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Fuori Soros, dentro Zelensky: il nuovo nemico della propaganda di Orbán

Sabato 28 marzo 2026 ore 10:35 Fonte: Valigia Blu
Fuori Soros, dentro Zelensky: il nuovo nemico della propaganda di Orbán
Valigia Blu

di Erik Uszkiewicz (vicepresidente Hungarian Europe Society)  Da quando il primo ministro ungherese Viktor Orbán è tornato al potere 16 anni fa, abbiamo assistito a un cambiamento radicale nelle sue posizioni sulla Russia e al rafforzamento delle relazioni dell’Ungheria con il regime di Putin. I portavoce del governo e l’apparato propagandistico sono passati da una posizione critica a un’aperta ammirazione nei confronti dell’uomo forte russo e della Federazione Russa, che considerano pronta ad agire in modo rapido e deciso e descrivono come uno degli ultimi baluardi dei valori tradizionali, conservatori e nazionali.

Quando nel febbraio 2022 è iniziata l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, l’Ungheria si trovava nelle fasi finali della precedente campagna elettorale parlamentare. Dopo un breve periodo di imbarazzo, l’intero impero mediatico del partito di governo ungherese ha iniziato a ripetere la propaganda del partito Fidesz, sostenendo che l’Ungheria si schiera dalla parte della pace nella guerra tra due nazioni straniere.

Fidesz, grazie al controllo esercitato sui media, ha dipinto l’opposizione unita come ferrei sostenitori della guerra, desiderosi di coinvolgere l’Ungheria in un conflitto brutale qualora avessero vinto le elezioni. Una delle principali narrazioni di Fidesz durante la campagna elettorale del 2022 sosteneva che i partiti dell’opposizione avrebbero inviato truppe in guerra in Ucraina.

Nell’aprile 2022, Viktor Orbán ottenne nuovamente la maggioranza in Parlamento (per la quarta volta consecutiva) e, nel suo discorso di vittoria, menzionò addirittura il presidente ucraino Volodymyr Zelensky come uno dei suoi avversari. Nel 2024, in vista delle elezioni del Parlamento europeo e delle elezioni comunali, Fidesz ha alzato ulteriormente la posta in gioco, inquadrando gli eventi come una questione di «vita o di morte».

Secondo i suoi politici, solo Fidesz poteva impedire che l’Ungheria venisse coinvolta in una guerra che non aveva nulla a che fare con il paese; solo il partito al governo poteva garantire la sicurezza dei cittadini ungheresi. Questa psicosi bellica ha ormai raggiunto un livello senza precedenti: nell’ultimo anno, esponenti di spicco di Fidesz e membri del governo hanno condiviso numerosi video generati dall’intelligenza artificiale con soldati ungheresi insanguinati, bare ovunque e, in uno degli ultimi video diffusi dall’organizzazione di Fidesz a Budapest, un padre ungherese veniva giustiziato in una scena di guerra.

Nel 2025, i sentimenti anti-ucraini hanno assunto una nuova sfumatura: la macchina propagandistica ha affermato che l’Ucraina non solo è stata responsabile delle difficoltà economiche dell’Ungheria e dell’inflazione indotta dalla guerra, ma ha anche voluto interferire negli affari interni dell’Ungheria e, aderendo all’UE, l’Ucraina comporterebbe un serio peggioramento per la comunità europea. Migliaia di cartelloni pubblicitari hanno mostrato Volodymyr Zelensky prima come un burattino di Bruxelles, poi come un alleato del leader dell’opposizione Peter Magyar, il cui partito Tisza è ora, nel 2026, in vantaggio sul Fidesz nei sondaggi elettorali.

Inoltre, Zelensky è apparso di recente come volto di una campagna rinnovata, precedentemente associata a George Soros, che proclama «Non lasciate che Zelensky rida per ultimo». Nei media controllati dal governo, l’Ucraina è sempre stata descritta come un paese corrotto, devastato dalla guerra e in rovina, nonché come un «covo» di trafficanti di esseri umani e di droga, di prostitute e di criminali.

Fondi opachi e nessun controllo: in Ungheria Meta e Google amplificano la macchina del fango contro l’Ucraina La retorica anti-ucraina ha determinato un cambiamento rispetto a tutte le precedenti campagne governative volte a creare e screditare nemici: mentre in precedenza George Soros, l’«ideologia di genere», «Bruxelles» o i migranti erano i bersagli delle campagne governative, con l’Ucraina, per la prima volta, è stato preso di mira uno Stato sovrano straniero. Nella mente dei vertici di Fidesz, questa costruzione del nemico — tra le altre ragioni — è ottimale dal punto di vista politico, poiché questo tema può essere sfruttato per un lungo periodo.

L’adesione dell’Ucraina all’UE o alla NATO potrebbe infatti richiedere anni, anche in circostanze pacifiche. Le opinioni e il sostegno all’Ucraina sono questioni estremamente polarizzanti sulle quali la maggioranza continua a concordare con il governo.

Il sondaggio d’opinione VOKS2025, basato principalmente sui voti del campo filogovernativo, ha respinto in modo schiacciante la possibilità che l’Ucraina entri a far parte dell’UE. Ma anche nella consultazione “Voce della Nazione” lanciata dalla principale forza di opposizione, il Partito Tisza, che comprendeva 12+1 domande, la questione dell’adesione dell’Ucraina all’UE ha ricevuto il minor sostegno (seppur maggioritario).

Non sorprende che, secondo il programma ufficiale del Partito Tisza, tutti i paesi che desiderano aderire all’Unione Europea debbano soddisfare le stesse condizioni, che l’Ucraina attualmente non soddisfa. Il manifesto afferma che il Partito Tisza non sosterrebbe l’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE e che, qualora ciò dovesse verificarsi, in Ungheria si terrà un referendum vincolante su tale questione.

Per quanto riguarda la situazione attuale, stiamo vivendo un periodo molto turbolento nelle relazioni bilaterali e diplomatiche tra Ucraina e Ungheria, che molto probabilmente hanno raggiunto il loro minimo storico. Il periodo attuale è caratterizzato da scambi reciproci di messaggi sia da parte ungherese che ucraina — in merito al gasdotto Druzhba, ai soldati ucraini con doppia cittadinanza che combattono in guerra, nonché al blocco degli aiuti da 90 miliardi di euro destinati all’Ucraina o al dirottamento del convoglio di denaro ucraino.

Quest’ultimo, secondo fonti, è stato molto probabilmente un’operazione a sfondo politico condotta dai servizi segreti ungheresi. L’obiettivo era quello di provocare un altro conflitto con l’Ucraina in modo da poterlo utilizzare come arma di propaganda in vista delle elezioni dell’aprile 2026.

Secondo il giornalista investigativo ungherese Szabolcs Panyi, l’operazione è stata orchestrata da Ors Farkas, il segretario di Stato che sovrintende ai servizi di intelligence civili ungheresi e stretto collaboratore di Antal Rogan, il potente ministro di Orbán che controlla sia l’apparato di intelligence che la macchina comunicativa del governo. Coloro che hanno commissionato l’operazione l’hanno considerata un successo: la loro provocazione ha avuto esito positivo e sono riusciti a spingere il presidente ucraino a rilasciare una dichiarazione che si è rivelata un grande vantaggio per la campagna del Fidesz.

Tutte queste azioni servono chiaramente a fini di politica interna e di campagna elettorale in Ungheria, decisamente nell’interesse del Fidesz. Tuttavia, allo stesso tempo, dobbiamo anche sottolineare che l’Ungheria non è equiparabile al suo governo e alle sue azioni governative.

Una parte significativa degli ungheresi continua a seguire con solidarietà i terribili eventi e le immagini scioccanti provenienti dall’Ucraina. Molte famiglie e persone ucraine fuggite dalla guerra vivono, studiano e lavorano nel Paese e, tra gli altri, diversi bambini ucraini possono trascorrere parte delle loro vacanze estive in Ungheria.

Piccoli segni di solidarietà, compassione e disponibilità sono evidenti in molti modi. Questo è l’altro volto dell’Ungheria che dovremmo anche vedere e riconoscere.

Articolo originale pubblicato sul sito Kyiv Independent e tradotto per gentile concessione della testata. Per sostenere il Kyiv Independent è possibile donare e diventare membro della loro community tramite questa pagina.  (Immagine anteprima: frame via YouTube)

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