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Crosetto, “quello bravo”

Venerdì 6 marzo 2026 ore 08:02 Fonte: Valigia Blu
Crosetto, “quello bravo”
Valigia Blu

Quando nella notte tra venerdì e sabato gli Stati Uniti e Israele hanno avviato gli attacchi contro l’Iran, l’attenzione dei governi europei si è concentrata immediatamente sulle possibili conseguenze dell’escalation militare in Medio Oriente. Anche in Italia l’esecutivo si è attivato per valutare gli scenari e la condotta da seguire.

Ma parte dell’attenzione di media e politica si è per forza di cose concentrata su un altro aspetto, marginale rispetto alla guerra in sé, ma rilevante rispetto al funzionamento del governo italiano e allo scrutinio del suo operato. Proprio in quelle ore così cruciali, infatti, il ministro della Difesa Guido Crosetto si trovava a Dubai, dove è rimasto bloccato fino al giorno successivo.

La notizia ha raggiunto la stampa estera, sollevando subito diversi interrogativi. Le indiscrezioni su un possibile attacco americano erano circolate nei giorni precedenti, in un clima di crescente tensione nella regione.

La presenza di Crosetto è quindi apparsa anomala. Nel giro di pochi giorni, la vicenda si è ulteriormente complicata.

Crosetto, infatti, ha fornito diverse versioni sui motivi della sua presenza a Dubai, tra loro contraddittorie. A ogni nuovo chiarimento sono emersi dettagli che, invece di chiudere la vicenda, hanno lasciato spazio ad altri dubbi.

Quanto è durato davvero il soggiorno? Chi ne era a conoscenza dentro il governo?

Che tipo di attività istituzionale è stata svolta? Di cosa parliamo in questo articolo:

La guerra in Iran e il ministro della Difesa a Dubai La prima spiegazione: un viaggio per raggiungere la famiglia Il ritorno con un aereo militare Le spiegazioni successive e le ulteriori contraddizioni L’incontro tra Crosetto e il ministro della Difesa emiratino La questione sicurezza I problemi di trasparenza La guerra in Iran e il ministro della Difesa a Dubai Sabato mattina, Crosetto interviene telefonicamente in diretta al Tg1 durante l’edizione straordinaria dedicata agli attacchi contro l’Iran. Poco dopo partecipa anche a una riunione convocata dalla presidente del Consiglio per fare il punto sulla situazione internazionale.

Il collegamento avviene a distanza. Solo nel pomeriggio viene chiarito da dove il ministro stesse intervenendo: si trovava a Dubai.

A dare la notizia è Il Fatto Quotidiano, che scrive: C’è un ministro bloccato a Dubai.

È Guido Crosetto, titolare della Difesa, che da stamattina non riesce a rientrare a Roma. Era negli Emirati Arabi e sarebbe dovuto ripartire oggi a mezzogiorno.

In seguito AdnKronos riporta che la notizia è stata confermata “da fonti qualificate”. La notizia si è diffusa anche a causa della rapida escalation del conflitto.

In risposta agli attacchi statunitensi e israeliani, infatti, l’Iran ha colpito diversi obiettivi nella regione del Golfo. Tra questi, anche Dubai e Abu Dhabi, danneggiando l’aeroporto.

La sera stessa, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni convoca un’altra riunione a Palazzo Chigi che vede tra i partecipanti i principali esponenti del governo e i vertici dei servizi segreti. Crosetto partecipa anche a questo incontro, ma collegandosi dall’estero tramite il proprio telefono.

Tutt'altro, ministro? Qui, nelle immagini diffuse da Palazzo Chigi, c'è scritto 'IPhone di Guido"... https://t.co/02b9ACW9pL pic.twitter.com/1uO2SCvqpB — Valerio Valentini (@valentinivaler) March 1, 2026 Da un lato si apre un fronte di polemica con le opposizioni, che collegano l’episodio al tema della credibilità dell’Italia e al livello di informazione ricevuta dagli alleati.

“È la prova che non contiamo nulla”, attacca il Movimento 5 Stelle. Dall’altro, c’è imbarazzo dentro lo stesso esecutivo, a sua volta spiazzato dalla presenza di un ministro chiave negli Emirati Arabi Uniti, in circostanze che non sembrano dovute a impegni istituzionali.

“Non sapevo che Crosetto fosse a Dubai, non so quando rientra”, dichiara per esempio Tajani, mentre Meloni viene descritta come “furibonda”. La prima spiegazione: un viaggio per raggiungere la famiglia A ridosso della circolazione della notizia, arriva una prima versione ufficiale sui motivi della trasferta di Crosetto.

Scrive l’ANSA: Il ministro della difesa Guido Crosetto si trova a Dubai con la propria famiglia in attesa che riaprano i voli, momentaneamente sospesi per l'attacco in Iran, per tornare in Italia.

Il ministro era partito ieri [venerdì 27, NdA] da Roma con un volo civile per andare a prendere la propria famiglia e poi con loro fare rientro. Questa prima versione, proveniente dallo staff del ministero, si scontra subito con un dato politico rilevante.

Anche se si fosse trattato di una trasferta privata, resta comunque una trasferta che riguarda un ministro della Difesa, una figura chiave che allo scoppio di un conflitto è al centro della catena decisionale. Diventa quindi importante capire anche cosa sapeva il ministro prima di partire, in termini di rischi, chi era stato informato della partenza e quali misure di sicurezza erano state prese.

C’è poi un altro aspetto, come riporta Enrica Riera su Domani. Dubai sarebbe una frequentazione abituale del ministro e della sua famiglia (sotto scorta), che là si sente “più protetta che in Europa”.

Questo rende ancora più importante capire motivi e modalità della presenza di Crosetto proprio nei giorni dello scoppio della guerra. Il ritorno con un aereo militare Crosetto rientra in Italia domenica, dopo aver raggiunto Mascate, capitale dell’Oman, insieme ad altre persone rimaste bloccate, tra cui i suoi familiari.

Ad accompagnarli ci sono agenti di scorta emiratini. “Rientrerò come ovvio da solo con un aereo militare e lascerò qui la mia famiglia, che comprende la scelta”, dichiara Crosetto.

Mettendo le mani avanti e provando a disinnescare le polemiche, Crosetto avverte inoltre che verserà come rimborso il triplo rispetto alla tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato. Crosetto collega la scelta del volo alla volontà di non esporre altre persone a rischi, proprio per il ruolo che ricopre e perché la regione è diventata un teatro di guerra.

Allo stesso tempo, non vuole alimentare accuse sull’uso di risorse pubbliche, discorsi alla “è rientrato spendendo i soldi degli italiani”. I rimborsi sembrano però un problema secondario o di poco conto.

Proprio il fatto che il volo di andata fosse civile e coinvolgesse presunte questioni familiari mostra un difetto di cautela e dubbi sulla sicurezza. C’è poi la contraddizione tra la prima versione fornita dallo staff e quella fornita da Crosetto al ritorno: se era andato a Dubai a prendere la famiglia, che senso ha lasciarla indietro durante una guerra?

Le spiegazioni successive e le ulteriori contraddizioni Il 2 marzo, Crosetto riferisce in un Parlamento dove dai banchi dell’opposizione arrivano richieste di dimissioni. Crosetto dice di aver “sbagliato a restare a Dubai” ma che c’erano i figli, e aggiunge: “restare bloccato è stata una mia scelta”.

Sostiene di aver “valutato, e neanche da solo”, di partire per Dubai per raggiungere la famiglia e “intervallare qualche giorno di vacanza con incontri istituzionali”. La trasferta viene così descritta esplicitamente come una combinazione tra vacanza e attività istituzionale, una commistione tra privato e pubblico.

Intervistato da Repubblica, Crosetto aggiunge altri dettagli. Prima di tutto si trovava là senza scorta:

“Ho usato una compagnia aerea civile. Cosa che faccio da tre anni sempre.

Anche quando avevo sulla testa una taglia Wagner”. Inoltre non era stato avvertito degli attacchi contro l’Iran, e le informazioni disponibili non lasciavano presagire una “tale accelerazione”.

Conferma inoltre che la partenza è stata posticipata per via di un incontro istituzionale. Come scrive sul Post Valerio Valentini, queste versioni non danno conto delle precedenti trasferte del ministro a Dubai:

Risulta infatti che Crosetto fosse già stato a Dubai nei giorni precedenti, molto probabilmente per accompagnare la famiglia; che abbia poi fatto altri viaggi all’estero, e che sia infine tornato a Dubai venerdì. Sembra quindi che Crosetto abbia trascorso la gran parte della scorsa settimana in viaggio, facendo una sosta in Italia tra mercoledì e giovedì.

Nella sua agenda ufficiale della settimana scorsa, non risulta ci siano stati incontri ufficiali o missioni istituzionali all’estero: o perlomeno non sono stati resi pubblici finora. Questi incontri istituzionali, quindi, sarebbero avvenuti in maniera poco ortodossa, e non è chiaro quanto gli altri membri del governo ne fossero a conoscenza.

Sempre il Post riporta che a Dubai Crosetto ha avuto contatti con l’ambasciatore italiano. Circostanza di cui quindi Tajani sarebbe stato tenuto all’oscuro, date le sue dichiarazioni.

Eppure la frequenza ravvicinata dei viaggi fa pensare a una programmazione precisa, che si scontra con l’ambiguità sulle date. Quando Crosetto parla di “venerdì”, infatti, potrebbe riferirsi a venerdì 20 febbraio, non a venerdì 27.

Giovedì 26, Crosetto sarebbe stato assente al Consiglio dei ministri “senza che Meloni e i colleghi sapessero dove fosse”. L’incontro tra Crosetto e il ministro della Difesa emiratino A spiegare i motivi “istituzionali” della visita ci ha pensato il ministero della Difesa emiratino, con un post su X. Sabato 28 febbraio si è tenuto un incontro tra Sua Eccellenza Mohamed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei, ministro degli Affari della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, e Guido Crosetto, ministro della Difesa italiano.

Durante l'incontro, le due parti hanno discusso dei recenti attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti, oltre a esaminare le modalità per rafforzare la cooperazione militare bilaterale e sviluppare ulteriormente la partnership in materia di difesa tra i due paesi, riflettendo la profondità delle relazioni tra gli Emirati Arabi Uniti e l'Italia e il loro impegno comune per la sicurezza e la stabilità. La notizia viene data quindi con due giorni di ritardo, sulla scia delle polemiche esplose in Italia, fa notare su Domani Enrica Riera, che elenca le varie problematicità:

Chi è stato avvisato del vertice? Chi era presente a verbalizzare l’interlocuzione?

C’erano interpreti, sempre usati da Crosetto nelle missioni ufficiali? Perché per un incontro istituzionale è stato deciso di fare a meno della scorta e dello staff della Difesa?

La questione sicurezza Riera solleva anche un altro punto, finora rimasto sullo sfondo delle polemiche ma che in realtà ha implicazioni centrali: il ruolo delle strutture di sicurezza. Crosetto ha dichiarato di aver valutato la partenza “non da solo”, tuttavia è stato in pratica smentito dal sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

Durante la presentazione della Relazione annuale dell'intelligence, martedì, Mantovano è tornato sul caso, dichiarando: “Le agenzie di intelligence non monitorano i viaggi privati dei ministri, la legge 124 vieta l'attività di controllo su una serie di persone tra cui esponenti politici”.

Dietro queste dichiarazioni, si nasconderebbe un vero e proprio “cortocircuito di Stato” tra servizi segreti e questioni di famiglia. Come riporta Repubblica, non sarebbero stati seguiti i protocolli di sicurezza.

Scrive inoltre su Domani sempre Enrica Riera: Il ministro si sarebbe preoccupato di avvisare esclusivamente il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Antonio Portolano.

Un fatto che sottolineerebbe di conseguenza quei dissapori tra il numero uno del dicastero e l’Agenzia dei servizi segreti esterni, l’Aise, appunto. Crosetto, sostiene ancora Riera, non si fiderebbe dell’Aise, cui in passato ha “contestato mancate informazioni al ministero della Difesa che avrebbero potuto anche creare problemi alla sicurezza nazionale”.

Sfiducia che era stata per esempio messa a verbale nel 2024, quando Crosetto era stato sentito dal procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone, in merito all’indagine per possibili fughe di notizie e attività di dossieraggio. Il caso Striano e le accuse ai giornalisti di Domani I problemi di trasparenza Il caso Crosetto non riguarda soltanto la scelta personale di trascorrere alcuni giorni all’estero con la famiglia, ma un ministro della Difesa che si trova bloccato in una zona colpita da una guerra.

Riguarda soprattutto il modo in cui una trasferta di questo tipo viene organizzata e comunicata quando coinvolge una figura istituzionale centrale nella gestione della sicurezza dello Stato. Nel giro di pochi giorni il viaggio è stato descritto come un’iniziativa per raggiungere la famiglia, come una vacanza programmata e come una permanenza durante la quale si sono svolti incontri istituzionali.

Incontri di cui i membri dello stesso governo sembrano essere all’oscuro, per loro stessa ammissione. Da questo punto di vista, la dimensione “famiglia” è un elemento di ambiguità rispetto alle questioni istituzionali che sarebbero state trattate.

Il fatto che l’incontro con il ministro della Difesa emiratino sia stato reso noto dallo staff di quest’ultimo, dopo giorni di polemiche, aumenta il senso di opacità attorno alla vicenda. In un incarico come quello del ministro della Difesa, la distinzione tra privato e istituzionale non può essere lasciata all’ambiguità di versioni contraddittorie, o a zone grigie che possono essere esplorate solo attraverso ipotesi, retroscena o legittimi dubbi senza risposta.

Anche i ministri hanno diritto a una vita privata, ma la funzione pubblica impone obblighi di tracciabilità delle decisioni, delle comunicazioni e delle procedure di sicurezza. Se esistono incontri istituzionali, devono esserci preparazione e protocollo.

Se la trasferta era solo privata, l’esistenza di un incontro istituzionale va spiegata in modo puntuale poiché anomala e non certo frutto di circostanze o imprevisti.  (Immagine anteprima: frame via YouTube)  

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