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L’esperimento Brexit: prove generali di una manipolazione di massa durata dieci anni e che ancora non è finita

Venerdì 3 aprile 2026 ore 07:52 Fonte: Valigia Blu

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "L’esperimento Brexit: prove generali di una manipolazione di massa durata dieci anni e che ancora non è finita" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

L'articolo analizza come la Brexit sia stata influenzata da una manipolazione di massa orchestrata nel corso di dieci anni, coinvolgendo un'alleanza tra oligarchi russi, miliardari della Silicon Valley e ideologi dell'alt-right. Attraverso la desecretazione degli Epstein Files e gli arresti a Whitehall, si evidenziano le dinamiche di questa collaborazione che ha trasformato il referendum sulla Brexit in un evento caratterizzato da disinformazione e strategie di persuasione mirate, suggerendo che le conseguenze di questa manipolazione siano ancora in corso.
L’esperimento Brexit: prove generali di una manipolazione di massa durata dieci anni e che ancora non è finita
Valigia Blu

Il 2020 fu l’anno in cui avemmo la conferma che l'architettura della sorveglianza digitale e l'estrazione massiva di dati permettono non solo di prevedere il comportamento umano, ma di manipolarlo fino al punto da spingere i cittadini a votare contro se stessi e contro i propri stessi interessi. Eppure, per anni, il dibattito pubblico sulla Brexit è rimasto intrappolato in una narrazione sostanzialmente fittizia: solo i movimenti sovranisti e le frange più conservatrici hanno continuato ostinatamente a voler far passare la campagna referendaria britannica del 2016 come l'apice di una genuina rivolta populista "dal basso", il trionfo della classe lavoratrice contro la burocrazia di Bruxelles.

Gli addetti ai lavori, gli analisti di intelligence e chiunque studiasse i flussi di potere globali hanno sempre saputo che le cose stavano diversamente: le prove di pesanti ingerenze esterne e di manipolazione erano sul tavolo fin dal primo giorno. Oggi, però, non si tratta più di semplici speculazioni.

Grazie (ma non solo) alle desecretazioni governative emerse in via definitiva tra il 2024 e il 2026 nei cosiddetti Epstein Files, l'intero quadro si è ricomposto in una forma diversa. Non stiamo più parlando di un fenomeno elettorale interno al Regno Unito, ma del "paziente zero" di una nuova guerra geopolitica ibrida, orchestrata da una convergenza di attori internazionali.

Attori che, lungi dall'aver smantellato la propria infrastruttura logistica dopo il referendum britannico, stanno operando a pieno regime anche in questo 2026. Di cosa parliamo in questo articolo:

Il paradosso populista e l'asse tra Bannon ed Epstein Il collasso di Whitehall: da Mandelson ai Windsor L'offensiva russa tra macro-finanza e micro-corruzione L'imperialismo algoritmico e la privatizzazione della sorveglianza Il buco nero polacco e l'anarco-capitalismo crypto La dottrina Rogers e la cyber-guerra di Washington Il paradosso populista e l'asse tra Bannon ed Epstein Uno dei miti più persistenti è la natura anti-establishment del movimento sovranista. I circa tre milioni di pagine di documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia USA a seguito del controverso "Epstein Transparency Act", approvato a fatica a fine 2025, hanno dimostrato esattamente il contrario.

In pratica, il populismo europeo è stato incubato, nutrito e finanziato dalla più predatrice delle élite globali. Scavando nei file, emerge una simbiosi operativa inquietante tra Steve Bannon - ideologo dell'alt-right ed ex vicepresidente di Cambridge Analytica - e il finanziere pluricondannato Jeffrey Epstein.

Tra il 2018 e il 2019, mentre Bannon viaggiava per l'Europa per unificare forze come la Lega, il Rassemblement National e l'AfD, Epstein fungeva letteralmente da suo "agente di viaggio" ombra. Pagava i jet privati e organizzava incontri segreti a Parigi, Vienna e Dubai, fornendo l'infrastruttura logistica a un movimento che giurava di voler distruggere le élite di cui egli stesso faceva parte.

Il collasso di Whitehall: da Mandelson ai Windsor Se negli Stati Uniti l'impunità di sistema ha in qualche modo retto l'urto, nel Regno Unito i file desecretati hanno innescato un vero e proprio collasso del nucleo istituzionale. Il 19 febbraio 2026, il paese si è svegliato con la notizia dell'arresto del Principe Andrea, accusato di aver trasmesso documenti governativi sensibili a Epstein durante il suo mandato come inviato speciale per il commercio.

Ma la scossa sismica più importante per l'attuale governo laburista è arrivata pochi giorni dopo, il 23 febbraio, con l'arresto di Lord Peter Mandelson. Parliamo dell'architetto storico del New Labour, una figura intoccabile che il Primo Ministro Keir Starmer aveva nominato Ambasciatore negli Stati Uniti.

I file hanno rivelato che Mandelson ricevette tra 55 e 75 mila dollari da Epstein. In cambio di questo welfare per milionari, Mandelson fornì informazioni top-secret, tra cui avvisi anticipati sul gigantesco salvataggio bancario dell'UE del 2010, un'operazione da 500 miliardi di euro che Epstein poté sfruttare sui mercati.

Anche il capo di gabinetto di Starmer, Morgan McSweeney, si è dimesso a causa del suo ruolo nella nomina di Mandelson. E chi sta capitalizzando questo vuoto istituzionale?

Ovviamente Reform UK di Nigel Farage. Ignorando i propri profondi legami con il network di Bannon, Farage sta cavalcando l'indignazione anti-sistema, puntando dritto a formare un governo di minoranza per le elezioni del 2029.

L'offensiva russa tra macro-finanza e micro-corruzione I legami di Epstein con la Russia sono ormai abbastanza chiari, e sebbene sia improprio parlare del defunto criminale come di un asset del Cremlino, lo si può ragionevolmente inquadrare come una sorta di erede del Robert Maxwell, la cui figlia Ghislaine è stata la storica compagna. Figura al centro di una facilitazione a tre vie tra statunitensi, russi e israeliani nel contesto di un piano condiviso di smantellamento delle democrazie occidentali.

Mentre l'asse USA-UK operava ai piani alti, l'ingerenza del Cremlino nel tessuto britannico passava da due vettori altrettanto forti: la macro-finanza speculativa e la micro-corruzione di basso livello. Il fulcro dell'indagine finanziaria originale sulla Brexit ruota ancora attorno ad Arron Banks, l'uomo che ha staccato la donazione politica più grande della storia britannica: 8,4 milioni di sterline a favore della campagna Leave.EU.

La National Crime Agency ha indagato a lungo sull'uso di entità offshore - nello specifico la Rock Holdings registrata sull'Isola di Man - per oscurare la vera origine di quei fondi. Le inchieste congiunte di Carole Cadwalladr e del network investigativo Dossier Center hanno rivelato legami tra Banks e Bannon.

La prima "pistola fumante" emerse quando un whistleblower consegnò ai giornalisti una fattura: 40.000 sterline dovute da Arron Banks a Steve Bannon per i servizi di Cambridge Analytica, smontando in un colpo solo anni di dinieghi ufficiali della campagna pro-Brexit.

Eppure, il vaso di Pandora conteneva una serie di email più rilevanti, tenute deliberatamente nascoste per sei mesi da reporter conservatori - come Isabel Oakeshott - disposti a insabbiare le prove pur di non far deragliare il treno politico della Brexit. Queste comunicazioni parlavano degli incontri segreti tra Banks e l'allora ambasciatore russo a Londra, Alexander Yakovenko.

Fu proprio Yakovenko a introdurre Banks all'oligarca Siman Povarenkin, il quale gli offrì l'ingresso privilegiato in un colossale affare da 8 miliardi di dollari per consolidare sei miniere d'oro tra la Siberia e l'Armenia. Questo è il tipico "sweetheart deal": un consolidamento di miniere d'oro da oltre 2 miliardi di dollari, con la sponda finanziaria della banca di Stato russa Sberbank.

Nulla che non si sia visto anche in seguito. In Italia l’esponente Gianluca Savoini faceva lo stesso nel 2018 con l’oligarca Konstantin Malofeev (e lo stesso Alexandr Dugin) durante il Caso Metropol.

Salvini era nominato spessissimo da Bannon nelle sue interlocuzioni con Epstein sullo smantellamento dell’EU e il ritorno al tribalismo. A confermare i sospetti di queste connessioni transnazionali - che trovarono già eco nelle prime incriminazioni dell'indagine USA del procuratore Robert Mueller - emerse anche la figura del professor Joseph Mifsud.

Ritenuto un tramite dell'intelligence russa in contatto con l'entourage di Trump, nell'ottobre 2017 Mifsud si vantava via email di un imminente incontro con l'allora Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson per parlare di Brexit. Nonostante i maldestri tentativi di smentita istituzionale, l'incontro fu inequivocabilmente provato da documentazione fotografica diffusa sui social.

Image credits: Politico Poi c'è il livello più basso della banale corruzione.

Nathan Gill, ex leader della sezione gallese di Reform UK ed ex eurodeputato, è stato prelevato dall'antiterrorismo a Manchester nel 2021. Nel novembre 2025 è arrivata la condanna definitiva a 10 anni e sei mesi: in aula Gill si è dichiarato colpevole di aver preso mazzette da Oleg Voloshyn, un ex funzionario del governo ucraino filo-russo (sotto Viktor Yanukovych).

Prese diverse migliaia di euro in contanti, i cui pagamenti venivano coordinati su WhatsApp sotto la involontariamente ironica dicitura di "xmas gifts". In cambio, Gill garantiva discorsi ferocemente pro-Russia al Parlamento Europeo e partecipazioni costanti sull'emittente propagandistica 112 Ukraine.

L'imperialismo algoritmico e la privatizzazione della sorveglianza Tutto questo intreccio finanziario ci riporta all'infrastruttura tecnologica originaria: Cambridge Analytica.

È fondamentale capire che non stavamo guardando una banale agenzia di sondaggi. CA era una filiale operativa della SCL Group, un'azienda di intelligence militare britannica specializzata in psyops - la guerra psicologica pura - affinata nei paesi in via di sviluppo già dagli inizi degli anni ‘90.

Robert Mercer, miliardario americano e finanziatore instancabile dell'estrema destra globale, ci mise i capitali e impose Bannon come vicepresidente. Tramite l'app thisisyourdigitallife, creata dall'accademico Aleksandr Kogan, estrassero illegalmente i dati di un numero impressionante di profili Facebook: le stime parlano di un bacino intorno ai 50 milioni di utenti.

È in questo snodo che l'intelligenza artificiale ha mostrato il suo ruolo sistemico predatorio. Gli algoritmi predittivi non sono mai strumenti neutri.

In questo contesto, l'IA è servita per automatizzare la propaganda su scala mai vista prima, sfruttando letteralmente le nostre competenze cognitive dal basso - le interazioni, i clic compulsivi, le paure più profonde - per concentrare il potere politico e la ricchezza verso l'alto. Elettori identificati come indecisi o vulnerabili venivano bombardati con "dark ads" confezionate su misura per esasperare la xenofobia e la rabbia sociale.

È successa la stessa cosa con la prima elezione Trump, gli attori sono sempre gli stessi, nel caso specifico se ne parla piuttosto bene nel documentario The Great Hack. È esattamente il meccanismo su cui si è fondato lo scandalo interno al fronte Vote Leave.

Come rivelato dal whistleblower Shahmir Sanni, la campagna ufficiale guidata da Boris Johnson e Dominic Cummings infranse le regole elettorali spendendo illegalmente oltre 600.000 sterline dirottate attraverso il gruppo giovanile BeLeave. I fondi finirono a AggregateIQ, azienda canadese con legami a Cambridge Analytica per generare miliardi di impression mirate negli ultimissimi giorni della campagna - dalla propaganda sui fondi sottratti al sistema sanitario alle paure sull'immigrazione - permettendo a Cummings di vantarsi di aver ribaltato l'esito del referendum.

Image credits: Nlyne times Smontare questa macchina ha avuto un prezzo personale enorme.

Quando giornalisti investigativi come Cadwalladr e Peter Jukes iniziarono a ricostruire i fili (arrivando persino a infiltrarsi a un crypto-party a Mayfair per registrare segretamente le vanterie dell'allora CEO di Cambridge Analytica, Alexander Nix), la reazione del sistema fu piuttosto netta. Prima della pubblicazione, arrivarono lettere di diffida e minacce di azioni legali immediate non solo da CA, ma dalla stessa Facebook.

A livello politico, per zittire Shahmir Sanni, il Numero 10 di Downing Street arrivò al punto di fare un "outing" globale forzato sul suo orientamento sessuale prima che potesse comunicarlo alla sua famiglia. In parallelo, mentre Banks querelava Cadwalladr, contestando che i suoi legami con Povarenkin non costituissero reato, i suoi sostenitori la aggredivano con tattiche visibilmente legate a una forma mentis misogina che ritroviamo spesso negli elettori conservatori: l'account ufficiale di Leave.EU, guidato da Andy Wigmore (uno dei cinque “bad boys” della Brexit insieme a Banks, Farage, Coummings e Johnson), diffuse un video manipolato (tratto dal film comico L'aereo più pazzo del mondo) in cui il volto della giornalista veniva ripetutamente schiaffeggiato sulle note dell'inno russo.

Cadwalladr vinse la causa contro Banks in primo grado, ma successivamente la Corte di Appello ammise che non c’erano prove che gli incontri e gli affari con la Russia di Banks costituissero reato. Semplicemente  “a hell of a coincidence”, direbbero appunto gli anglofoni.

Resta lo SLAPP alla giornalista, che sta ancora destando profonde preoccupazioni oltre Manica. Il buco nero polacco e l'anarco-capitalismo crypto Nel biennio 2025-2026, l'architettura dei finanziamenti illeciti si è evoluta, rendendo i vecchi bonifici offshore roba quasi secondaria.

Le criptovalute sono diventate lo strumento principe per bypassare normative elettorali britanniche ormai grottescamente obsolete. Reform UK si è distinto come apripista, incoraggiando massicciamente le donazioni in asset digitali.

Tutta questa infrastruttura non passa dalle banche della City londinese, ma è gestita da Radom Pay, una piattaforma legalmente registrata in Polonia sotto il sistema VASP (Virtual Asset Service Providers). Perché proprio la Polonia?

Semplice: per eludere in toto la Financial Conduct Authority (FCA) britannica. Il registro polacco è un colabrodo: richiede appena 14 giorni per l'approvazione, una tassa irrisoria di 150 dollari, nessun requisito di capitale di garanzia e zero ispezioni fisiche in sede.

Diciamo che è lo stesso ecosistema "ombra" utilizzato in un caso eclatante di un paio di anni fa dall'Huione Group cambogiano per riciclare 4 miliardi di dollari, inclusi i proventi rubati dagli hacker di Stato nordcoreani. Tramite l'uso di IA dedicate, le grandi donazioni geopolitiche ostili vengono frammentate in migliaia di micro-transazioni istantanee che si mantengono millimetricamente sotto la soglia legale di segnalazione - una tecnica nota come "smurfing" (Smurf è il nome originale dei Puffi, per la cronaca) - scomparendo letteralmente dai radar governativi.

Dietro Radom Pay non ci sono quattro smanettoni in un garage, ma i pesi massimi dell'oligarchia della Silicon Valley, saldamente legati all'ecosistema MAGA trumpiano. Il CEO Christopher Wilson proviene da Oracle (la creatura di Larry Ellison, figura molto sottovalutata in questo scacchiere su cui un giorno sarà necessario scrivere un pezzo monografico); il CTO Mariel Yonnadam arriva direttamente dagli ambienti foraggiati dal Founders Fund di Peter Thiel; nota a margine:

Amazon ha fornito i crediti e le infrastrutture cloud iniziali tramite AWS Activate. Questa rete ha pompato fondi rilevanti nel sistema politico britannico: basti pensare al finanziere Christopher Harborne, che in un solo anno ha iniettato 12 milioni di sterline in Reform UK.

Harborne è uno dei maggiori investitori della stablecoin Tether, che a sua volta garantisce le linee di credito a Rumble, la piattaforma video tristemente nota per ospitare e monetizzare la disinformazione russa e i content di gente come Nick Fuentes. Di fronte a questo labirinto offshore iper-tecnologico, la Commissione Elettorale britannica ha alzato bandiera bianca, dichiarandosi formalmente impotente e incapace di tracciare i portafogli digitali che il partito di Farage si rifiuta categoricamente di condividere.

Va da sé, nei file Epstein l’idea del vecchio finanziere pedofilo di usare le cripto per questi fini viene fuori di continuo. Al punto da finanziare indirettamente Blockstream con 500mila dollari nel 2014 tramite il fondo di Joi Ito, e di partecipare a un round da tre milioni per Coinbase.

La dottrina Rogers e la cyber-guerra di Washington Se nel 2016 l'interferenza era un affare opaco tra oligarchi e miliardari privati, nel 2026 è diventata a tutti gli effetti una politica di Stato alla luce del sole. La National Security Strategy USA del 2025 ha svelato le sue carte introducendo una direttiva oggettivamente preoccupante, ribattezzata "Promoting European Greatness".

L'obiettivo? "Salvare" l'Europa da una presunta "cancellazione di civiltà", che secondo Washington sarebbe causata dall'eccessiva censura imposta dai governi liberal-democratici europei.

L'agente esecutivo e volto pubblico di questa direttiva è Sarah Rogers, Sottosegretario di Stato per la Diplomazia Pubblica. Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, Rogers ha intrapreso un vero e proprio "Freedom of speech tour" in Europa.

Ha rifiutato di incontrare i rappresentanti dei governi legittimi, preferendo tenere vertici a porte chiuse con l'AfD in Germania, con Viktor Orban in Ungheria e, ovviamente, con i vertici di Reform UK a Londra. Lo scopo di questi incontri è finanziare direttamente le iniziative e i think tank di estrema destra come il Danube Institute, vicino sia a veterani ultra conservatori come Tucker Carlson che a emergenti come Chistopher Rufo, uno dei principali attori della guerra culturale USA.

Il bersaglio primario di questa manovra è l'impianto normativo del Digital Services Act (DSA) europeo e dell'Online Safety Act (OSA) britannico. Queste leggi sono viste a Washington come intollerabili colli di bottiglia che minacciano il monopolio speculativo e l'estrazione dati della Silicon Valley.

In questo quadro clinico, Elon Musk è stato per un po’ un attore politico ineludibile: ha trasformato X in una macchina di disinformazione a cielo aperto, è volato a Londra per arringare le folle anti-immigrazione chiedendo esplicitamente "cambiamenti rivoluzionari", ha finanziato l’attivista di estrema destra Tommy Robinson e ha tenuto continui incontri segreti con Farage in Florida. In Italia i suoi hanno incontrato quelli di Welcome to Favelas nell'ambito del progetto MEGA (Make Europe Great Again) e #YouAreTheMediaNow, l’idea di rete di infotainment indipendente che a detta sua doveva togliere potere alla stampa tradizionale troppo “asservita al sistema”.

In pratica un network di disinformazione eversiva di estrema destra di cui pare non si sia ancora fatto molto. Ma intanto Zossolo e co. hanno steso il tappeto rosso a Peter Thiel quando è venuto a Roma a parlare di Anticristo con il gruppo cattolico ultra-conservatore Associazione Culturale Vincenzo Gioberti.

Per piegare la resistenza dell'Europa, Washington non ha esitato a schierare una triplice offensiva: ricatti commerciali continui sui trattati post-Brexit, sanzioni diplomatiche senza alcun precedente storico (hanno formalmente bandito cinque cittadini europei, tra cui spicca l'ex Commissario UE Thierry Breton, accusato di "censurare le opinioni americane") e, per finire l’ultima e più aggressiva arma governativa USA, ufficializzata a gennaio 2026, che si chiama freedom.gov: un portale online governativo strutturato tecnicamente come una gigantesca VPN clandestina gestita dallo Stato. L'obiettivo tecnico è fornire gratuitamente ai cittadini europei e britannici lo strumento software per mascherare i propri IP e aggirare i blocchi legali imposti dalle proprie nazioni in materia di contrasto alla disinformazione e all'incitamento all'odio.

Non ne sono sicurissimo, ma credo sia la prima volta nella storia recente in cui uno Stato teoricamente "alleato" fornisce apertamente armi cibernetiche ai cittadini stranieri per eludere la sovranità, le leggi e le istituzioni democratiche dei loro stessi paesi. È una mole impressionante di informazioni e sicuramente verrà fuori altro col proseguire delle indagini sui vari casi.

Ma una conclusione ragionevole la possiamo già trarre: l’UK e la Brexit sono state un esperimento per testare la prima operazione di attacco diretto all’Unione Europea da parte dell’asse MAGA - Putin. Certo il Regno Unito era un territorio differente rispetto al resto dell'Europa continentale e il non essere nell’Euro ha di sicuro facilitato il processo.

Ma è comunque stato un successo delle nuove tecniche di manipolazione delle masse costruite dall’internazionale nera. E visto quanto chiaramente continuino a lavorarci anche oggi, è evidente che non hanno nessuna intenzione di fermarsi.  

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