Politica
I guerrieri d’inverno di Norek che fanno pensare all’invasione dell’Ucraina
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Finlandia. 1939-1940. Simo Matinpoika Häyhä (Rautjärvi,17 dicembre 1905), contadino discreto e modesto, alto poco più di un metro e cinquanta, sguardo e lineamenti infantili, trascorre lungo piacevole tempo nella foresta, è bravissimo sia a cacciare volpi che al poligono di tiro e vince addirittura il campionato nazionale fra millesettecento concorrenti, sedici centri in sessanta secondi con un fucile a ripetizione, in finale con un militare di carriera (quattordici con un’arma automatica).
Ha due grandi amici biondi: Onni, già promesso sposo, e Toivo, molto attraente spilungone; insieme trascorrono un’altra splendida estate, poi diventano reclute della Guardia civile.
Spirano venti di guerra e nella Mosca di Stalin stanno cercando un pretesto per occupare la Finlandia, prima che possa arrivare la Germania di Hitler. Carl Gustaf Mannerheim, comandante della difesa finlandese, alto e slanciato, settantenne con baffi folti e sguardo vivace, una figlia a Parigi, l’altra a Sofia, vorrebbe assolutamente evitarlo, “mobilita” l’esercito ma ben ne conosce lo stato; comunque, trecentomila uomini e centomila donne lasciano il focolare domestico, partono i tre amici e anche Leena Aalto, infermiera volontaria.
A ottobre gli uomini vengono assegnati alla 6° compagnia del 2° battaglione del 34° reggimento della 12° divisione del IV corpo, al comando dell’esperto tenente sempre ubriaco (insubordinato e già legionario) Aarne Terrore Juutilainen, nella regione di Kollaa, foreste di betulle e abeti circondate da acquitrini e laghi, con un’unica strada per far passare soldati e carri armati, in un senso o nell’altro. Marciano e si addestrano.
Il 26 novembre, circa quarantacinque giorni dopo, alcuni detenuti russi vengono indotti a sparare con tre cannoni su propri soldati, miccia della guerra tra 30 novembre 1939 e 13 marzo 1940, quattro fronti; l’Armata rossa perse circa quattrocentomila uomini, tra feriti, uccisi o dispersi, l’esercito finlandese quasi settantamila; cambiò la storia d’Europa. Diverso e drammaticamente eccelso anche il nuovo romanzo (storico) di Olivier Norek (Tolosa, 1975), già operatore umanitario in Guyana ed ex Jugoslavia; poi poliziotto per 18 anni dalla strada fino al grado di capitano nel noto distretto parigino Seine-Saint-Denis; dal 2013 competente scrittore prevalentemente polar.
Attraverso due prologhi, 71 intensi capitoli e due epiloghi, la narrazione è in terza persona varia, sia in Finlandia che in Russia, con personaggi (per lo più storicamente esistiti) piazzati sui vari fronti: i quattro di guerra e le retrovie, le capitali e le sedi dei comandi, le trincee e le prigioni, le relazioni personali come quelle diplomatiche (spunta inevitabilmente spesso l’opportunista Francia), nel rigido terribile inverno a decine di gradi sotto zero (da cui il titolo). Certo, il principale reale protagonista è Simo Häyhä, arruolato 23enne insieme all’amato fucile M28/30; cecchino infallibile; chiamato la Morte Bianca, prima da nemici poi da tutti.
All’inizio una foto lo ritrae in bianco e nero, con la prima linda divisa, dopo poche pagine alcune scarne mappe aiutano a orizzontarci sulla regione del golfo di Finlandia, Helsinki a nord, Leningrado a sud-est, il grande lago Ladoga sul confine orientale, la guarnigione con gli amici d’infanzia e adolescenza sulla riva settentrionale del lago ghiacciato. Norek aveva il nonno paterno sottufficiale della Legione straniera, commilitone del Terrore del Marocco ovvero Juutilainen; si è per l’occasione documentato minuziosamente negli archivi, riscoprendo materiali dimenticati o perduti, con vari viaggi, interviste e lunghe permanenze negli estremi ecosistemi della Finlandia.
Nessun fatto di guerra è stato inventato o esagerato, né alcun aneddoto; il romanzo racconta uccisioni e atrocità, come e perché si arriva a eliminare per il punto di vista del proprio paese; da ogni parte e con ogni mezzo; sistematicamente i cecchini; con sagge divagazioni sull’amicizia e sull’amore (la forte relazione fra Leena e Toivo). Stalin incombe, sia nelle frastornanti dinamiche geopolitiche internazionali che nel dittatoriale regime mortifero in patria.
Inevitabile qualche possibile nesso con l’invasione russa dell’Ucraina, oggi. L’alcool serve non solo al legionario: viina, vodka, acquavite, gin (e cocktail del maresciallo al bar dell’hotel Kämp).
L’appendice contiene alcune altre foto, la rara bibliografia, precisi ringraziamenti (fra l’altro alle guide del museo della Guerra della ex isola-carcere di Soumelinna) e la significativa dedica al neonato Félix: “che la vita non ti costringa mai a imbracciare le armi”. L'articolo I guerrieri d’inverno di Norek che fanno pensare all’invasione dell’Ucraina proviene da Strisciarossa.