Cultura
“La fertilità del male” di Amara Lakhous
“La fertilità del male” di Amara Lakhous è uno dei migliori libri mai usciti di letteratura algerina, in grado di combinare perfettamente storia ed intrighi dell’Algeria post-rivoluzionaria La fertilità del male 5 luglio 2018, festa dell’Indipendenza algerina. Il potentissimo Miloud Sabri, eroe della guerra di liberazione, viene trovato morto nella sua lussuosa villa di Orano.
Un dettaglio attira l’attenzione del colonnello Karim Soltani, a capo dell’indagine: alla vittima è stato mozzato il naso. La mutilazione parla da sé, perché è la stessa che usavano i membri del Fronte di Liberazione Nazionale per marchiare a vita i traditori.
Il giallo dell’uccisione di Miloud proietta così Soltani nel passato torbido della Nazione, finché più di una verità a poco a poco non verrà a galla. Raccontare l’Algeria “La fertilità del male” di Amara Lakhous è uno dei libri più belli che abbia mai letto di letteratura algerina, in grado di fondere perfettamente la storia dell’Algeria rivoluzionaria e post-rivoluzionaria mostrandone le mille contraddizioni e tradimenti che sono derivati dal cambio di potere.
Non posso far spoiler perché è un libro tanto intenso da leggersi in qualche ora, ma la bravura di Amara Lakhous è stata quella di fondere alcuni dei migliori elementi della letteratura mondiale (ci sono caratteristiche che ricordano libri come “Il conte di Montecristo”, “Nedjma” di Kateb Yacine e tanti altri), ma senza forzare nulla ed occupandosi solo di incanalare al meglio la storia di un paese tanto incredibile quanto in eterno conflitto con sé stesso. Lo stesso Karim Soltani, più che effettivamente investigare, è più un “accompagnatore” del lettore in una storia di drammi e tradimenti familiari destinata a risolversi indipendentemente dall’intervento della polizia; una giustizia che lo stato non è in grado di dare e che i protagonisti sono costretti a prendersi con la forza, costi quel che costi.
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