Politica
Gaza e Cisgiordania, le annessione israeliane continuano nel silenzio del mondo
Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Gaza e Cisgiordania, le annessione israeliane continuano nel silenzio del mondo generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.
Mentre l’attenzione mediatica è monopolizzata dalla tragedia di Crans-Montana, dal grave attacco statunitense al Venezuela e dal rapimento del suo presidente spacciato come cattura, dalle minacce statunitensi di annessione della Groenlandia, e dai “volenterosi” impegnati nella sicurezza dell’Ucraina, mentre l’Europa che intanto va in pezzi, in Israele la pulizia etnica continua. Dentro e fuori i perimetri ufficiosi – e mai definitivamente chiariti – dello Stato ebraico.
In Cisgiordania le aggressioni non sono più opera esclusiva dei coloni, ma vengono ormai condotte direttamente dall’esercito israeliano. Nelle ultime 24 ore hanno colpito un obiettivo finora considerato intoccabile: l’Università di Birzeit, la prima e più prestigiosa università palestinese dei Territori occupati.
I militari hanno fatto irruzione sfondando i cancelli, penetrando nel campus e nelle aule, prendendo di mira studenti e docenti con proiettili veri, lacrimogeni, granate assordanti. Il Ministero dell’Istruzione e dell’Istruzione Superiore palestinese ha condannato con fermezza l’incursione, denunciando la violazione di tutte le norme e convenzioni internazionali che tutelano le strutture educative.
“L’assalto non spezzerà la volontà degli studenti né del personale palestinese”, ha dichiarato il ministero, invitando l’Associazione Internazionale delle Università, l’Associazione delle Università Arabe e le organizzazioni internazionali per i diritti umani a denunciare l’attacco israeliano. L’assalto all’università non è un’anomalia, ma parte di un disegno più ampio di controllo e delegittimazione già applicato alla società civile palestinese.
All’inizio del 2026, Israele ha revocato o negato il rinnovo delle licenze a 37 grandi organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Médecins Sans Frontières, Oxfam e altri gruppi di assistenza, accusandole di non aver soddisfatto le nuove e rigide regole di registrazione imposte dallo Stato. Le organizzazioni avranno tempo fino al 1° marzo per cessare le attività se non si adeguano: una misura che ha suscitato dure critiche da parte delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea per il suo impatto sugli aiuti alla popolazione civile di Gaza, per la quale queste organizzazioni rappresentano spesso l’ultima possibilità di sopravvivenza.
Intanto, a Gaza, l’IDF continua a bombardare e a uccidere come se la tregua non fosse mai stata siglata. E lo fa ormai nel silenzio quasi totale della stampa internazionale, che da giorni ha smesso di coprire il genocidio in corso.
Solo ieri, ad al-Mawasi, le forze israeliane hanno colpito una tenda, uccidendo una bambina di cinque anni e suo zio. Il bilancio delle vittime dalla tregua entrata in vigore il 10 ottobre 2025 sale così ad almeno 422 morti.
Dentro Israele, il tranquillo villaggio beduino di Tarabin, nel sud del Paese, si è trasformato nel parco giochi politico del suprematista Itamar Ben-Gvir. “Ciò che abbiamo visto a Gaza e in Cisgiordania è arrivato anche da noi”, racconta un parente di Mohammed al-Sana, il palestinese di 35 anni ucciso a colpi d’arma da fuoco dalla polizia israeliana.
Gli abitanti parlano di arresti di bambini, di punizioni collettive, di un sistema che “dimostra che non viviamo in un paese democratico”. E ieri Israele ha superato l’ultimo ostacolo formale prima di avviare la costruzione del controverso progetto di insediamento E1, nei pressi di Gerusalemme Est, che secondo un bando governativo taglierebbe di fatto in due la Cisgiordania occupata.
Il bando di gara, segnalato per primo dal gruppo anti-insediamenti Peace Now, apre la strada all’inizio dei lavori già entro gennaio. Lo sviluppo dell’E1 – una vasta area a est di Gerusalemme – è stato discusso per oltre vent’anni, ma sempre congelato sotto pressione delle precedenti amministrazioni statunitensi.
Un progetto altamente controverso: estendendosi dalla periferia di Gerusalemme in profondità nella Cisgiordania occupata, renderebbe impossibile la nascita di uno Stato palestinese territorialmente contiguo. La comunità internazionale considera a larga maggioranza gli insediamenti israeliani illegali e un ostacolo strutturale alla pace.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente dell’estrema destra, residente in una colonia illegale e responsabile della politica sugli insediamenti, lo dice senza ambiguità: “Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti.
Ogni insediamento, ogni quartiere, ogni unità abitativa è un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea”. E la chiamano la sola democrazia del Medio Oriente.
Mentre cancella un popolo, pezzo dopo pezzo. L'articolo Gaza e Cisgiordania, le annessione israeliane continuano nel silenzio del mondo proviene da Strisciarossa.