Politica
Caso Epstein: sesso e algoritmi al servizio di Mosca e Tel Aviv.
Si scrive sesso ma in realtà si intende tecnologia. Si parla di Epstein ma il protagonista è Maxwell.
Infatti, non è un caso, né una coincidenza che una delle prime organizzazioni ad andare in crisi per il marciume che affiora dai milioni di files che stanno tracimando dagli archivi americani sia stato il prestigiosissimo M.I.T. di Boston, decapitato dei suoi celebri vertici, come il fondatore Nikolas Negroponte, il padre della multimedialità, e il guru giapponese Joicho Ito, costretti alle dimissioni per aver incassato centinaia di migliaia di dollari dal finanziere pedofilo. La trama morbosa vista da vicino assume i contorni di una gigantesca e aggrovigliata rete di controllo e sorveglianza digitale, dove le foto compromettenti e le mail ammiccanti sono solo gli effetti finali di un mastodontico apparato di ricatto e manipolazione teso ad imporre l’adozione di strumentazione digitale che veniva a distanza guidata da cupole di spionaggio internazionale.
Le decine e decine di ragazzine minorenni date in pasto alle nomenclature del potere occidentale erano la valuta con cui si faceva una inimmaginabile lobbyng geo-tecnologica da molti decenni, diciamo dagli anni ‘70. Documenti di Epstein allegati all’inchiesta (Photo by Davide Bonaldo/Sipa USA) Ad unire i laburisti inglesi alla famiglia Clinton e a diversi cerchi concentrici della corte di Trump, fino a personaggi quanto mai improbabili come il vecchio mito della controcultura globale Noam Chomsky, oppure il mite Bill Gates, è proprio la tecnologia della sorveglianza che fin dal dopoguerra vedeva in singolare convergenza apparati di sicurezza israeliani collaborare con gli ultimi rottami del KGB sovietico nell’irretire élites di governo e economiche dei paesi atlantici.
Il vero pater familias di questa avventurosa brigata è un vecchio protagonista di antiche e mai chiarite battaglie geopolitiche che hanno attraversato tutti gli schieramenti e tutte le alleanze. Si tratta di Robert Maxwell, il grande avversario mediatico di Rupert Murdoch, alla cui morte una folta schiera di capi dei servizi segreti e ex premier di governo a Gerusalemme celebraò dicendo che “quello che fece Maxwell per Israele non potremo mai dirlo”.
Sicuramente i vertici di Tel Aviv non possono spiegare come nel 1986 Maxwell riuscì ad incastrare e rapire a Roma, con un comando dello stesso Mossad, Mordechai Vanunu, un tecnico del programma nucleare segreto israeliano. Fra le molteplici cose che nessuno oggi potrà mai dire è come sia morto Robert Maxwell, che il 10 agosto del 1991 scivolò in mare dal suo yacht in navigazione.
Lasciò una lunga schiera di orfani politici e di business, ma soprattutto una voragine di debiti che occupa ancora i suoi due figli maschi, mentre le tre figlie hanno avuto una mission più intrigante. Isabel è da anni una grande mediatrice di sistemi di sicurezza cibernetica nella Silicon Valley prodotti da Israele, Christine si è occupata di consulenza ai governi sulla sicurezza e l’ultima, Ghislaine, a cui era teneramente intitolato il panfilo del padre, subito si diede alle cosiddette pubbliche relazioni, arruolando appunto Jeffrey Epstein.
L’anedottica della coppia è infinita. Ma tutto sembra ruotare attorno alla capacità di coinvolgere e irretire personaggi di spicco della scena economica e politica americana ed europea, collezionando inquilini della Casa Bianca, pretendenti a Buckingam Palace, consiglieri e diplomatici di molte cancellerie, membri di board di direzione di gruppi industriali e finanziari.
Non dimenticando, come abbiamo visto, centri di ricerca e di accreditamento tecnologici. Un quadro che pare fatto apposto per tenere sotto schiaffo tutti coloro che potevano determinare e concorrere alla selezione di tecnologie sensibili.
Anche qui bisogna tornare al capostipite per capire quale fosse la vera mission della rete Epstein. Robert Maxwell fu forse il primo grande lobbista che riuscì a smerciare in Europa e negli Usa tecnologie israeliane dotate di una back door, ossia di un sistema di controllo e registrazione a distanza.
Ma chi erano i veri mandanti? Appare sempre più evidente che dietro a Maxwell prima e alle sue demoniache figlie dopo, fino al pedofilo Epstein, ci fosse una singolare anche se non inedita convergenza di servizi israeliani e russi, il grande gioco in cui i due apparati spionistici avevano interesse reciproco a tenere sotto ricatto le élite euro americane.
Tel Aviv per assicurarsene il sostegno, Mosca per prolungare la propria influenza in quelle aree. Diciamo che è l’altra faccia di Cambridge Analytica.
Come diceva il capo di stato maggiore del Cremlino Gerassimov, si combatte alterando l’opinione pubblica del paese avversario. Scandalizzandola e umiliandola, ancora meglio se si riesce a mettere alla berlina i leader più prestigiosi.
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