Politica
Da Davos a Monaco, radiografia dei poteri che puntano al ritorno degli Stati contro l’Europa
Da Davos a Monaco i leader hanno parlato. La traiettoria che stanno disegnando per l’Europa è più chiara — e preoccupante.
Più competitivita nel senso di prezzi e salari più bassi. Più riarmo nazionale.
Più sussidi all’industria senza condizioni. Molto meno welfare.
Molto meno transizione verde. Quasi nulla sulla partecipazione democratica.
L’Unione europea rischia di diventare uno spazio di coordinamento tra governi nazionali e grandi interessi industriali, dove l’obiettivo è competere con Stati Uniti e Cina alle loro condizioni. Con la complicità attiva della Commissione von der Leyen 2.
Mandatory Credit: Photo by Canadian Press/Shutterstock (15752983x) STATI UNITI – Marco Rubio: l’Occidente come dico io A Monaco, Rubio ha usato parole di velluto per consegnare lo stesso messaggio di JD Vance l’anno scorso: vi amiamo, ma alle nostre condizioni — economiche, culturali, commerciali, ideologiche.
Propone un Occidente identitario, a guida americana, diffidente verso la migrazione e sprezzante verso le politiche climatiche. Per lui la storia americana comincia con Cristoforo Colombo che ha portato il cristianesimo nelle Americhe: i popoli originari e le loro culture semplicemente non esistono.
Siamo tutti parte di una sola civiltà, forgiata da fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza. Un uomo di origini cubane, italiane e spagnole che demonizza la migrazione come minaccia urgente alla sopravvivenza della civiltà è un paradosso difficile da ignorare.
Il cambiamento climatico? Un culto climatico che ha impoverito l’Occidente.
Il messaggio reale è: sottomissione mascherata da partnership. Se l’Europa rispondesse adottando una versione continentale di quella logica — quella che Meloni vorrebbe — perderebbe ciò che la distingue: pluralismo, diritti universali, regolazione comune, ambizione climatica, welfare, redistribuzione.
Friedrich Merz (Credit:CHINE NOUVELLE Fotogramma/2502241933GERMANIA) GERMANIA – Friedrich Mez: esercito tedesco e deregolamentazione europea Merz è stato esplicito: la cultura MAGA non è la nostra. Ma la sua visione di Europa lascia ogni Stato libero di fare quel che vuole.
Vuole costruire l’esercito convenzionale più forte d’Europa entro il 2029 — non come progetto europeo, ma come progetto tedesco. Sull’economia: liberare il potenziale europeo significa tagliare la regolazione, concedere aiuti di Stato senza condizioni, rallentare la transizione energetica dietro il concetto passe-partout della neutralita tecnologica.
Propone un freno d’emergenza alla legislazione europea — in pratica: riaprire file legislativi già adottati, ridurre i poteri delle istituzioni comuni, niente debito comune. Sull’ETS (Emission Trading System, cioè……) flirta con la revisione o il rinvio, ignorando i risultati del sistema dal 2005: -39% di emissioni, +71% di crescita nei settori ETS, 260 miliardi di euro di entrate.
Il risultato? Chi ha più risorse nazionali sostiene la propria industria.
Il mercato unico si frammenta. Non c’è autonomia energetica e tecnologica senza transizione rapida verso rinnovabili e filiere verdi europee.
Emmanuel Macron (Photo by Arnaud Andrieu/Sipa Press). FRANCIA – Emmanuel Macron: retorica europea, solita grandeur francese Macron chiede un’Europa potenza geopolitica e propone di estendere la deterrenza nucleare francese al continente — mantenendo però la decisione esclusivamente nelle mani del Presidente della Repubblica.
Ha ragione quando avverte che l’amministrazione Trump cerca attivamente la frammentazione dell’UE. Ma le sue azioni privilegiano sistematicamente l’interesse nazionale — proteggere l’industria nucleare francese piuttosto che costruire filiere energetiche europee condivise.
Sulla migrazione: silenzio. Finché le leve decisive restano nelle capitali, l’Europa non diventa una vera potenza democratica condivisa.
Diventa un coordinamento tra Stati che si credono forti ma divisi sono tutti deboli. UNIONE EUROPEA – Ursula von der Leyen: poteri formali, scelte sbagliate A Monaco von der Leyen ha invocato l’Articolo 42(7) sulla difesa reciproca, citato 800 miliardi mobilitati per la difesa europea, spinto per un obiettivo NATO al 3% del PIL.
Senza proporre nulla di equivalente per le politiche sociali ed economiche. Eppure la Commissione — che non ha poteri espliciti in materia di difesa — potrebbe fare molto di più usando quelli che ha: difendere il Green Deal, proteggere il mercato unico dalla corsa disordinata agli aiuti di Stato, resistere alla deregolamentazione, presidiare il sistema di asilo.
Invece ha scelto di seguire i governi più forti, smantellando ciò che lei stessa aveva costruito nella legislatura precedente. Sulla migrazione ha abbandonato diritti e integrazione in favore di una deterrenza a ogni costo: accordi con paesi terzi, procedure accelerate alle frontiere, autocrazie etichettate come paesi sicuri.
Un’Europa che invecchia ha bisogno di canali legali comuni, quote europee, riconoscimento delle qualifiche, politiche di inclusione. Non di criminalizzazione.
ITALIA – Giorgia Meloni: coerente con se stessa, dannosa per tutti Meloni non è andata a Monaco. Dal vertice Italia-Africa di Addis Abeba ha commentato le critiche di Merz alla cultura MAGA:
“Non le condivido. Non e una competenza europea”.
Non è vero: libertà di espressione, diritti civili, stato di diritto sono materia europea. Ha annunciato la partecipazione italiana come osservatrice al Board of Peace — dal quale sono stati esclusi i palestinesi, nel mezzo di azioni israeliane a Gaza e in Cisgiordania che godono di totale impunità.
Il suo rapporto con l’UE è puramente transazionale: fondi europei sì, integrazione politica no. Vede nella frammentazione dell’UE uno spazio di manovra, non un problema strutturale.
È una posizione coerente con la sua visione nazionalista e corporativa — ed è esattamente per questo un ostacolo a un’Europa più forte. Il che va direttamente contro gli interessi di un’Italia fortemente indebitata e sempre meno influente.
Pedro Sanchez (Photo by OSCAR DEL POZO / AFP) SPAGNA – Pedro Sánchez: sicuri perché uniti Il premier spagnolo — primo capo di governo spagnolo alla Conferenza di Monaco — è l’eccezione. Mette in guardia dal riarmo nucleare e chiede un riarmo morale contro Putin.
Le potenze spendono oltre 11 milioni di dollari all’ora in armi nucleari: solo gli Stati Uniti spenderanno 946 miliardi nel prossimo decennio, abbastanza per sradicare la poverta estrema nel mondo. Insiste che la sicurezza significa welfare, servizi pubblici, diritti sociali, transizione giusta.
Sulla migrazione parla di un continente che invecchia e ha bisogno di lavoratori, non di muri. Chiede un vero esercito europeo, coordinato e democraticamente controllato.
È l’unico discorso che parla ai cittadini, non solo ai governi e alle lobby. Il problema comune: è tutto top-down Tranne Sánchez, ogni discorso è stato pronunciato sopra la testa delle persone.
Nessun popolo, nessuna partecipazione. Solo governi, grandi imprese e lobby che decidono per tutti.
Come mostra l’ultimo Eurobarometro, i cittadini europei sono pronti per un’Europa più efficace — che si occupi di affitti, qualità del lavoro, salari, prospettive per i giovani, sanità, sicurezza urbana. Non solo di competitività per le industrie energivore e di eserciti più grandi.
Cosa possiamo fare — ecologisti, federalisti, progressisti 1 – Difendere il Green Deal come strumento di indipendenza strategica. Le rinnovabili costano oggi un terzo del gas.
L’efficienza energetica riduce le bollette e rompe la dipendenza da Russia, America e Qatar. Autonomia energetica significa autonomia politica.
Questo vuol dire opporsi concretamente a ogni riapertura dei file legislativi già adottati — dall’ETS alle auto elettriche al Nature Restoration Law — e spingere per filiere verdi europee integrate, con investimenti comuni e una fiscalità che distribuisca i vantaggi della transizione in modo equo. È anche la risposta più efficace alle destre: non ideologica, ma concreta. 2 – Allargare il concetto di sicurezza.
Sicurezza non è solo armi. È affrontare il cambiamento climatico, garantire welfare universale — sanità, casa, pensioni dignitose —, gestire le migrazioni con canali legali europei comuni, quote condivise e riconoscimento delle qualifiche.
È costruire una difesa europea vera, con appalti comuni e controllo democratico, non sommare eserciti nazionali e chiamarla Europa. Ogni riarmo puramente nazionale che ignori queste dimensioni ci renderà più poveri, più esposti e meno capaci di decidere. 3 – Rimettere i cittadini al centro, non come retorica, ma come programma.
Dobbiamo costruire una rete di pressione che coinvolga imprese, sindacati, università, associazioni, amministrazioni locali. Con un orizzonte preciso: le elezioni italiane del 2027 e le europee del 2029, per riconquistare una maggioranza ecologista e federalista capace di cambiare davvero la direzione.
I discorsi di Davos e Monaco confermano che la deriva verso la rinazionalizzazione, la militarizzazione frammentata e la subordinazione agli Stati Uniti è reale. Ma la Commissione europea e il Parlamento restano permeabili a una pressione forte e organizzata.
L’Europa non può essere solo un mercato, solo competitività e armi. Deve tornare a essere un progetto politico, sociale, di civiltà.
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