche che non sono direttamente applicabili ad altri, però ha un suo elemento universale profondo, che è quello che ha fatto sì che il film fosse di interesse mondiale e non soltanto legato alla Russia: la vera questione che restituisce allo spettatore è come si porrebbe di fronte al prevalere della guerra; come io, cittadino, proverei a costruire una resistenza a quella forza, o se invece non potrei che accettarla come fanno alcuni amici di Talankin a cui lui vuole bene.

Il film coglie un'occasione unica che lo trasforma in un grande documentario: essere in un luogo in cui sta succedendo qualcosa di talmente potente che non è possibile comprendere immediatamente ma capire man mano. Per questa ragione ci aiuta a chiederci, guardando quella situazione esplosa in Russia, cosa di quelle condizioni o circostanze stanno accadendo anche da noi.

Che cosa sta succedendo anche a me, nel mio contesto politico, di cui forse non mi sono accorto. Benché il film non abbia una morale, in “Mr.

Nobody against Putin” la resistenza è un concetto concreto, quotidiano, fatto di scelte coraggiose non solo simboliche. AS Io sono sempre stato attento al rischio di moralismo, tuttavia stabilire che ci sono dei valori di resistenza che non sono trattabili costituisce l’argine fondamentale alla deriva militarista della società.

La resistenza per essere veramente tale non deve avere il potere. Le istituzioni inevitabilmente tendono a confermarsi e la pratica della memoria in direzione cerimoniale è un modo per riconfermarsi, per non occuparsi del presente ma celebrare un passato e pulirsi la coscienza celebrandolo.

Il cambiamento può arrivare dai cittadini, molto attenti al presente, che possono riattivare una memoria che li ha dotati di strumenti di analisi del passato. Credo che il film racconti anche questo, come dentro un'istituzione il rischio di essere trascinati dal potere è forte e costruire una resistenza dentro l'istituzione ha bisogno di una presa di coscienza di gruppo.

Pavel Talankin è un individuo che resiste ma ha degli amici, ha costruito una rete. Se lui non avesse assemblato quel suo ufficetto dove esiste una libertà di pensiero, di creatività, non sarebbe stato in grado di resistere.

Questo è molto importante: non è il "signor nessuno" da solo. Zalab ha conservato il titolo originale perché è il titolo che ha vinto l'Oscar, però abbiamo riconosciuto il rischio di individualizzazione e di eroismo del singolo.

Il film racconta in realtà, e questo è l'altro elemento essenziale, la capacità di resistere all’interno di un gruppo -con cui Talankin si confronta-, amici con cui è in grado di scambiarsi delle informazioni, delle conoscenze, con cui è in grado di sviluppare delle attenzioni che resistono all'onda istituzionale della retorica di guerra. La dimensione collettiva che c’è nel film è un altro elemento su cui riflettere per non relegare la resistenza a una dimensione morale individuale.

La scuola può essere un luogo collettivo di cui può facilmente disporre il potere? Può al contempo essere un luogo di elaborazione critica fondamentale per la resistenza?

AS Il sistema scolastico è una delle istituzioni che ovviamente possono essere plasmate dal potere, permeate dalla competizione, dall’idea del nemico, dal valore della prestazione, dallo scontro con l'altro e dalla discriminazione. Allo stesso tempo è il luogo dove può nascere una resistenza.

Questo bisogna tenerlo vivo: non è di per sé capace di resistere come non è di per sé destinato a soccombere. Io ho appena fatto due lunghe tournée in Italia e ho incontrato tanti ragazzi di 17, 18 e 19 anni che sono venuti a vedere e discutere di film e molti di loro mi hanno detto che uno dei motivi per cui erano venuti era anche perché a scuola non li fanno parlare di politica.

La demonizzazione della politica e la traduzione della parola “politica” con la "parzialità politica", cioè propaganda di una parte, ha fatto sì che nelle scuole dibattere di politica, di pensiero politico, di storia della politica, di questioni di politica internazionale e di filosofia politica fosse una cosa vietata. Questa impossibilità è una grave mancanza perché il pensiero critico deve avere a che fare anche con la politica: noi immersi nella polis, noi animali politici.

Però, appunto, non dobbiamo aspettare che arrivi dall'istituzione, dobbiamo essere noi studenti, cittadini, professori, a muoverci affinché l'istituzione non sia omologante. Che cosa ha significato per questo documentario ricevere tutti i riconoscimenti che gli sono stati assegnati?

AS Il film è bellissimo a prescindere dai premi che ha ricevuto e questo lo dico anche per relativizzare il valore assoluto che talvolta si attribuisce a riconoscimenti come questi. Credo in questo caso che significhino soprattutto che questo non è un film solo sulla Russia, non è una denuncia giornalistica su un regime territoriale, ma è una storia che ci aiuta a comprendere e a parlare di tutto ciò di cui è portavoce.

Quindi è un'opera letteraria, cinematografica, artistica di rilevanza culturale e mondiale, molto importante da vedere. © riproduzione riservata L'articolo “Mr. Nobody against Putin”, il film contro la guerra infilata dentro la scuola proviene da Altreconomia.

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