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Anche senza obblighi, le aziende europee continuano a pubblicare il report di sostenibilità
Semplificazione: questa la parola d’ordine che ha messo d’accordo le istituzioni europee nell’arco del 2025. Il primo pacchetto Omnibus è partito dalle normative sulla sostenibilità, con la promessa di cancellare le «norme sovrapposte, inutili o sproporzionate che creano ostacoli per le imprese dell’Unione europea».
La direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità (Csrd) ne è uscita molto ridimensionata. Meno imprese coinvolte, scadenze spostate in avanti nel tempo, standard più semplici e meno informazioni da chiedere ai fornitori.
A leggere i comunicati di Bruxelles, che parlano di possibili risparmi da miliardi di euro, viene da pensare che le imprese abbiano immediatamente colto l’occasione per tirare il freno. Ma non è andata esattamente così.
Secondo un’indagine della società specializzata osapiens, il 90% delle imprese escluse dalla Csrd intende pubblicare comunque un report di sostenibilità. Le imprese europee che non sono più soggette alla Csrd ma la seguiranno lo stesso L’indagine ha interpellato 403 dirigenti aziendali tra Francia, Regno Unito, Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.
Tutti lavorano per grandi aziende con almeno mille dipendenti; quelle britanniche operano nell’Unione europea e devono quindi seguirne le normative. Con l’approvazione del primo pacchetto Omnibus, la rendicontazione di sostenibilità diventa obbligatoria solo per le imprese con almeno mille dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto.
Una soglia molto più alta rispetto a quella fissata inizialmente, pari a 250 dipendenti e 40 milioni di euro di fatturato netto. Di conseguenza, il 76% delle aziende interpellate resta soggetto alla Csrd e il 24%, invece, fuoriesce dal perimetro.
Newsletter Iscriviti a Valori Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile. Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima Di questo 24%, l’assoluta maggioranza – circa il 90% – ha in programma di pubblicare un report di sostenibilità, pur essendo venuto meno l’obbligo formale.
Certo, il valore della Csrd sta nel fatto che non si limita a imporre la rendicontazione di sostenibilità, ma lo fa stabilendo parametri uniformi (gli Esrs, European Sustainability Reporting Standards). Su di essi si erano concentrate le critiche, perché richiedono una mole significativa di dati spesso difficili da raccogliere, organizzare e verificare lungo tutta la filiera.
Non a caso, il numero di datapoint obbligatori è stato poi ridotto del 61%. È degno di nota, dunque, il fatto che l’86% delle imprese intenzionate a continuare il reporting voglia comunque allinearsi agli standard della Csrd.
I motivi per cui pubblicare un report di sostenibilità conviene, al di là degli obblighi di legge Ma perché imbarcarsi in un lavoro lungo e oneroso come la stesura del report di sostenibilità se non è una legge a imporlo? Il punto è che nove organizzazioni su dieci hanno già integrato la rendicontazione di sostenibilità con quella finanziaria, almeno in parte.
Molte di esse erano già soggette a obblighi di reporting e avevano quindi costruito un insieme di processi, strutture e sistemi per raccogliere ed elaborare i dati ambientali, sociali e di governance (Esg). Dismettere questa architettura sarebbe antieconomico, almeno nel breve periodo.
Ciò non toglie che l’alleggerimento delle norme avrà delle conseguenze. L’84% degli intervistati si aspetta che, nel tempo, le risorse allocate per la rendicontazione di sostenibilità siano destinate a diminuire. «I risultati mostrano una chiara preferenza per la continuità del reporting, anche in un contesto di incertezza legato ai cambiamenti normativi», conclude Andreas Rasche, docente presso la Copenhagen Business School. «Questo riflette il fatto che molte organizzazioni hanno già integrato la rendicontazione di sostenibilità nella pianificazione, nella governance e nei processi decisionali interni.
Le aziende non possono più basarsi esclusivamente sulla compliance per giustificare il reporting: devono interrogarsi sul senso dell’azione volontaria e decidere quale ruolo la rendicontazione di sostenibilità abbia nella gestione del business». L'articolo Anche senza obblighi, le aziende europee continuano a pubblicare il report di sostenibilità proviene da Valori.it.