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Elezioni Ungheria. Orbán come Trump e Bolsonaro in caso di sconfitta?
Dopo sedici anni, Viktor Orbán e il suo partito di estrema destra Fidesz potrebbero perdere elezioni del prossimo 12 aprile in Ungheria. Cadrebbe un’icona e un punto di riferimento per tutto l’universo dell’estrema destra e nazionalista europee rappresentato dal ceco Andrej Babiš, dall’olandese Geert Wilders, lo slovacco Robert Fico, dai leader dei neonazisti tedeschi di Alleanza per la Germania (AfD), da Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella, da Santiago Abascal di Vox in Spagna e dai nostrani Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
A provare a dargli una mano ad uscire dall’angolo, in cui si sarebbe infilato – secondo i sondaggi – a vantaggio del suo ex fedele Péter Magyar, è il vicepresidente statunitense JD Vance in visita ieri e oggi 8 aprile. Le storie di molti candidati appoggiati da Trump e dal suo entourage – fatta eccezione per Javier Milei che si avvantaggiò del sostegno finanziario sul debito pubblico argentino – non sono così favorevoli, ma il presidente americano nel suo tentativo di destabilizzare l’Europa prova a far rieleggere Orbán, un altro sostenitore della politica MAGA [1].
Il vicepresidente americano ieri ha dato una mano alle testi di Orbán che parla di interferenze da parte di Bruxelles sulle elezioni ungheresi: «volevo mandare un segnale a tutti, in particolare ai burocrati di Bruxelles, che hanno fatto di tutto per tenere a bada il popolo ungherese, perché non apprezzano il leader, che invece si è schierato dalla parte del popolo ungherese» [2]. Nel frattempo l’opposizione denuncia altre manovre dirette a influenzare il voto come quelle russe o come quella della notizia, diramata dallo stesso premier ungherese informato dal presidente serbo Aleksandar Vučić secondo il quale sarebbe stato sventato un probabile attentato al gasdotto TurkStream che trasporta gas naturale russo verso l’Ungheria e altri paesi. «L’esercito e la polizia serbi hanno rinvenuto due zaini contenenti “due grossi pacchi di esplosivo con detonatori” nel comune di Kanjiža, nella Serbia settentrionale, “a poche centinaia di metri dal gasdotto”» [3].
In effetti secondo capo dell’agenzia militare serba VBA, Đuro Jovanić, per ora non ci sono prove che possano portare a una responsabilità di Kiev. Quella dell’indipendenza energetica e della sicurezza nazionale post invasione dell’Ucraina è un mantra del governo.
Il tutto passerebbe dalle ottime relazioni con la Russia con la quale l’Europa dovrebbe riprendere a dialogare e fare affari. Il Washington Post, lo scorso 21 marzo rivelava che il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó relazionava in diretta Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, su quanto si discuteva nel Consiglio dell’UE.
Un mantra, quello della sicurezza energetica, sostenuto anche da Vance e sbandierato in campagna elettorale per sollecitare la sua rielezione. Gli ungheresi sembrano però guardare oltre.
Infatti ci sono i temi del carovita con l’inflazione tra le più alte in Europa, un’economia ferma (Pil del 2025 +0,4), finanziamenti europei bloccati, salari bassissimi e un sistema sanitario che non è in grado di soddisfare le necessità della popolazione. Per la preoccupazione che i fondi venissero dirottati in campagna elettorale, l’Ungheria è l’unico Stato UE a non aver ricevuto la prima tranche del prestito per il piano comune di difesa (SAFE).
Per non parlare poi della corruzione che pervade tutto il sistema Orbán e che colloca il Paese, nella classifica di Transparency all’84mo posto su 182 e che ha visto scivolare l’indice di percezione della corruzione da un punteggio di 55/100 nel 2012 a 40 dello scorso anno. Ma forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha dato una svolta all’opposizione è stata «uno scandalo che contraddiceva i principi ultraconservatori di cui Orbán si presentava come unico garante: nel febbraio 2024, è emerso che era stata concessa la grazia a una persona che aveva coperto un pedofilo che aveva abusato di bambini in un centro di detenzione minorile» [4].
Il vantaggio dell’opposizione nei sondaggi è ampio, ma anche se Péter Magyar dovesse vincere, come spiegano tutti gli analisti, sarà molto complicato governare e modificare tutte quelle leggi che hanno resa illiberale, autocratica l’Ungheria, dove di fatto è difficile poter parlare di stato di diritto. Giudici da lui nominati e controllati, l’80% dei media nelle sue mani, dominio dell’Esecutivo, molti diritti cancellati come quelli della comunità LGBTQ+, ONG bloccate in tante loro attività e feroce lotta all’immigrazione.
Sarà difficile portare avanti le riforme perché molte leggi si possono cambiare solo con una maggioranza qualificata e raggiungere un’ampia maggioranza è complicato a causa delle varie modifiche apportate alle leggi elettorali, incluso il quasi dimezzamento dei parlamentari, «e la creazione di 106 collegi uninominali di dimensioni diverse (i restanti deputati vengono eletti proporzionalmente utilizzando le liste di partito). Il risultato è un sistema favorevole a Fidesz, con molti meno voti necessari per vincere nei distretti pro-Fidesz.
Orbán ha anche facilitato il voto per gli ungheresi residenti nei paesi limitrofi, in gran parte filo-Fidesz, e ha offerto incentivi politici a gruppi di elettori perlopiù fedeli, come i pensionati» [5]. Poi anche nell’eventualità che l’opposizione vincesse a mani basse e facesse approvare delle leggi, «queste potrebbero essere bloccate dai principali tribunali del paese: sono infatti alleati di Orbán l’attuale procuratore generale, Péter Polt (uno dei fondatori di Fidesz), il presidente della Corte suprema, András Varga, e i 15 giudici della Corte costituzionale, tutti nominati da Orbán, fra cui un suo ex ministro della Difesa.
Se diventasse primo ministro, per prima cosa Magyar dovrebbe occuparsi di far approvare la legge di bilancio, cosa che non sarà facile. Sulla legge ha potere di veto il Consiglio di bilancio, un organo composto da tre fedelissimi di Orbán recentemente eletti con mandati dai 6 ai 12 anni.
L’attuale presidente ungherese, Tamás Sulyok, in carica fino al 2029 e vicino al partito di Orbán, Fidesz, può indire elezioni anticipate nel caso in cui un governo non riesca a far approvare il bilancio. Ha anche potere di veto su tutte le leggi, che può decidere di sottoporre alla Corte costituzionale» [6].
Una domanda aleggia sul risultato elettorale: Viktor Orbán accetterà la sconfitta o seguirà le orme dei suoi amici populisti e estremisti di destra Donald Trump e Jair Bolsonaro spingendo i suoi sostenitori ad assaltare le Istituzioni?
Anche l’ex deputata di Fidesz, direttrice della Democracy Institute Leadership Academy presso la Central European University Zsuzsanna Szelényi in un’intervista a Politico sostiene che Orbán ha molte frecce per complicare o bloccare la vita al nuovo governo. Szelényi, mesi addietro, in un’analisi sul sul sito del centro di ricerche Carnegie Europe, scriveva: «I metodi e le manipolazioni che il governo di Viktor Orbán sta adottando per cercare di evitare la sconfitta sono anch’essi un laboratorio di manipolazione elettorale, che merita di essere osservato attentamente in tutta Europa.
Fidesz non è semplicemente un partito al potere, ma una forza politica rivoluzionaria che ha utilizzato istituzioni e risorse pubbliche per rimodellare sistematicamente lo stato ungherese. Negli ultimi dieci anni, Orbán ha anche investito decine di milioni di euro nella costruzione di una rete globale illiberale, con lui stesso al centro.
Perdere il potere in Ungheria lo priverebbe di questo straordinario serbatoio di influenza. In parole povere, non può permettersi di perdere» [7].
Prima delle elezioni di midterm americane, quelle ungheresi sono un passaggio fondamentale per l’Europa. Pasquale Esposito [1] Milena Wälde, Politico.eu, Operations save Orbán:
Trump deploys Vance to Hungary, 3 aprile 2026 [2] Jamie Dettmer e Max Griera, Politico.eu, JD Vance slams Brussels ‘bureaucrats’ for meddling in Hungary before election, 7 aprile 2026 [3] Ashifa Kassam, The Guardian, Hungarian PM faces ‘false flag’ claims after Serbia says explosives found near pipelin, 5 aprile 2026 [4] Gloria Rodríguez-Pina, El País, Orbán se enfrenta a la posibilidad de perder el poder por primera vez en 16 años, 29 marzo 2026 [5] Jon Henley, The Guardian, Hungary elections: what is at stake and who is likely to win?, 3 aprile 2026 [6] Il Post, A Péter Magyar non basterà vincere le elezioni, 5 aprile 2026 [7] Andrea Gaiardoni, BO Live, Elezioni ad alto rischio in Ungheria: Viktor Orbán prepara le barricate, 30 marzo 2026 The post Elezioni Ungheria.
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