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Trilogia dei Libri – Vangeli. Interrogare il passato per esplorare il presente
Alle Fonderie Limone di Moncalieri va in scena Vangeli, secondo capitolo della Trilogia dei libri, preceduto l’anno scorso da Antico testamento a cui seguirà l’anno prossimo il Corano. È un tentativo ambizioso quello di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco che insieme agli attori di PoEM decidono di confrontarsi con questi tre testi sacri.
Ambizioso ma necessario se si vogliono portare le religioni del libro al di fuori delle interpretazioni ideologiche e paludose in cui ognuno si appropria delle parole a giustificazione delle proprie azioni, senza rispettarne il significato autentico. La messa in scena di Vangeli non perde di vista il presente, non fa mera archeologia, riesumando reperti appartenenti ad altri tempi e mettendoli in mostra.
È un teatro che indaga il passato, lo interroga per esplorare il presente. Ecco perché lo spettacolo diventa comunicazione con il pubblico, perché l’ultima cena si trasforma nel paradosso delle preghiere evangeliche effettuate alla Casa Bianca con il presidente Trump, e richiama in scena ciò che avrebbe potuto dire San Francesco di questa ostentazione di ricchezza, di protervia e di arroganza del potere.
È attraverso le note di regia di Vacis che scopro che cosa sia la Teologia della prosperità, che fa di Trump l’unto dal signore, della sua ricchezza il sintomo distintivo della benevolenza divina. È una teologia dichiarata dalla Chiesa lontana dal messaggio cristiano.
Vacis nel corso dello spettacolo non esita un momento a dire no a questa visione messianica. Potrei iniziare da una qualunque parte dello spettacolo per raccontarne le suggestioni.
Mi colpiscono le note di regia quando Gabriele Vacis chiarisce i suoi propositi. «Abbiamo costruito questo spettacolo provando a dare corpo alle parole. A generare azioni e immagini dal testo».
Se questo era l’intento di Vangeli, allora direi che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. Vacis e Tarasco incidono l’esperienza del Cristo nella carne e nei movimenti degli attori di PoEM in scena, dodici come dodici erano gli apostoli.
Con loro le parole del Vangelo, il logos, la parola incarnata che, come sottolinea Vacis «Vuol dire, oltre a parola, discorso, pensiero, legge, fino a soffio», diventa attraverso i corpi e la recitazione, energia e rabbia che coinvolgono e appassionano. La macchina scenica dello spettacolo funziona alla perfezione, anche grazie alla scenofania di Roberto Tarasco, presenza silenziosa ma non per questo meno essenziale nella drammaturgia e nel teatro di Vacis e di PoEM.
Tarasco utilizza una grammatica essenziale, semplice, ma proprio per questo ancora più potente. Del resto come diceva Bruno Munari «Complicare è facile.
Semplificare è difficile». Ma è nella semplicità che sta l’essenza delle cose.
Grazie alle sue invenzioni prende ulteriormente corpo l’immaginario e la visione dei Vangeli, che proprio attraverso quelle invenzioni acquistano ancora più forza e convinzione. Io ho visto Vangeli alla seconda replica, e poiché gli spettacoli si perfezionano strada facendo è probabile che da qui a qualche giorno lo spettacolo acquisterà ancora maggior corposità, e come fa il buon vino dopo aver riposato il giusto tempo nelle botti, la drammaturgia risulterà ancora più piena.
Mi colpisce in Vacis la capacità di essere incisivo sia quando porta in scena monologhi, come nel caso del Vajont di Marco Paolini sia quando porta in scena lavori che richiedono la partecipazione di molti attori. Risulta sempre affascinante il rapporto magistrale che stabilisce con i giovani.
Per cui ancora di più mi ha fatto l’effetto di sabbia tra i denti in apertura di spettacolo la citazione in cui il regista e poeta Pier Paolo Pasolini giustamente critica la società dei consumi e i giovani, che non sono in grado di capire le parole dei Vangeli, perché schiacciati dalla cultura edonistica. Può essere, ma tra i giovani di cui raccontava il poeta di Casarsa del Friuli c’era anche un certo Vacis, e visti i risultati raggiunti mi sembra che il giovane Vacis abbia ben capito.
Lo spettacolo è visivamente sontuoso. Questa è sicuramente una caratteristica della collaborazione quasi cinquantennale tra Vacis e Tarasco.
Colpisce la crocifissione realizzata utilizzando le coperte termiche d’oro che si usano in caso di calamità, per restituire calore ai corpi dei migranti vittime di naufragio, colpisce il lavaggio dei piedi fatto dal Cristo ai discepoli. Sono innumerevoli i momenti in cui si è rapiti dalla capacità di trasformare il logos in visione scenica.
La scelta di non lasciare al buio la platea, di far recitare gli attori nella luce piena, modulata dai toni accesi a quelli più flebili, consente a pubblico e attori di rispecchiarsi l’uno nell’altro, di partecipare insieme agli accadimenti scenici abolendo la quarta parete, per trasformare il momento dello spettacolo in un momento di muta condivisione, in cui il dialogo emotivo tra i presenti diventa ancora più serrato. Meno convincente risultano invece rispetto ad altri spettacoli di Vacis i tentativi di coinvolgere attivamente il pubblico.
Questi momenti sono stati telecomandati e poco incisivi, più dettati da una grammatica formale che da necessità e da intima convinzione. Coinvolgenti le parti cantate anche grazie all’ottimo lavoro di Enrica Rebaudo, e all’utilizzo dell’aramaico, dell’ebraico, del latino, di lingue ormai morte fatte rivivere nella forma teatrale, che ben armonizzate con canti pop più moderni che si rifanno ad autori come Madame, Franco Battiato, Bruce Springsteen, conservano e acquistano ancora più vigore e impatto grazie a all’energia che contraddistingue il momento teatrale proposto Alle fonderie Limone, in cui le parole dei Vangeli presentificano la forza rivoluzionaria dei vangeli e del Cristo.
O meglio dei Cristi tramandati da Marco, Giovanni, Luca e Matteo. Tanti come tanti potevano essere gli aedi che scrissero l’Odissea, tanti autori che insieme costruirono la figura archetipa dell’unico autore a cui abbiamo dato un tempo il nome di Omero e in seguito il nome di Nazzareno, figlio di Dio.
Gianfranco Falcone Fonderie Limone – Moncalieri 8-19 aprile 2026 Trilogia dei Libri – Vangeli Drammaturgia Gabriele Vacis e Compagnia PoEM con (in o.a.) Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera regia Gabriele Vacis scenofania e ambienti Roberto Tarasco suono Riccardo Di Gianni cori Enrica Rebaudo Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con PoEM Impresa Sociale Potenziali Evocati Multimediali The post Trilogia dei Libri – Vangeli. Interrogare il passato per esplorare il presente appeared first on Mentinfuga.