Politica
Una vittoria della razionalità e del buon senso contro il teatro dell’assurdo della destra
Il 10 marzo scorso il Presidente del Senato ha dichiarato che il referendum sulla giustizia avrebbe avuto un reale valore politico solo se avesse votato più del 50% degli italiani. Ora aspettiamo con ansia che ci dica qual è, a suo modo di vedere, il valore e il senso politico della consultazione.
Alcuni dati mi sembrano incontrovertibili: Foto da Facebook 1.
L’elettorato ha sovvertito qualsiasi previsione della vigilia, sia con riferimento all’affluenza alle urne, sia quanto alla previsione secondo cui un’affluenza oltre il 50% avrebbe premiato il SI. Questo, en passant, richiederà anche una riflessione sulla attendibilità dei sondaggi, sulla rappresentatività dei campioni, sulla scientificità delle metodologie di selezione dei panel.
2. Il quesito referendario era solo apparentemente tecnico.
In quanto oggetto di una proposta di riforma imposta dal Governo e fortemente avversata dall’opposizione; in quanto incidente su sette articoli della Costituzione e sul delicatissimo tema dell’equilibrio dei poteri costituzionali; in quanto sempre più caricato di implicazioni di ordine politico (non dimentichiamo che negli ultimi giorni è scesa in campo con molta forza la stessa Presidente del consiglio), esso ha un fortissimo e indiscutibile valore politico. 3.
Il Governo ha perso una importante scommessa, e farà bene a riflettere che sui grandi temi del gioco democratico (riforme istituzionali ed elettorali), quando sono in discussione i principi fondanti della Repubblica e della Costituzione, al muro contro muro è preferibile la strada delle riforme condivise. 4.
La vittoria schiacciante del No in Regioni come la Campania e la Sicilia, dove l’affluenza al voto è stata molto più bassa che altrove, ci dice qualcosa di molto importante. Quando il voto è un libero voto di opinione, sganciato da clientele e curatele, a votare vanno soprattutto gli elettori che hanno il privilegio di potersi esprimere liberamente.
5. La solida vittoria del NO lascia intendere che una prevalente fetta dell’elettorato ha percepito e respinto il disegno complessivo che si celava dietro il quesito referendario, evidentemente (ed a ragione) percepito come il primo passo verso uno spostamento degli equilibri costituzionali a favore dell’esecutivo e in pregiudizio del principio della divisione dei poteri che è caposaldo delle democrazie occidentali.
Il premierato e la riforma elettorale ne costituivano, e ne sono tuttora, infatti l’inevitabile corollario. 6.
Ci sono alcuni milioni di italiani, forse tre o quattro, che non avevano votato alle ultime elezioni (quelle europee) e che sono andati alle urne ieri, votando in larga maggioranza per il NO. Qui c’è un bacino di opinione che deve costituire un punto di riferimento imprescindibile per la sinistra.
7. Si è letto che il bacino più cospicuo per i NO sarebbe nella fascia di elettori più giovani.
Non so se si tratta di un dato che verrà confermato da analisi più approfondite, ma se così fosse anche questa sarebbe una gran bella notizia. Elly Schlein durante la conferenza stampa Questo referendum potrebbe avere la valenza politica che nel 1974 ebbe il voto che difese la legge su divorzio.
E potrebbe segnare persino una inversione di rotta rispetto allo spirito del tempo, se si saprà intercettare correttamente la domanda che arriva da quei milioni di elettori che stavolta hanno scelto di andare a votare (magari avendo fatto la scelta opposta alle ultime elezioni). E sicuramente, per quanto riguarda il PD, dovrebbe finalmente assicurare ad Elly Schlein ciò che le spetta di diritto, una leadership salda e immune dai trabocchetti del doroteismo interno.
A me – al di là del quesito tecnico e del referendum farlocco pieno di buchi e incongruenze giuridico formali – piace pensarla soprattutto (e per una volta, e finalmente) come una vittoria della razionalità e del buon senso. La vittoria dei Lumi di fronte al teatro dell’assurdo (senza offesa alcuna per Beckett, Pinter e Ionesco) apparecchiato quotidianamente dalla maggioranza di governo.
La vittoria di una prevalente opinione libera contro un Governo che in questi mesi ha preteso di insegnarci che Trump è il nostro alleato più solido e al tempo stesso pretende di non pagare dazio per gli effetti dirompenti della sua politica; che ci ha detto che effettivamente il diritto internazionale è stato incrinato, ma al tempo stesso tace su chi è responsabile di tutto questo; che ha scelto un presidente del Senato che costituisce la negazione dei valori su cui è stata fondata la nostra Repubblica; che ha celebrato nei giorni scorsi con toni epici la statura politica del fondatore della Lega, ossia di un signore che dichiarava che il posto giusto per il tricolore era il cesso; che omaggiava pubblicamente gli avversari con insulti sessisti ed omofobi (ricordo ancora bene cosa disse a Margherita Boniver in un pubblico comizio a Curno, nel bergamasco, nel 1993), e che sfilandosi dal Governo (questo lo ricordo in particolare a Tajani e ai suoi) diede pubblicamente del ladro e del mafioso a Berlusconi (cfr. Corriere della sera, 15 settembre 1995).
Per una volta c’è una maggioranza di cittadini che ha dimostrato di avere buona memoria e che ha mostrato di sapersi districare tra valutazioni tecniche complesse e giudizio politico complessivo. Non vuol dire ancora molto, ma è già qualcosa, con buona pace di chi, a sinistra e ancora una volta (per fortuna una irrilevante minoranza di birignao) ha scelto di essere più realista del re.
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