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L’eredità tossica delle discariche europee. Tra inquinamento, smaltimenti abusivi e multe
In Europa si stima che ci siano tra le 350mila e le 500mila discariche, ma nonostante i rischi ambientali e sanitari che rappresentano non esiste ancora una mappatura affidabile. Per questo, negli ultimi mesi, Investigate Europe e Watershed investigations hanno realizzato la prima mappa paneuropea, aggregando banche dati, presentando richieste di accesso civico generalizzato, effettuando sopralluoghi e campionamenti.
Il risultato non è esaustivo, ma ha permesso per la prima volta di geolocalizzare oltre 60mila siti. L’incrocio con mappe di corsi d’acqua, falde sotterranee e aree fluviali mostra che quasi il 30% si trova in zone a rischio alluvione, con il pericolo che rifiuti tossici vengano trascinati nei sistemi idrici.
Oltre tremila discariche mappate ricadono in aree naturali protette, minacciando ecosistemi e habitat fragili. Migliaia sorgono in regioni dove le acque sotterranee presentano già uno stato chimico scadente, una condizione che la presenza delle discariche potrebbe aver aggravato.
Infine, quasi 10mila siti si trovano in aree di approvvigionamento idrico. “Si tratta di decine di migliaia di siti potenzialmente non impermeabilizzati che possono contaminare le acque sotterranee, le acque superficiali e la catena alimentare”, spiega Kate Spencer, professoressa di Geochimica ambientale alla Queen Mary University di Londra.
Ed il rischio è aumentato negli ultimi decenni “perché alluvioni ed erosione costiera crescono con il riscaldamento climatico”, aggiunge il collega dell’Università di Liverpool, John Byrne. Un rischio ancora più elevato nel Regno Unito dove si stima che l’80% della popolazione viva entro due chilometri da discariche note.
Molte discariche sono siti storici, precedenti alla Direttiva europea del 1999 sulle discariche di rifiuti e spesso prive delle moderne misure di contenimento. Ciò le rende più esposte al rilascio di sostanze tossiche nel suolo e nei corsi d’acqua, con conseguenze potenzialmente gravi per le comunità e gli ecosistemi circostanti.
L’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) avverte che il percolato -il liquido che si forma quando l’acqua attraversa i rifiuti trascinando con sé sostanze inquinanti- può contenere metalli pesanti, composti di azoto ammoniacale, farmaci, plastificanti e Pfas, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”, che non si degradano e possono accumularsi per decenni in acqua, suolo, fauna, con rischi diretti per la salute umana. Un esempio emblematico arriva dalla Grecia: la discarica di Maratholaka, chiusa nel 2023 dopo anni di proteste, si trova nelle montagne del Taygetos, meta di migliaia di escursionisti.
Eppure, tonnellate di rifiuti sono ancora visibili attorno al sito. Le analisi condotte sulle acque circostanti da Investigate Europe hanno rilevato Pfas a livelli 76 volte superiori ai limiti previsti per l’acqua potabile, oltre a tracce di mercurio e cadmio che filtrano dal terreno. [caption id="attachment_232207" align="alignnone" width="2250"] La reporter di Investigate Europe Eurydice Bersi cammina tra i cumuli di rifiuti che ancora circondano la discarica ormai chiusa di Maratholaka, nel Peloponneso meridionale in Grecia © Nick Paleologos[/caption] Il caso greco non è isolato.
Nel gennaio 2025 la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che le autorità italiane hanno messo a rischio la vita degli abitanti, non adottando misure adeguate per fronteggiare l'inquinamento. La Corte ha imposto allo Stato di adottare entro due anni una strategia efficace per avviare le bonifiche e contrastare lo sversamento illecito.
La "Terra dei fuochi", circa 150mila ettari tra Napoli e Caserta, è dalla fine degli anni Ottanta al centro di traffici di rifiuti pericolosi e smaltimenti illegali gestiti da organizzazioni criminali. I rifiuti venivano interrati in cave dismesse o in terreni agricoli, oppure bruciati all’aperto durante la notte, con conseguenze sulla salute dei residenti.
Nel 2021, il rapporto finale realizzato dalla Procura di Napoli Nord insieme all’Istituto superiore di sanità (Iss) ha infatti rilevato che nell’area interessata dai traffici di rifiuti esiste una relazione di concausa con l’insorgenza di tumori alla mammella, asma, leucemie e malformazioni congenite. Tra il 2013 e il 2024 sono stati mappati circa duemila ettari e analizzati chimicamente 750.
In 56 ettari i contaminanti superavano di oltre dieci volte i limiti di legge; negli altri casi le concentrazioni erano da due a dieci volte superiori. Secondo le indagini dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, gli inquinanti più frequenti nei terreni sono diossine, metalli pesanti e Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), tipici della combustione incompleta dei roghi di rifiuti.
Tuttavia, a più di dieci anni dall’avvio dell’emergenza in Campania, la relazione del commissario unico per le bonifiche indica che oltre il 90% delle bonifiche previste nella Terra dei fuochi non è stato realizzato e circa 33mila tonnellate di rifiuti restano ancora abbandonate all’aperto. [caption id="attachment_232206" align="alignnone" width="1921"] Investigate Europe e Watershed investigations hanno individuato le coordinate di oltre 60mila discariche in tutta Europa © Georgina Choleva Spoovio[/caption] Per richiamare gli Stati membri al rispetto della direttiva sui rifiuti, dal 1999 la Commissione europea ha avviato 42 procedure d’infrazione per violazioni delle norme sulle discariche, riguardanti sia siti autorizzati sia discariche abusive. Cipro, Spagna, Slovenia e Slovacchia figurano tra i Paesi convocati davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, alcuni anche più volte.
L’Italia, tra i peggiori Stati membri in materia, ha accumulato nel tempo centinaia di milioni di euro in sanzioni. Le procedure di infrazione attive contro l’Italia sono 67, e il settore ambiente è quello più colpito, con 22 procedimenti ancora aperti.
Secondo la Corte dei Conti ad oggi lo Stato italiano ha pagato sanzioni per un totale di un 1,167 miliardi di euro dal 2011, di cui più del 70% per infrazioni in materia ambientale. Il primo richiamo significativo risale al 2007, quando la Corte di giustizia dell’Ue ha condannato l’Italia per non aver impedito lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e per non aver garantito controlli adeguati su rifiuti pericolosi e discariche attive, che avrebbero dovuto essere dotate di piani di risanamento conformi agli standard europei.
Sette anni dopo, il 2 dicembre 2014, la Corte ha constatato che Roma non aveva ancora dato piena esecuzione alla sentenza e impose una sanzione forfettaria di 40 milioni di euro, oltre a una penalità semestrale di 42,8 milioni fino al completamento degli interventi. La procedura riguardava 200 discariche.
Dal marzo 2017 la bonifica degli 81 siti ancora irregolari è stata affidata a un commissario straordinario per le discariche abusive, incaricato di coordinare gli interventi necessari per allineare il Paese alle norme europee. Ad oggi l’Italia ha pagato complessivamente 265,4 milioni di euro in sanzioni per la cattiva gestione delle discariche e restano ancora 16 siti da bonificare sui 200 iniziali. [caption id="attachment_232208" align="alignnone" width="1707"] I rifiuti di discarica rinvenuti lungo l’estuario del Tamigi, nel Regno Unito, dove si trovano due discariche storiche © Juliet Ferguson[/caption] Tra i principali siti da bonificare in Italia c’è Malagrotta, alla periferia di Roma, per anni la più grande discarica d’Europa.
Chiusa nel 2013, la Commissione europea ha archiviato il relativo procedimento d’infrazione nel 2016, mantenendo però il sito sotto osservazione. Nel 2014 la Corte di giustizia dell’Ue aveva già condannato l’Italia per violazioni delle direttive europee sui rifiuti a Malagrotta e in altri sei siti del Lazio, rilevando che fino al 2012 i rifiuti urbani venivano smaltiti senza adeguato trattamento e in assenza di una rete regionale di impianti conforme alle norme europee.
Tuttavia, i lavori di bonifica della discarica sono iniziati solo quest’anno, mentre nella relazione del 2024 della Commissione parlamentare sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti si legge che i monitoraggi dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) hanno accertato “una diffusa contaminazione da metalli e composti organici delle acque sotterranee, sia interne sia esterne al polder”, un sistema di contenimento costruito attorno al perimetro della discarica. Nel Rio Galeria, un torrente che costeggia la discarica, sono stati trovati fitofarmaci e Pfos, pericolosi per l’ambiente e per la salute umana.
La relazione denuncia anche una grave assenza di controlli recenti: “di fronte alla persistenza di un problema ambientale così grave, l’assenza di un monitoraggio serio e aggiornato degli impatti ambientali e sanitari è sconcertante […] L’ultimo studio risale al 2010”. “La mancanza di dati coerenti e centralizzati rende quasi impossibile avere un quadro completo, ed è per questo che i risultati di questa indagine sono così importanti”, ha dichiarato l’eurodeputata dei Verdi Jutta Paulus.
Una revisione della Direttiva sulle discariche è prevista per il prossimo anno, ma secondo una fonte vicina al processo non si prevede che tra le modifiche rientrino l’obbligo per gli Stati membri di mappare tutte le discariche o di affrontare i problemi di sicurezza dei siti storici. “Senza un monitoraggio più rigoroso e una reale integrazione dei rischi legati alle discariche nelle politiche sui rifiuti e sul clima -conclude Paulus-, l’Europa rischia gravi conseguenze per le sue risorse idriche, il suolo e l’aria".
Contributo aggiuntivo di Eurydice Bersi, Pascal Hansens, Ella Joyner, Leïla Miñano, Conor O’Carroll e Rachel Salvidge. Questa inchiesta è stata coordinata da Investigate Europe e Watershed investigations.
Oltre ad Altreconomia, media partner dell’inchiesta in Italia, l’articolo è stato pubblicato su Arte (Francia/Germania), EU Observer (Belgio), The Guardian (Regno Unito), InfoLibre (Spagna), ITV News (Regno Unito), The Journal Investigates (Irlanda), Reporterre (Francia), Reporters United (Grecia) e Visão (Portogallo). Il progetto ha ricevuto il sostegno di Journalismfund.eu. © riproduzione riservata L'articolo L’eredità tossica delle discariche europee.
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