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Storia

In Svizzera sono state rinvenute alcune delle più antiche monete d'oro celtiche d'Europa

Domenica 4 gennaio 2026 ore 06:00 Fonte: Storica National Geographic
In Svizzera sono state rinvenute alcune delle più antiche monete d'oro celtiche d'Europa
Storica National Geographic

Una scoperta archeologica di eccezionale rilievo ha sorpreso sia gli studiosi sia l’opinione pubblica svizzera: due monete celtiche d’oro, risalenti a oltre 2.200 anni fa, sono emerse nei pressi del villaggio di Arisdorf, nel cantone di Basilea Campagna. I reperti figurano tra le monete celtiche più antiche mai rinvenute nel Paese e offrono una nuova prospettiva sulle origini della moneta, sulle pratiche rituali e sulle reti culturali dell’Europa dell’Età del ferro.

Il ritrovamento è avvenuto in un’area boscosa nota come Bäranfels, un luogo in cui in precedenza erano già stati documentati importanti rinvenimenti archeologici. Qui, nel corso di una ricognizione sistematica condotta nella primavera del 2025, due ricercatori volontari che collaborano con Archäologie Baselland, il servizio archeologico regionale, hanno individuato due monete d’oro: unostatere completo e un quarto di statere.

Gli specialisti datano i reperti tra la metà e la fine del III secolo a.C., il che li rende oggetti di straordinaria antichità e rarità nel contesto svizzero. In tutto il Paese si conoscono meno di due dozzine di monete comparabili attribuibili a questo periodo.

Dal punto di vista numismatico, le monete appartengono alle prime emissioni della monetazione celtica ispirate ai modelli di Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno. Il sovrano macedone favorì la diffusione della moneta nel mondo mediterraneo, e le comunità celtiche ripresero alcuni elementi iconografici di quei modelli, come la testa del dio Apollo sul dritto e una biga – un carro trainato da due cavalli – sul rovescio, rielaborandoli tuttavia secondo un linguaggio artistico autonomo.

È però molto probabile che queste monete non siano mai state utilizzate nella vita quotidiana. La loro eccezionalità e l’elevato valore materiale suggeriscono un impiego in contesti particolari, come transazioni tra élite, doni diplomatici, doti matrimoniali o offerte rituali.

In altre regioni d’Europa, reperti analoghi sono stati rinvenuti in contesti funerari, in tombe, paludi o altri luoghi associati a credenze sacre. Il sito del ritrovamento svizzero s’inserisce perfettamente in questo schema.

Le paludi erano considerate sacre in molte culture celtiche, e la deposizione intenzionale di oggetti di valore in tali ambienti rientra in pratiche rituali ben documentate dall’archeologia e, in parte, anche dalle fonti scritte in diverse aree dell’Europa settentrionale. Questa scoperta non solo amplia le conoscenze sui primi sistemi monetari dell’Europa antica, ma mette anche in luce il ruolo svolto dalle comunità celtiche nella circolazione di oggetti dal forte valore simbolico e materiale, molto prima dell’arrivo dei romani a nord delle Alpi.

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